"Occorre togliere alla discussione sulla Costituzione il carattere di una
disputa tecnica per addetti ai lavori e collegarla invece alla vita quotidiana
della gente e ai suoi fondamentali diritti democratici": così il senatore
Walter Vitali esprime la necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica su
una riforma che rischia di minare alla base lo stato di diritto e
l'uguaglianza sostanziale dei cittadini
"Salviamo la Costituzione": quali gli aspetti più preoccupanti della
riforma avanzata dal centrodestra?
La modifica costituzionale votata dal centrodestra stravolge l'attuale
Costituzione in alcuni punti fondamentali. Il primo punto riguarda il
rapporto tra il Premier ed il Parlamento, poiché in base a quel testo il
Primo Ministro ha di fatto il potere di sciogliere le Camere ed il
Parlamento è così subordinato alla sua volontà. Il secondo punto sono le
garanzie democratiche che anziché essere estese come sarebbe necessario
(conflitto di interessi, innalzamento dei quorum per eleggere i Presidenti
delle Camere e per modificare la Costituzione) vengono ridotte. La Corte
Costituzionale ad esempio, organo supremo di garanzia, vede passare dagli
attuali 5 a 7 su 15 i membri nominati dal Parlamento (e cioè da una
maggioranza) con il rischio di una sua politicizzazione che sarebbe del
tutto impropria. Il terzo punto è la devolution che scardina i principi del
federalismo solidale, contenuti nel nuovo Titolo V introdotto nella scorsa
legislatura, introducendo un sistema fondato sul conflitto permanente tra
Stato e Regioni e la disarticolazione dei diritti dei cittadini nelle
diverse parti del Paese.
Commentando la riforma, Romano Prodi ha usato l'espressione "dittatura
della maggioranza": c'è effettivamente il rischio che il Parlamento diventi
ostaggio del Primo Ministro?
L'espressione "dittatura della maggioranza" fu usata la prima volta dai
Costituenti americani ed è del tutto appropriata se riferita al testo voluto
dal centrodestra. Il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento
delle Camere "...su richiesta del Primo Ministro", a meno che la maggioranza
dei deputati espressa alle elezioni non indichi il nome di un nuovo Primo
Ministro. E' chiaro che se il Primo Ministro in carica vuole sciogliere il
Parlamento potrà sempre contare su un pugno di deputati a lui fedeli che
impediranno di indicarne uno nuovo.
La forma di "devolution" contenuta nel testo già approvato alla Camera e
al Senato determinerà, a suo avviso, un ulteriore aumento del divario
economico e sociale tra le diverse realtà regionali?
Sicuramente. Su scuola, sanità e polizia amministrativa regionale e locale
si introduce intanto una grande confusione nell'attribuzione delle
competenze tra Stato e Regioni che porterà a una conflittualità continua. Ma
ciò che deve maggiormente allarmare è che la potestà legislativa esclusiva
delle Regioni in queste materie viene attribuita senza rispettare quanto
previsto dall'attuale art. 119 della Costituzione in materia di federalismo
finanziario e fiscale, con il risultato che le regioni più ricche avranno i
servizi migliori e quelle più povere, soprattutto nel Mezzogiorno, i servizi
peggiori.
E, in particolare, rischiano di venir meno in certe realtà i fondamentali
diritti (all'assistenza sanitaria, all'istruzione, al lavoro) garantiti
dall'attuale Carta costituzionale?
La prima parte della Costituzione garantisce parità di diritti a tutti i
cittadini. Con lo stravolgimento della seconda parte nel senso voluto dalla
devolution ciò non sarà più vero per sanità, scuola, polizia amministrativa
regionale e locale. Anche per quanto riguarda il lavoro questa maggioranza
ha prodotto gravi danni, ad esempio attraverso una precarizzazione
esasperata dei rapporti di lavoro che colpisce soprattutto i giovani.
Non le sembra che - nonostante il grande impegno a difesa della
Costituzione (vedi ad esempio i Comitati Dossetti) e la gravità dell'attacco
nei suoi confronti - ci sia un sostanziale disinteresse sulla questione? E
come avvicinare i giovani a una battaglia che risulta fondamentale per il
loro futuro?
Ci sono stati momenti importanti di mobilitazione intorno a questi temi e
più in generale intorno ai temi dei diritti (informazione, autonomia della
Magistratura, conflitto di interessi) che hanno caratterizzato tutta la
legislatura. Certo occorre togliere alla discussione sulla Costituzione il
carattere di una disputa tecnica per addetti ai lavori e collegarla invece
alla vita quotidiana della gente e ai suoi fondamentali diritti democratici.
Solo così si potrà ottenere l'interesse anche da parte dei giovani che è
essenziale per vincere questa battaglia. Ma al momento l'argomento è posto
in secondo piano perché forse si pensa che la maggioranza non andrà avanti.
E' un errore, l'attenzione sulla Costituzione deve sempre essere altissima.
Il prossimo appuntamento parlamentare dovrebbe essere quello definitivo
per l'approvazione della legge: quando è previsto, e quali le possibilità di
scongiurare la modifica definitiva?
L'accordo Berlusconi-Lega prevede che si proceda alla seconda lettura alla
Camera e al Senato prima della fine della legislatura in modo da fare il
referendum, che l'opposizione ha già annunciato di voler richiedere, non
prima dell'autunno 2006. Il motivo di questo rallentamento del procedimento
è facilmente intuibile: hanno paura di perdere un referendum prima delle
elezioni politiche di primavera 2006. Ma sarà difficile mantenere anche
questo accordo, viste le forti resistenze pubblicamente espresse dall'UDC e
le posizioni contrarie in AN come quella di Domenico Fisichella. In ogni
caso, se la maggioranza dovesse trovare un accordo non resta che
concentrarsi sulla preparazione del referendum che, essendo di natura
costituzionale, è senza quorum.
La seconda parte del titolo del dibattito alla Festa di Bologna recita:
"aggiornarla, non demolirla". In che senso è "aggiornabile" un testo che -
letto in chiave di garanzie di tenuta democratica e salvaguardia dei diritti
civili - risulta estremamente moderno?
I principi fondamentali della Carta Costituzionale del 1948 mantengono
ancora tutta la loro validità e non devono essere toccati. Altro discorso
riguarda alcune limitate modifiche alla parte relativa all'organizzazione
dei poteri della Repubblica. Ad esempio, un correttivo all'attuale
bicameralismo perfetto, che tenga conto anche del nuovo Titolo V e dei
maggiori poteri attribuiti alle Regioni, è senz'altro auspicabile.