FINESTRA A SINISTRA

 
Luci a S.Siro - Elezioni comunali di Milano
Amato-odiato vigile urbano
Tangenziale, autostrada, variante di valico: un unico progetto strategico
Caro D'Alema, il signor Rossi amava l'Ulivo
Ex maternità: un altro attrattore di traffico e intanto giochiamo con Sirio sperando in Garagnani
I politicanti
Francesco Lorusso: per non dimenticare

ORA E SEMPRE RESISTENZA

La campagna elettorale: noi e loro

SONDAGGIO

RETTIFICA

Con serenità ed equilibrio verso un’aggregazione unica del centro sinistra

 

 

 

Con serenità ed equilibrio verso un’aggregazione unica del centro sinistra

Saranno cinque anni di duro lavoro e di ricostruzione di una credibilità venuta meno con la caduta del governo Prodi. Il voto ha dimostrato, come se occorresse quello per capirlo, che la frantumazione non paga e milioni di elettori non sono rappresentati in parlamento per le sciagurate scelte di chi ha avuto la presunzione di presentarsi da solo.

Non è questo il momento delle lacerazioni e degli strappi ma cinque anni servono tutti per tornare credibili.

Di fronte alla aggregazione del centro destra occorre contrapporre una nuova aggregazione del centro sinistra, superando i tatticismi e i piccoli interessi di bottega, che superi gli attuali partiti. L’alternativa è un bel isolamento dei duri e puri che affiderà l’Italia a Berlusconi per lungo tempo.

Sul Partito mi pare che le affermazioni di Zani siano eloquenti e fin troppo sobrie.

 

Bologna, 15 maggio 2001 Maurizio Cevenini

RETTIFICA

Oggi sul Domani di Bologna è comparso un articolo in cui si parla della prossima apertura della Festa dell'Unità delle Due Madonne, a cui interverrà l'8 giugno anche l'On. Bersani; erroneamente il giornalista che si firma b.r. , asserisce del tutto arbitrariamente che la festa è promossa dall'Unione di quartiere S.Stefano. Nessuno di questo quartiere, nè il segretario delle citata sez. Murri, nè tantomeno io, Maurizio Cevenini, responsabile dell'Unione, mi sono mai sognato o permesso di asserire ciò, ben sapendo che la festa è di entrambi i quartiere Savena e Santo Stefano e che i promotori siamo tutti noi, con le nostre opere ed ognuno con le sue competenze, che nessuno vuole o deve oscurare. Verrà inviata una richiesta formale di rettifica al giornale, che spero possa stroncare sul nascere qualsiasi malinteso fra i compagni di S.Stefano e i compagni di Savena, al fine di non pregiudicare la collaborazione tanto necessaria per portare a termine l'impegno gravoso della festa.

Bologna 20/05/2001

Maurizio Cevenini

Il sondaggio

 

Bologna ore 17 del 13 maggio 2001.

In modo totalmente non scientifico negli ultimi 15 giorni (l’ultima richiesta è di 10 minuti fa) ho chiesto a 112 persone come sarebbe finita la contesa elettorale. Una risposta secca legata all’esito nazionale, senza preamboli né subordinate, sulle sensazioni personali e non sulle convinzioni politiche. Polo, Ulivo, pareggio, era la richiesta: 1-2-X.

Il sondaggio artigianale ha visto la partecipazione di politici, anche candidati, imprenditori, cittadini, amici, parenti insomma un po’ di tutto. La cosa più convincente è stato lo sforzo di sincerità che si sono imposti tutti; ed è accaduto in molti casi che attivisti di schieramento, scommettessero per l’altro. Molti lettori dei sito sono stati coinvolti e leggeranno, a urne chiuse, l’esito.

Un gioco che mi è mi è stato molto utile. Vedremo il rapporto con i risultati reali.

Maurizio Cevenini

Vince Ulivo     41
Vince Polo     58
Pareggio        13

 

La campagna elettorale: noi e loro

 

In queste ore si stanno spegnendo gli ultimi fuochi di tensione per le candidature. Da domani con la massiccia raccolta di firme sulle liste inizia la campagna elettorale con un’unica grande certezza: o noi o loro. A cominciare dai Partiti per giungere ai singoli, abbiamo, come al solito, raggiunto compromessi che non soddisfano appieno. E’ stata una sofferenza subire le bizze, via stampa e televisione, di leader grandi e piccoli. Fortunatamente è finita. Adesso c’è un solo avversario, quello che ci governerà per i prossimi cinque anni se non avremo quello scatto d’orgoglio che si è visto in questi giorni a Bologna in difesa del valore della resistenza, delle associazioni di volontariato, dei quartieri come strumento di partecipazione. In ogni collegio, in ogni quartiere dovremo cercare il corpo a corpo con l’avversario, senza titubanze né sconti. In ballo c’è il duro lavoro di cinque anni di sacrifici per risollevare l’Italia che può essere raccolto da Berlusconi e soci. Non esiste una ricetta per vincere; ognuno faccia quello che si sente in famiglia, nel lavoro, nella società per spiegare che il Paese non ha bisogno di un padrone ma di un governo autorevole.

A Bologna in particolare siamo chiamati a dimostrare che stiamo costruendo una proposta di governo dopo i tanti errori del passato.

 

Bologna, 30 marzo 2001

 

Maurizio Cevenini

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA

Caro Sindaco,

Le scriviamo questa lettera in una forma che sappiamo che potrebbe particolarmente irritarla perché in tante occasioni ha fatto presente di non gradire missive dirette che vengono contemporaneamente divulgate alla stampa. In quest’occasione, per il particolare tema trattato, pensiamo ci potrà capire se non lo teniamo riservato tra Lei e noi.

Come Lei sa da mesi siamo impegnati, all’interno d’apposita commissione, ad aggiornare lo Statuto, strumento fondamentale che indirizza e regola le attività del nostro Comune. Abbiamo fatto, fino ad oggi e con il concorso di tutti, un buon lavoro licenziando all’unanimità, un numero rilevante di modifiche che miglioreranno l’attività politico-amministrativa.

Ora stiamo affrontando gli articoli più delicati dove, inevitabilmente, si confrontano opinioni diverse, ed è giusto che ciò avvenga in un consesso democratico. Da questo punto di vista noi stiamo svolgendo, nei reciproci ambiti istituzionali, il nostro compito agevolando l’iter istruttorio al fine di consegnare alla 1^ commissione ad al Consiglio un lavoro chiaro e puntuale per le scelte definitive.

Però come consiglieri comunali, eletti a Bologna, Città medaglia d’oro per la Resistenza, intendiamo segnalarLe un fatto che ci ha particolarmente turbato. Abbiamo aspettato qualche giorno prima di decidere di scriverLe affinché le diplomazie potessero accertare se ci fosse stato qualche difetto di comunicazione o interpretativo tra Lei e la Sua maggioranza di centro destra; ora il tempo è scaduto.

Lo Statuto vigente all’articolo 2 comma 3° recita: "Il Comune orienta la propria azione al fine di contribuire all’attuazione dei principi della Costituzione della Repubblica, nata dalla Resistenza"; non ci ha stupito l’intenzione di AN e Forza Italia di cancellare "nata dalla resistenza" ci ha fortemente stupito l’adesione convinta da parte del suo movimento "La tua Bologna".

Su questo punto in commissione è stata rottura completa, due posizioni inconciliabili che porteranno inevitabilmente ad un voto diverso in Consiglio Comunale. La maggioranza di centro-destra unita propone di cancellare la parola resistenza dallo Statuto e in democrazia i numeri contano.

Sappiamo che su questa parte della storia democratica della nostra Repubblica purtroppo c’è scarso interesse tra molti giovani ed è aperto nel Paese un ampio dibattito ma sinceramente pensiamo, senza volerLa tirare per la giacca, che Lei abbia fatto da tempo una scelta di campo.

Ce lo hanno fatto ritenere, fin dal luglio del suo insediamento, le sue frequenti ed apprezzate partecipazioni alle commemorazioni partigiane tra le quali, per ultimo, il suo apprezzato ed applaudito intervento al Congresso Provinciale dell’ANPI sul ruolo della Resistenza e del legame di Bologna con essa. Avremmo in qualche modo compreso, senza approvarlo, il diniego da parte della sua maggioranza ad una richiesta di inserimento della parola Resistenza nello Statuto, ma la parola c’è e la si vuole cancellare.

Vede, caro Sindaco più volte ha affermato di non volersi occupare di temi affrontati dal Consiglio Comunale e in più occasioni si è imposto anche alla sua maggioranza frenandone l’irruenza e le forzature ideologiche o sottraendosi al dibattito giudicando l’argomento irrilevante. Questa volta non potrà farlo. Lei sarà chiamato, con il voto, a ratificare la scelta che la Sua maggioranza, compresa La Tua Bologna, ha sostenuto in commissione.

Noi riteniamo utile per la storia e la memoria di questa città un Suo intervento.

Qualora non avvenisse, ne prenderemmo atto, subendo come democrazia impone la regola dei numeri, ma in questo caso per la nostra città le scelte di campo saranno chiare.

Cordiali saluti.

Bologna, 10 marzo 2001

Il Presidente della Commissione             Il vice Presidente

Affari Generali e Istituzionali                     del Consiglio Comunale

Diego Benecchi                                         Maurizio Cevenini

 

 

Richiesta al Rettore d’intitolare un’aula a Francesco Lorusso per non dimenticare

Trasmetto il testo della lettera che ho inviato oggi al Rettore di Bologna per l’intitolazione di un’aula a Francesco Lorusso.

 

"Magnifico Rettore,

ricorre domenica 11 l’anniversario della morte di Francesco Lorusso.

Lo scorso anno, in particolare dagli amici più stretti, Benecchi ed altri e dalle organizzazioni sindacali, veniva avanzata la richiesta di intitolare a Francesco Lorusso un’aula dell’Università di Bologna.

In quei giorni si era in piena campagna elettorale per l’elezione del Rettore e non giunse nessuna risposta dal mondo accademico.

Oggi mi rivolgo a Lei nel pieno delle sue funzioni, affinché si faccia promotore di una verifica di fattibilità all’interno del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione; sarebbe una iniziativa molto positiva e di grande valore simbolico se il prossimo anno, in occasione del 25°anniversario, si potesse inaugurare il luogo scelto, organizzando un convegno per poter svolgere una approfondita e pacata riflessione su quegli anni.

Nessun altra ubicazione avrebbe un’efficacia equivalente proprio adesso che la maggioranza di ragazze e ragazzi che frequenta l’università non era ancora nata in quell’anno terribile.

Nel lontano marzo 77 a Bologna si ruppe un dialogo, un rapporto con una generazione. Francesco fu una vittima innocente di una ventata d’odio e di violenza.

Il Paese e in particolare la sinistra, tutta la sinistra, non ha riflettuto abbastanza su quei mesi terribili e sulle immagini devastanti dei blindati che occuparono per giorni un intero quartiere di Bologna.

Lo considero un atto doveroso, in particolare nei confronti dei famigliari, non certo per cancellare la memoria ma per dare un segnale importante del valore storico e politico di quei fatti che non possono essere dimenticati.

Cordiali saluti.

Bologna, 9 marzo 2000

 

Maurizio Cevenini

 

I politicanti

Nei giorni scorsi il Sindaco Guazzaloca ha bollato con il termine sprezzante "politicante in cerca di visibilità" tutti coloro che avevano sollevato perplessità sulla riunione dei dirigenti di Federcarni nella sala di giunta del Comune di Bologna.

Prima di alcune considerazioni vorrei riportare i primi due significati che il vocabolario riporta per politica e politicante:

POLITICA - scienza ed arte di governare lo Stato; modo di agire di chi partecipa al governo della cosa pubblica.

POLITICANTE - chi si dedica alla attività politica senza disporre della necessaria preparazione; chi si occupa di politica esclusivamente per soddisfare le proprie mire ed ambizioni, o per trarne vantaggi personali.

Alla melodiosa definizione "scienza ed arte del governare" si contrappone lo spregio della "impreparazione e dell'interesse personale".

Da queste definizioni si comprende come non sia casuale l'osservazione del Sindaco ma frutto di un preciso progetto politico.

E' impensabile che ad una opposizione che complessivamente si è rivolta al Sindaco della città, anche nei momenti di polemica aspra, con grande rispetto, in condizioni normali, si risponda con dichiarazioni taglienti ed offensive. Quindi non siamo in condizioni normali.

Il Sindaco, dalla condizione di forza della sua elezione straordinaria del '99, ha deciso invece che i rappresentati dell'opposizione, legittimamente eletti a Palazzo D'Accursio, non sono degni interlocutori politici. Sono mediocri politicanti alla continua ricerca di visibilità. Riesce ad affermare, in una delle tante interviste rilasciate, che nel suo caso non sono visibilità ma informazione, che di mille provvedimenti milleuno sono sbagliati. Il fatto che il settanta per cento degli atti siano approvati anche dall'opposizione è un dettaglio irrilevante. Naturalmente non è contraddittorio il fatto che il Sindaco in una lucida analisi sulla situazione politica nazionale, abbia dichiarato che è giusto per il Paese che le elezioni le vinca Berlusconi che è noto a tutti come, mettendo al primo posto i programmi, disdegni qualsiasi forma di visibilità.

Il messaggio che deve passare in città è chiaro: io lavoro, loro chiacchierano. La politica a Bologna, nonostante la dura lezione del 99, è ancora in mano ai politicanti di destra e di sinistra.

Naturalmente ha poca importanza che anche chi lo sostiene come maggioranza venga trattato allo stesso modo, anzi è funzionale al progetto.

Può reggere l'operazione? Sì se, ritagliandosi gli spazi di visibilità disponibili, le opposizioni non riusciranno a rendere collettiva in città la domanda di fondo: che cosa avete realizzato per la città in due anni di mandato?

Per fare questo occorre grande chiarezza, costruendo, subito dopo le elezioni politiche, il percorso per giungere alla nostra proposta di alternativa a questo Sindaco.

Personalmente, visto che ho capito il piano, farò in modo di non chiamare mai più in causa direttamente il Sindaco, ma le sue azioni concrete.

 

Bologna, 19 febbraio 2001                              Maurizio Cevenini

 

 

LUCI A SAN SIRO

Oggi si concludono in pompa magna gli "stati generali" del Comune di Milano, riunione plenaria di chiusura del mandato di Albertini e di lancio della sua ricandidatura. Ricordo che anche Vitali nel 1998 lo fece in ben altro clima e gli effetti devastanti si videro l'anno dopo.

Parlo di Milano perchè mi pare un esempio di scuola per dimostrare come si possa costruire una egemonia da una scelta di ripiego quando altri stanno a guardare impotenti.

Quattro anni fa, dopo una continuità di Sindaci socialisti, dopo il terremoto di mani pulite, la città si rivolse alla tanto evocata società civile per la carica di primo cittadino; a pochi giorni dall'avvio della campagna elettorale la generosità di Confindustria riuscì a mettere a disposizione due candidati, a mio parere molto simili come è giusto che siano due imprenditori, uno al centro-destra uno al centro-sinistra: Albertini e Fumagalli.

Vinse senza entusiasmi il primo, il secondo sparì dalla scena politica.

Albertini, senza essere un politico navigato, comprese che in quella fase era importante, mettere in evidenza sempre e comunque la sua persona, possibilmente segnalando l'autonomia dai partiti, anche quelli amici, in fase di decadenza; lo fece con un mix di provvedimenti amministrativi (scontro violento con i ghisa) e sortite leggere (le famose mutande da sfilata), mantenendo buoni rapporti con il governo dell'Ulivo.

Dall'altra parte in questi quattro anni non si è pensato minimamente di costruire una proposta credibile di candidatura, al punto che mentre Albertini celebra, con la sola caduta di stile della chiusura con Berlusconi, il suo trionfo, si è passati con leggerezza attraverso una serie di invenzioni: Moratti, che, fatto non irrilevante a Milano rappresenta una parte calcistica per di più con un'immagine di perdente-dilapidatore di denaro, al mistero buffo di Dario Fo, al rilancio di Tognoli, sindaco della Milano da bere, ad un sindacalista che sarebbe gradito a Bertinotti.

Un lettore-navigante potrebbe dirmi: da che pulpito!

Ma è proprio per la scottatura di Bologna e per l'esigenza di non ripetere l'errore tragico nella nostra città che osservo il disastro di Milano.

Guazzaloca ha studiato, eccome se lo ha fatto, l'esperienza milanese e l'ha messa a frutto; noi non lo abbiamo fatto nè a Bologna nè a Milano.

Sì ci sono gli schieramenti, la squadra, i programmi, la storia ma l'elezione diretta dei Sindaci ha la drammaticità del duello finale tra due persone e questo incide in modo straordinario.

Forse è per questo, non so dire se giustamente, che i grandi vecchi della politica come Andreotti, stanno lavorando per il ritorno al proporzionale puro: dammi una percentuale di voti dopo ti indico il mio candidato.

Ma al momento non è così e la scelta dell'uomo o della donna pesa.

E allora che fare a Milano? Rotto per rotto chiediamo a Roberto Vecchioni: qualche piazza o teatro la riempirà con le canzoni e male che vada ha già l'inno alla sconfitta: "luci San Siro non si accenderanno più...."

Bologna, 20 gennaio 2001 Maurizio Cevenini

 

 

Amato-odiato vigile urbano

Questa mattina si è svolta una originale forma di lotta degli agenti di polizia municipale (ma per i bolognesi resteranno sempre "i vigili"): un’assemblea nel cortile del pozzo di Palazzo d’Accursio, con il vecchio metodo dei brevi interventi al megafono. Assieme ad altri colleghi, ho assistito e ascoltato le rivendicazioni sindacali che non ripeto perché sono riportate su tutti i giornali.

Mi piace richiamare l’attenzione su questi dipendenti pubblici, e mi riferisco, in particolare, a quelli che stanno sulla strada e svolgono un servizio di straordinaria utilità, purtroppo scarsamente compreso da tutti noi.

E’ venuto a mancare, con la continua riduzione dell’organico, quel contatto umano dei nuclei territoriali che, conoscendo i cittadini del quartiere e i negozianti, svolgevano un’incisiva azione di rapporto sociale. Oggi, purtroppo, il vigile è colui che fa le contravvenzioni.

Entrambe le coalizioni politiche avevano al centro del programma elettorale, l’istituzione del vigile di quartiere, quello vero, quello di una volta. Noi abbiamo perso gli altri non lo hanno attivato. E’ una battaglia che va combattuta assieme a quella su Sirio. Serve anche alle donne e agli uomini che oggi, protestando al freddo, chiedevano aiuto anche per il riconoscimento del loro duro lavoro. Se la Giunta continuerà ad essere sorda a questa rivendicazione dovrà essere l’opposizione a farne un cavallo di battaglia, non per difendere privilegi che vanno smantellati ma per la dignità di lavoratori preziosi per Bologna.

Bologna, 17 gennaio 2000

Maurizio Cevenini

 

Tangenziale, autostrada, variante di valico: un unico progetto strategico

Da sempre Bologna rappresenta per la viabilità uno snodo strategico.

Questa mattina, occupando tre pagine, il Resto del Carlino lancia "l’allarme tangenziale"; lo fa in modo efficace con interviste ed interventi qualificati ma lascia aperto il problema vero: si può affrontare il nodo tangenziale senza pensare all’autostrada e alla variante di valico; ai progetti di alta velocità, sistema ferroviario metropolitano, tram, metrò, complanare di pianura, ecc.?

Assolutamente no. I sordi (regione, provincia, comune) devono cominciare ad ascoltarsi veramente perché serve una vera e propria unità di crisi che affronti nell’insieme il complesso delle opere.

Come avvenne negli anni sessanta deve prevalere l’interesse collettivo e non di bottega. Ognuno deve lasciare sul campo qualcosa; il Comune è già stato costretto a farlo con la rinuncia al tunnel della collina ma guai a gridare alla vittoria. La paralisi del nodo bolognese è un danno troppo grosso per l’intera comunità regionale ed è giunto il momento, quindi, per il grande patto.

Ricordo a tutti noi che se prevale la melina elettorale, cioè l’attesa del nuovo governo, i nuovi equilibri ecc. si perde l’anno in corso.

Ovviamente spero che sia chiaro a tutti che parliamo di opere, già previste da anni e che necessitano di tempi lunghi di realizzazione: 5-10 anni. Dalla città, oserei dire dalla Regione urge una preghiera: fare presto.

Bologna 11/01/2001

Maurizio Cevenini

inizio

 

 

Ex maternità: un altro attrattore di traffico e intanto giochiamo con Sirio sperando in Garagnani

Accolgo con piacere la notizia che il Ministero della Giustizia metterà a disposizione i fondi per la ristrutturazione della ex maternità di Via D’Azeglio, evitando che un immobile di pregio venga abbandonato ad inevitabile degrado. Ciò comporta, dopo lunghi anni di discussione, la scelta definitiva del polo giudiziario nel centro storico. La cosa più logica da pensare, senza bisogno di alcuna rilevazione statistica, è che la pressione veicolare verso il centro, inteso come fascia vasta dai viali, avrà un’ulteriore impennata. Se aggiungiamo che il processo di dismissione dei grandi contenitori militari, Staveco in primis, porterà ad ulteriori massicce presenze, stando alle cose concrete, è facile prevedere il collasso del traffico.

Quando sento ribadire dalla Giunta, a cui si aggiunge il Presidente della commissione mobilità, che non c’è alcuna intenzione di frenare la circolazione abusiva in centro comincio a pensare che abbia prevalso definitivamente la linea di Forza Italia e del suo profeta Garagnani.

Garagnani deve essere portato ad esempio per la trasparenza e coerenza politica.

Personalmente ammiro la sua ingenua convinzione che il pericolo comunista sia sempre in agguato e che non esistono prove concrete che abbiano smesso di mangiare i bambini; è sincero quando sostiene a tutto tondo che la libertà non deve avere limiti e non si preoccupa di esporsi personalmente.

Ancora oggi ha impegnato una intera commissione per sostenere che la famosa sera del convegno di Forza Italia sul traffico, fu un blitz organizzato dalle forze bieche di sinistra a far multare i partecipanti.

Ed è giusto quindi che sostenga che i cittadini debbano liberamente circolare in ogni zona della città.

Sono più ambigui i suoi colleghi ed amici, compresa la Giunta, quando sostengono che Sirio sarà attivata quando vi saranno parcheggi sufficienti.

Ovviamente i parcheggi, anche se verranno fatti tra molti anni, non saranno mai sufficienti perché ognuno di noi, se non trova barriere, cerca di avvicinarsi sempre più al luogo di riferimento.

In conclusione io spero tanto in Garagnani, che prevalga la sua linea chiara e trasparente. Solo così i cittadini potranno scegliere con chi stare.

Bologna, 10 gennaio 2001

 

Maurizio Cevenini

inizio

Caro D'Alema, il signor Rossi amava l'Ulivo

 

Ho letto con grande attenzione il corposo intervento di Massimo D'Alema che fa una analisi attenta e puntuale su questi anni e sul futuro della sinistra riformista.

Da modesto dirigente locale DS che ebbe nel '96 la ventura di essere responsabile del collegio elettorale di Romano Prodi mi permetto di fare una sola annotazione al ragionamento sviluppato nell'articolo.

Se è vero che fino alle elezioni del 96 il centro sinistra era minoranza nel Paese e che governava per fortunate coincidenze, mi pare sia altrettanto vero che nel maggio '98, al raggiungimento dell'obiettivo europeo tutti i sondaggi, ma lo si toccava con mano in ogni momento, dessero decisamente in vantaggio l'Ulivo. In un panorama che, dopo l'assaggio dell'ottobre precedente, vedeva sicuramente Bertinotti pronto all'assalto ma dall'altra parte Berlusconi e Bossi scannarsi a suon di denunce e sul piano politico al livello minimo di credibilità.

La domanda è banale: chiedere agli italiani se sarebbe stato sbagliato con le elezioni, dopo l'obiettivo europeo, di dare al governo dell'Ulivo i numeri per governare senza i ricatti di Bertinotti?

Io sono convinto che il signor Rossi, perfino il giovane signor Rossi che si avvicinava alla politica per merito dell'Ulivo, ci avrebbe dato fiducia e oggi Prodi guiderebbe un saldo governo di centro-sinistra del quale farebbe parte un forte partito dei democratici di sinistra con D'Alema segretario e possibile premier di un futuro, altrettanto stabile, governo.

Non sarebbe nato un altro partito, i democratici, che ha portato a una frattura forse insanabile nel centro cattolico.

Ragionamento semplicistico? Può essere, ma lo metto allo stesso livello di chi ha potuto pensare nella lealtà di Cossiga e amici.

Altra piccola nota sempre riferita al signor Rossi: è vero che è stato governato per tutta la legislatura dal centro sinistra ma da ben quattro governi oggettivamente molto diversi nonostante l'ottimo lavoro dei Presidenti del Consiglio. E questo credo faccia una grande differenza.

Oggi c'è una grande voglia di ritorno al proporzionale, alla conta tra i partiti ma questa voglia favorisce solo Berlusconi, noi avevamo il famoso "valore aggiunto" dell'Ulivo su cui molti ironizzavano ma che aveva fatto presa su Rossi, Bianchi Verdi uniti.

In poco più di un anno si è ribaltato tutto da un lato il Polo compatto (non è così ma gli italiani lo credono) e l'Ulivo ridotto al club dei 17.

Per ora non faccio parte di club, di correnti, di movimenti ho semplicemente la tessera Ds che speravo ci portasse nei tempi giusti ad un'unica aggregazione bipolare di centro sinistra.

Ora D'Alema scrive: "la coalizione deve avere un'anima e indicare al Paese la via di un destino comune", auguri a tutti noi.

 

Bologna, 3 giugno 2000

Maurizio Cevenini

inizio

 

 

 

 

home