Signor presidente, autorità, partigiani,
è con profonda emozione che dopo quasi trent’anni prendo la parola qui, nel luogo sacro di Sabbiuno. Era il lontano 1976, appena tre anni dopo l’inaugurazione ufficiale, quando venni invitato a parlare assieme ad altri giovani, un po’ come è successo a loro, devo soprattutto a quel momento la crescita del mio impegno politico, l’ambizione per qualcosa di grande e positivo a favore degli altri. E il mio primo incarico da consigliere di quartiere Colli fu proprio quello di far parte del comitato. Erano anni di grande fermento democratico, si trovarono le risorse per ristrutturare la casa e di questo dobbiamo ringraziare uomini generosi che dedicarono gran parte della propria esistenza per far crescere d’importanza questo monumento simbolo di libertà. Da allora, come tanti di voi, ogni anno sono qui a ricordare un 14 dicembre di tantissimi anni fa quando iniziò per tanti prigionieri partigiani, e non solo, l’ultimo viaggio dal carcere di San Giovanni in Monte verso la morte nel fondo di un calanco. Ancora oggi nessuno può dire quanti furono, gli accertati 58 di diversi comuni, e bene ha fatto il segretario del comitato a chiedere di continuare la ricerca storica, attraverso l’apertura di tanti fascicoli degli armadi della vergogna. Per capire, per dare risposte e nomi ai parenti delle vittime, senza cercare fantasmi o vendette ma semplicemente verità storica.
Altri hanno già parlato, Sofri e Prodi dopo di me; il mio compito è limitato alla conferma dell’impegno dell’Amministra-zione provinciale a proseguire nell’appoggio concreto al Comitato per le celebrazioni della Resistenza, al fianco del prezioso lavoro svolto dall’Anpi e ai suoi generosi rappresentati va il mio affettuoso saluto.
Questi sono appuntamenti importanti, nel Paese si è aperta e sviluppata negli anni una profonda e a volte lacerante discussione sull’opportunità di proseguire con queste manifestazioni, Porta Lame, Bolognina, Sabbiuno e mille altri in tante parti d’Italia. Qualcuno sostiene che potrebbe bastare il 25 aprile a simboleggiare un epoca e i tanti fatti eroici ad esso collegati. Io credo invece che la nostra democrazia riceva vita e impulsi anche da queste singole occasioni sia per le persone che vi partecipano, per chi si ricorda anche solo attraverso i resoconti, gli approfondimenti di giornali e televisioni. Ogni volta che si allenta la tensione sul ricordo e l’approfondimento della storia escono stravaganti interpretazioni che tendono a ridurre quegli anni ad un episodio di guerra civile e le scelte dure dei dirigenti partigiani errori, come le ultime polemiche sulla fine di Benito Mussolini che, se decontestualizzate dal momento storico, rischiano di falsare la storia . I morti sono tutti uguali e il rispetto è un fatto concreto di civiltà, gli anni però non possono sfumare le responsabilità e le scelte sbagliate di chi decise dopo il settembre ’43 di schierarsi al fianco di un regime oppressivo che aveva messo in ginocchio l’Italia.
E’ impegno preciso della mia generazione e di tutte quelle che seguono, che hanno avuto la straordinaria fortuna di vivere sessant’anni di pace, rendere omaggio a chi ha lottato per liberare il nostro paese dalla dittatura e dal terrore. E’ una responsabilità grande e significativa.
La scorsa settimana ho incontrato Liliana Segre, straordinaria testimone dei crimini della shoa; da quindici anni ininterrottamente gira l’Italia per parlare agli studenti per raccontare nei dettagli cosa fossero quegli anni per gli ebrei, ma anche per zingari, omosessuali, altri gruppi che per razza, tradizioni venivano considerati inferiori da annientare. A sessant’anni di distanza, ho visto con i miei occhi, il suo sgomento per il passaggio di un cameriere dietro le spalle… Ho ascoltato l’angoscia sua e dei pochi superstiti per la preoccupazione che possa essere disperso lo straordinario patrimonio della testimonianza diretta, ho visto documenti che cercavano di sminuire le responsabilità di uomini e di governi, negli anni successivi alla guerra. E’ di attualità il raggelante intervento del Presidente iraniano Ahmadinesjad teso a ridimensionare gli effetti dell’olocausto, altrettanto allarmanti sono i tamburi di guerra che fanno temere una seconda offensiva in medio oriente dopo la vicenda irachena. Oggi Liliana dedica il suo tempo soprattutto agli insegnanti, e la Provincia di Bologna sta investendo risorse per questi corsi anche attraverso la scuola di Pace di Monte Sole che vede Vittorio Prodi tra i protagonisti più attivi; è nelle loro mani, nelle nostre mani il testimone del ricordo. Sono racconti di disperazione e d’amore per la vita, indispensabili per far crescere i giovani con la voglia di democrazia e libertà.
I calanchi stanno inesorabilmente mangiando il terreno attorno al monumento, per impedire che venga inghiottito dovrà essere spostato e le istituzioni dovranno fare la loro parte, allo stesso modo il germe dell’indifferenza non deve erodere il vecchio continente che memore delle distruzioni passate deve lavorare per la pace ai nostri confini vicini e lontani.
2 agosto 2005
2 agosto 2005 A fianco una delle immagini raccapriccianti di quel lontano giorno di 25 anni fa. Il taxi giallo che fece il giro del mondo ad immagine della distruzione è stato restaurato, al suo fianco il proprietario che a differenza di due colleghi, Francesco e Fausto, era fuori dall'abitacolo. Li abbiamo ricordati in una manifestazione sobria nella sede della Cotabo a fianco dei podisti che da anni ci raggiungono per non dimenticare.
2 AGOSTO: LA MANIFESTAZIONE RESTI AL CENTRO DELLE COMMEMORAZIONI
Concordo
pienamente con quanti hanno condannato le contestazione partite da una parte
della piazza verso il vice presidente Tremonti e ritengo opportune le
considerazioni del Sindaco su una rivisitazione delle modalità di svolgimento
della manifestazione stessa. I contestatori ottengono solo l’effetto di oscurare
il contenuto degli interventi, vero obiettivo della commemorazione.Non
posso accettare però che alcuni esponenti politici, ancora una volta, colgano
l’occasione per proporre l’abolizione delle manifestazioni di piazza che
rappresentano un momento di partecipazione popolare, particolarmente sentito dai
familiari delle vittime.Ricordo a tutti che basta fare una breve visita nella
sede dell’Associazione dei familiari delle vittime, per vedere la documentazione
relativa alle migliaia di manifestazioni ed iniziative svolte, in particolare
nelle scuole, durante l’intero arco di questi venticinque anni. L’attenzione
verso i giovani in particolare è stata alta anche se un recente sondaggio
presentato proprio dall’Associazione conferma che nelle medie superiori è scarsa
la conoscenza dei fatti che hanno insanguinato il Paese dal dopoguerra; dobbiamo
però riflettere sul fatto che il 60% degli intervistati indica nella
manifestazione lo strumento più importante per il ricordo e la conoscenza.
Si riveda quindi la modalità, in accordo con i
familiari, ma l’atto conclusivo del ricordo deve avvenire attraverso una
manifestazione solenne davanti al luogo della strage. Mi permetto infine di
ricordare ai tanti critici che le polemiche alla vigilia della manifestazione,
prima tra tutte la revisione del processo e la pista araba, non sono certo
partite da Bolognesi.
Bologna, 3 agosto 2005 Maurizio Cevenini
(ER) PROVINCIA
BOLOGNA. SOLIDARIETA' UNANIME A LONDRA DOLENTE= Conferito a Marta
Murotti il Premio Provincia 2004 Il Consiglio provinciale, alla presenza di un
folto pubblico di cittadini, amministratori, ex assessori e consiglieri
provinciali, ha conferito oggi pomeriggio il "Premio Provincia di Bologna 2004"
a Marta Murotti, sindaco di Zola Predosa dal 1965 al 1975, una tra le prime
donne ad avere ricoperto questo ruolo nel territorio bolognese. Ha consegnato il
premio la presidente della Provincia Beatrice Draghetti dopo la prolusione
tenuta dalla senatrice Giglia Tedesco e l’intervento della stessa Murotti. Marta
Murotti, che è anche esponente del Filef (Federazione italiana lavoratori
immigrati e famiglie), lavora da anni «instancabilmente - come recita la
delibera del Consiglio provinciale che ha deciso di assegnarle il Premio - a
favore della pari dignità delle donne, della parità di salari e retribuzioni,
per l'accesso a tutte le carriere, la tutela della maternità, lo sviluppo di
servizi per l'infanzia».Secondo la motivazione ufficiale,
«nell’anno in cui ricorre il 60° Anniversario del Decreto
luogotenenziale che sancì il voto alle donne nel nostro Paese, la Provincia di
Bologna intende premiare l’impegno pubblico delle donne alla costruzione attiva
della vita politica, sociale ed economica del nostro territorio.»Il
suo lavoro rappresenta «efficacemente il contributo dato da tutte le
donne elette ai vari gradi nella provincia bolognese dal 1946 ad oggi» e il
riconoscimento ufficiale alla sua vita costituisce l’opportuna sottolineatura
dell’importanza dell’apporto femminile «alla vita
politica italiana nella direzione di una espressione più completa della pratica
democratica.»
SEDUTA SOLENNE DEL CONSIGLIO ALLA PRESENZA DEL CONSOLE MACFARLANE
(DIRE) - BOLOGNA- Silenzio, solidarieta' e un ordine del giorno approvato all'unanimita'.
La Provincia di Bologna dedica un consiglio provinciale alle vittime degli
attentati di Londra. C'era anche la console britannica a Firenze, Moira
Macfarlane, alla seduta straordinaria che l'assemblea di Palazzo Malvezzi ha
voluto organizzare per commemorare i morti degli attentati terroristici di
Londra del 7 luglio scorso. Il presidente del Consiglio provinciale, Maurizio
Cevenini, oltre ad aver chiesto un minuto di silenzio all'assemblea, ha redatto
un ordine del giorno nel quale si esprime il "profondo dolore e cordoglio della
comunita' provinciale alle vittime e ai loro familiari, appartenenti a varie
nazionalita' e confessioni religiose, al Governo a al popolo del Regno Unito
colpito dal vile attentato, che ha stroncato tante vite innocenti". Nel
documento si ribadisce la condanna della barbarie terroristica "che non puo'
trovare giustificazione perche' colpisce ciecamente persone inermi nello
svolgimento delle quotidiane attivita'" e si auspica che tutti i popoli,
attraverso i governi e le diverse forme di rappresentanza, sappiano unire i
propri sforzi in una profonda e articolata azione politica. Questa deve essere
tesa a individuare gli esecutori, i mandanti e i complici degli attentati e a
sconfiggere il terrorismo, "nemico della democrazia, della pace e della
convivenza civile", ma pure le sue cause. L'odg inoltre, parla di promozione
della cultura di pace, della convivenza tra i popoli, della solidarieta' e
dell'amicizia nel rispetto dei principi della Costituzione italiana e in
particolare di quelli richiamati dagli articoli nei quali si citano i diritti
dell'uomo (articolo 2) e il ripudio della guerra (articolo 11). Alla console
britannica, il Consiglio chiede di farsi interprete presso il suo governo del
sentimento di vicinanza e di amicizia della Provincia di Bologna.
"Ci sentiamo oggi tutti britannici, come l'11 settembre 2001 ci siamo sentiti
tutti americani e l'11 marzo 2004 tutti spagnoli". La presidente della
Provincia, Beatrice Draghetti, nel suo intervento in Consiglio provinciale ha
sottolineato che "non si tratta solo di un formale e gratuito senso di vicinanza
dei discorsi del giorno dopo" ma della "consapevolezza di sapersi dentro a un
comune destino, esposti alla stesse minacce cosi' come prossimi alle medesime
opportunita'". Il sentimento che accomuna tutti ora e' di "rabbia, dolore, paura
e speranza" verso un terrorismo che ha "infranto ancora una volta le regole del
nostro vivere civile, ha colpito comunita' che vivono in pace e lo ha fatto
nella quotidianita', nell'esercizio normale, sereno di gesti che costruiscono
l'insieme di relazioni, di liberta' che sono alla base di quel patto sociale che
chiamiamo democrazia". Nel mondo, oggi, c'e' "un grado di conflittualita'
insopportabile", vi e' la tendenza a far prevalere "le ragioni degli uni a
scapito della stessa esigenza degli altri". Ma questo e' "un modello che non
regge, chiunque pensi di poter regolare il mondo con la paura delle bombe
sbaglia". Adesso e' necessario "interrogarci su come allargare e non stringere
le maglie della convivenza" prosegue Draghetti. Per salvarci, e' necessario che
le diversita' che ci sono nel mondo, le tradizioni, la cultura, diventino
arricchimento, ma questo puo' accadere solo "se si salva una serie di valori che
prescindendo dai differenti punti di osservazione, mettano al centro la persona
umana, i suoi diritti e la possibilita' di vederli realizzati". La poverta',
l'ignoranza e la diseguaglianza sono un attraente terreno della follia
terroristica, prosegue la presidente della Provincia. Ma questo, ammonisce
infine Draghetti, "non intacca il nostro giudizio su chi fa della morte uno
strumento di lotta: Sono dei criminali, efferati assassini".
(Asa/ Dire)
(DIRE) - BOLOGNA- Il Consiglio provinciale di Bologna, dopo la notizia della
morte di Renzo Imbeni, ha chiuso anticipatamente i lavori alle 18. "Tra tanti
uomini della Politica- dice il presidente del Consiglio provinciale, Maurizio
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SEDUTA STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE
1 FEBBRAIO 1945 -1 FEBBRAIO 2005 -SESSANT'ANNI DAL VOTO ALLE DONNE
(ER) PROVINCIA BOLOGNA. CEVENINI: INTUIZIONE LUNGIMIRANTE=
(DIRE) - BOLOGNA- "NON SI PUO' FARE A MENO DI
NOTARE COME UN'AZIONE TANTO LUNGIMIRANTE DA CAMBIARE UN'EPOCA SIA STATA PRESA IN
UNA
STAGIONE
DI GRANDI LUTTI". MAURIZIO CEVENINI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE, APRE
I LAVORI DELLA SEDUTA STRAORDINARIA PER IL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DEL VOTO
ALLE DONNE CONTESTUALIZZANDO QUELLA DECISIONE. "L'ITALIA- AGGIUNGE- STAVA
VIVENDO IL MASSIMO DEL DISASTRO. PER QUESTO L'INTUIZIONE DEL GOVERNO BONOMI,
SUPPORTATA DALLE LOTTE DELLE DONNE NELLA RESISTENZA, E' STATA COSI' IMPORTANTE".
CON LA CERIMONIA DI PALAZZO MALVEZZI SI APRONO LE CELEBRAZIONI PER I SESSANTA
ANNI DELLA LIBERAZIONE. "RENDERE OMAGGIO A QUESTA RICORRENZA E' UN BEL MODO DI
COMINCIARE", AFFERMA
CEVENINI,
CHE INVITA SINDACI E CONSIGLIERI A RIFLETTERE "SU DOVE SIAMO ARRIVATI" NEL
RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI FEMMINILI. "SUL LAVORO- OSSERVA- QUALCOSA IN PIU' E'
STATO FATTO, MA NEL MONDO DELLA
POLITICA NON C'E' ANCORA STATA UNA VERA SVOLTA". IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
PROVINCIALE, INOLTRE, SOTTOLINEA LA PRESENZA DEI SINDACI DEI COMUNI BOLOGNESI.
"LA PROVINCIA- CONCLUDE- SVOLGE UN RUOLO DI COORDINAMENTO. QUESTO DEVE ESSERE
L'INIZIO DI UNA RIFLESSIONE SUI DIRITTI DELLE DONNE CHE COINVOLGE TUTTI".(VOR/
DIRE)
27 gennaio, giorno della memoria
Quella che segue è la prefazione che ho fatto ad un breve opuscolo pubblicato nel giorno della memoria 27 gennaio 2005, in occasione del sessantesimo anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Atto simbolico che chiude la pagina più scura dell’umanità. Nel testo di cui parlo si narra del viaggio parallelo di due ragazzi che a distanza di sessant’anni percorrono lo stesso viaggio verso quei luoghi.
Per ricordare, per trasmettere ai giovani la repulsione di ogni forma di oppressione nei confronti dell’uomo.
“Barbara e Osvaldo. Due nomi che troverete vicini in questa pubblicazione che rappresenta una piccola testimonianza nella memoria: breve per la ragazza, lunga per il “ragazzo”. Entrambi a 17 anni hanno compiuto un viaggio verso Mauthausen in condizioni decisamente diverse. In fondo a quell’età tutti i ragazzi sono uguali, o dovrebbero essere tali, sognando un futuro di affetti, giustizia e libertà. Ad Osvaldo quel sogno fu troncato alla vigilia di un triste Natale del ’44 quando lo presero e conobbe il carcere prima del trasferimento nel campo di concentramento; era cresciuto in fretta quel ragazzo, come tanti altri, che come lui non si arresero all’inevitabile declino del proprio Paese sotto una dittatura opprimente.
Barbara è stata più fortunata visitando quei luoghi della memoria e del silenzio profondo da ragazza libera. Ne scrive in modo leggero e attento aprendo il cuore alla speranza che possa, la sua, essere la generazione che vedrà prevalere l’uomo sulla belva. Non si accontentano entrambi i protagonisti, con le loro parole, del fatto che l’Europa, il nostro pezzetto d’Europa, non viva i drammi della guerra da sessant’anni. Ritorna il sogno senza età, che entrambi vogliono divenga realtà, attraverso un messaggio di pace.
Molti anni fa anch’io visitai Auschwitz, Dachau, Mauthausen e il ricordo più nitido, oltre al profondo silenzio che inghiotte ogni pensiero, è legato all’associazione forte di uomini e donne anziani con tanti ragazzi.
Il senso delle due testimonianze, tanto diverse ma unite, sta tutto nella volontà di non dimenticare, ricordando e raccontando di coloro che non ci sono più.”
Maurizio Cevenini
2
agosto Sergio Cofferati è riuscito con un intervento di grande equilibrio
a rendere credibile il messaggio per un dibattito che coinvolga l'intero
consiglio comunale sulle ragioni del terrorismo e la concentrazione dell'attacco
su Bologna. Un'occasione da sfruttare senza pregiudiziali ideologiche.
La nomina è avvenuta mercoledì 7 luglio durante la riunione del Gruppo consiliare dei Democratici di Sinistra. La Ercolini, ex Sindaco di Castel Maggiore, è stata eletta all'unanimità su proposta del Segretario della Federazione DS di Bologna Salvatore Caronna