Congresso DS: la mozione che non c’è
All’indomani
della prevedibile sconfitta elettorale condivisi la scelta di oltre duemila
iscritti e simpatizzanti (esattamente il numero di firme per presentare una
mozione…) di sottoscrivere l’appello partito dal Ciccio e dai suoi avventori
per proporre Pierluigi Bersani, segretario nazionale dei DS.
Una scelta semplice e chiara, profondamente ingenua che avrebbe portato per la prima volta un esponente della nostra Regione alla guida del Partito. Banale finché si vuole ma anche i numeri dovrebbero contare qualcosa. Ovviamente come tutte le scelte che non nascono da una lunga elaborazione politica, da trattative e limature estenuanti non è stata minimamente presa in considerazione, anche se dalle parole dell’interessato pareva esserci una disponibilità.
Il Partito del Democratici di Sinistra ha raggiunto l’apice del suo consenso elettorale in occasione della vittoria dell’Ulivo e dell’elezione di Romano Prodi.
Quella era la strada segnata che aveva portato spontaneamente migliaia di giovani, che oggi abbiamo perso, a invadere le Piazze in difesa di un Governo! A Bologna la più grande manifestazione dopo il primo Berlinguer. Ma in politica si dimentica in fretta e successivamente, anche a seguito di una catena di errori clamorosi, è stato un declino costante anche attraverso la formazione di nuovi Partiti (vedi i democratici) che hanno dimostrato di non essere la risposta giusta per il rilancio della vera intuizione vincente della sinistra.
Oggi al minimo storico del consenso andiamo a codificare in tre correnti che raccolgono almeno dieci sottocorrenti (la Quercia e l’Ulivo, Nuova Sinistra, Socialismo 2000, Sinistra Repubblicana, Laburisti, Comunisti unitari, Cristiano sociali, Movimento riformista, Libertà uguale) e sono sicuro di dimenticarne altre, il dibattito nel Partito.
Affronto questo congresso con grande sofferenza ed insofferenza perché mi trovo nella paradossale condizione di dover sposare una delle tre mozioni con relativo segretario, senza alternativa. E’ in corso un pressing asfissiante per l’adesione ad una o all’altra squadra e si giungerà nelle sezioni, non per decidere e mediare su testi, ma per contarsi; in ogni mozione ci sono proposte importanti, la composizione delle stesse porterebbe ad un buon progetto politico, ma dietro c’è la cruda realtà del numero di posti anche nei comitati di sezione. Il paradosso sarà che se il più attivo degli iscritti ad una sezione aderirà alla componente perdente non farà parte del gruppo dirigente, non parteciperà al congresso, ecc. ecc.; sono già passato dieci anni fa da questa esperienza e non mi sento in grado di ripeterla.
Misi una maglietta che poi mi tolsi di dosso con fatica, ripeterlo non mi interessa.
Il documento dei Segretari regionali che avrebbe potuto aprire un percorso diverso, fatto di confronto sui contenuti, possibilmente aperto a contributi esterni, non ha sortito alcun effetto anzi temo sia stato cestinato e il preambolo (termine infausto) è una foglia di fico che rischia di rendere ancor meno leggibili le posizioni in campo.
Era partita malissimo con una squadra di undici reggenti scelti con il bilancino per rappresentare tutte le correnti e questi mesi di attesa ci hanno visti spiazzati e quanto si svolge, vedi le feste, è merito di dirigenti locali e militanti che hanno lasciato da parte le scelte tattiche.
Non capisco e non mi adeguo perché non riesco
a convincermi come compagni ulivisti della prima ora riescano a trovare
convergenze, se non tattiche, con la sinistra del partito che da sempre ha
sofferto dell’esperienza dell’Ulivo;
ma la risposta la trovo nella forzata mediazione su un candidato autorevole e
importante come Giovanni Berlinguer.
Per me i DS dovrebbero essere un'unica
componente dell’Ulivo per giungere al confronto con la Casa delle Libertà
come omogeneo raggruppamento sotto un simbolo unico e nel tempo unica
aggregazione politica, visibile molto prima delle scadenze elettorali.
Non è una scelta di disimpegno; questo, finché ci sarà, continuerà ad essere il mio Partito e il posto conquistato sul campo alla Pesca gigante non me lo toglierà nessuno anche se non mi troverà il numero sulla maglia.
1 settembre 2001 Maurizio Cevenini