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IL CONSIGLIO PROVINCIALE

Sabbiuno, 11 dicembre 2005

Signor presidente, autorità, partigiani,

è con profonda emozione che dopo quasi trent’anni prendo la parola qui, nel luogo sacro di Sabbiuno. Era il lontano 1976, appena tre anni dopo l’inaugurazione ufficiale, quando venni invitato a parlare assieme ad altri giovani, un po’ come è successo a loro, devo soprattutto a quel momento la crescita del mio impegno politico, l’ambizione per qualcosa di grande e positivo a favore degli altri. E il mio primo incarico da consigliere di quartiere Colli fu proprio quello di far parte del comitato. Erano anni di grande fermento democratico, si trovarono le risorse per ristrutturare la casa e di questo dobbiamo ringraziare uomini generosi che dedicarono gran parte della propria esistenza per far crescere d’importanza questo monumento simbolo di libertà. Da allora, come tanti di voi, ogni anno sono qui a ricordare un 14 dicembre di tantissimi anni fa quando iniziò per tanti prigionieri partigiani, e non solo, l’ultimo viaggio dal carcere di San Giovanni in Monte verso la morte nel fondo di un calanco. Ancora oggi nessuno può dire quanti furono, gli accertati 58 di diversi comuni, e bene ha fatto il segretario del comitato a chiedere di continuare la ricerca storica, attraverso l’apertura di tanti fascicoli degli armadi della vergogna. Per capire, per dare risposte e nomi ai parenti delle vittime, senza cercare fantasmi o vendette ma semplicemente verità storica.

Altri hanno già parlato, Sofri e Prodi dopo di me;  il mio compito è limitato alla conferma dell’impegno dell’Amministra-zione provinciale a proseguire nell’appoggio concreto al Comitato per le celebrazioni della Resistenza, al fianco del prezioso lavoro svolto dall’Anpi e ai suoi generosi rappresentati va il mio affettuoso saluto.

Questi sono appuntamenti importanti, nel Paese si è aperta e sviluppata negli anni una profonda e a volte lacerante discussione sull’opportunità di proseguire con queste manifestazioni, Porta Lame, Bolognina, Sabbiuno e mille altri in tante parti d’Italia. Qualcuno sostiene che potrebbe bastare il 25 aprile a simboleggiare un epoca e i tanti fatti eroici ad esso collegati. Io credo invece che la nostra democrazia riceva vita e impulsi anche da queste singole occasioni sia per le persone che vi partecipano, per chi si ricorda anche solo attraverso i resoconti, gli approfondimenti di giornali e televisioni. Ogni volta che si allenta la tensione sul ricordo e l’approfondimento della storia escono stravaganti interpretazioni che tendono a ridurre quegli anni ad un episodio di guerra civile e le scelte dure dei dirigenti partigiani errori, come le ultime polemiche sulla fine di Benito Mussolini che, se decontestualizzate dal momento storico, rischiano di falsare la storia . I morti sono tutti uguali e il rispetto è un fatto concreto di civiltà, gli anni però non possono sfumare le responsabilità e le scelte sbagliate di chi decise dopo il settembre ’43 di schierarsi al fianco di un regime oppressivo che aveva messo in ginocchio l’Italia.  

E’ impegno preciso della mia generazione e di tutte quelle che seguono, che hanno avuto la straordinaria fortuna di vivere sessant’anni di pace, rendere omaggio a chi ha lottato per liberare il nostro paese dalla dittatura e dal terrore. E’ una responsabilità grande e significativa.

La scorsa settimana ho incontrato Liliana Segre, straordinaria testimone dei crimini della shoa; da quindici anni ininterrottamente gira l’Italia per parlare agli studenti per raccontare nei dettagli cosa fossero quegli anni per gli ebrei, ma anche per zingari, omosessuali, altri gruppi che per razza, tradizioni venivano considerati inferiori da annientare. A sessant’anni di distanza, ho visto con i miei occhi, il suo sgomento per il passaggio di un cameriere dietro le spalle… Ho ascoltato l’angoscia sua e dei pochi superstiti per la preoccupazione che possa essere disperso lo straordinario patrimonio della testimonianza diretta, ho visto documenti che cercavano di sminuire le responsabilità di uomini e di governi, negli anni successivi alla guerra. E’ di attualità il raggelante intervento del Presidente iraniano Ahmadinesjad teso a ridimensionare gli effetti dell’olocausto, altrettanto allarmanti sono i tamburi di guerra che fanno temere una seconda offensiva in medio oriente dopo la vicenda irachena. Oggi Liliana dedica il suo tempo soprattutto agli insegnanti, e la Provincia di Bologna sta investendo risorse  per questi corsi anche attraverso la scuola di Pace di Monte Sole che vede Vittorio Prodi tra i protagonisti più attivi; è nelle loro mani, nelle nostre mani il testimone del ricordo. Sono racconti di disperazione e d’amore per la vita, indispensabili per far crescere i giovani con la voglia di democrazia e libertà.

I calanchi stanno inesorabilmente mangiando il terreno attorno al monumento, per impedire che venga inghiottito dovrà essere spostato e le istituzioni dovranno fare la loro parte, allo stesso modo il germe dell’indifferenza non deve erodere il vecchio continente che memore delle distruzioni passate deve lavorare per la pace ai nostri confini vicini e lontani.

 

 

 

2 agosto 2005

2 agosto 2005 A fianco una delle immagini raccapriccianti di quel lontano giorno di 25 anni fa. Il taxi giallo che fece il giro del mondo ad immagine della distruzione è stato restaurato, al suo fianco il proprietario che a differenza di due colleghi, Francesco e Fausto, era fuori dall'abitacolo. Li abbiamo ricordati in una manifestazione sobria nella sede della Cotabo a fianco dei podisti che da anni ci raggiungono per non dimenticare.

2 AGOSTO: LA MANIFESTAZIONE RESTI AL CENTRO DELLE COMMEMORAZIONI

Concordo pienamente con quanti hanno condannato le contestazione partite da una parte della piazza verso il vice presidente Tremonti e ritengo opportune le considerazioni del Sindaco su una rivisitazione delle modalità di svolgimento della manifestazione stessa. I contestatori ottengono solo l’effetto di oscurare il contenuto degli interventi, vero obiettivo della commemorazione.Non posso accettare però che alcuni esponenti politici, ancora una volta, colgano l’occasione per proporre l’abolizione delle manifestazioni di piazza che rappresentano un momento di partecipazione popolare, particolarmente sentito dai familiari delle vittime.Ricordo a tutti che basta fare una breve visita nella sede dell’Associazione dei familiari delle vittime, per vedere la documentazione relativa alle migliaia di manifestazioni ed iniziative svolte, in particolare nelle scuole, durante l’intero arco di questi venticinque anni. L’attenzione verso i giovani in particolare è stata alta anche se un recente sondaggio presentato proprio dall’Associazione conferma che nelle medie superiori è scarsa la conoscenza dei fatti che hanno insanguinato il Paese dal dopoguerra; dobbiamo però riflettere sul fatto che il 60% degli intervistati indica nella manifestazione lo strumento più importante per il ricordo e la conoscenza. Si riveda quindi la modalità, in accordo con i familiari, ma l’atto conclusivo del ricordo deve avvenire attraverso una manifestazione solenne davanti al luogo della strage. Mi permetto infine di ricordare ai tanti critici che le polemiche alla vigilia della manifestazione, prima tra tutte la revisione del processo e la pista araba, non sono certo partite da Bolognesi.

Bologna, 3 agosto 2005                        Maurizio Cevenini

 

(ER) PROVINCIA BOLOGNA. SOLIDARIETA' UNANIME A LONDRA DOLENTE=

SEDUTA SOLENNE DEL CONSIGLIO ALLA PRESENZA DEL CONSOLE MACFARLANE

(DIRE) - BOLOGNA- Silenzio, solidarieta' e un ordine del giorno approvato all'unanimita'. La Provincia di Bologna dedica un consiglio provinciale alle vittime degli attentati di Londra. C'era anche la console britannica a Firenze, Moira Macfarlane, alla seduta straordinaria che l'assemblea di Palazzo Malvezzi ha voluto organizzare per commemorare i morti degli attentati terroristici di Londra del 7 luglio scorso. Il presidente del Consiglio provinciale, Maurizio Cevenini, oltre ad aver chiesto un minuto di silenzio all'assemblea, ha redatto un ordine del giorno nel quale si esprime il "profondo dolore e cordoglio della comunita' provinciale alle vittime e ai loro familiari, appartenenti a varie nazionalita' e confessioni religiose, al Governo a al popolo del Regno Unito colpito dal vile attentato, che ha stroncato tante vite innocenti". Nel documento si ribadisce la condanna della barbarie terroristica "che non puo' trovare giustificazione perche' colpisce ciecamente persone inermi nello svolgimento delle quotidiane attivita'" e si auspica che tutti i popoli, attraverso i governi e le diverse forme di rappresentanza, sappiano unire i propri sforzi in una profonda e articolata azione politica. Questa deve essere tesa a individuare gli esecutori, i mandanti e i complici degli attentati e a sconfiggere il terrorismo, "nemico della democrazia, della pace e della convivenza civile", ma pure le sue cause. L'odg inoltre, parla di promozione della cultura di pace, della convivenza tra i popoli, della solidarieta' e dell'amicizia nel rispetto dei principi della Costituzione italiana e in particolare di quelli richiamati dagli articoli nei quali si citano i diritti dell'uomo (articolo 2) e il ripudio della guerra (articolo 11). Alla console britannica, il Consiglio chiede di farsi interprete presso il suo governo del sentimento di vicinanza e di amicizia della Provincia di Bologna.
"Ci sentiamo oggi tutti britannici, come l'11 settembre 2001 ci siamo sentiti tutti americani e l'11 marzo 2004 tutti spagnoli". La presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, nel suo intervento in Consiglio provinciale ha sottolineato che "non si tratta solo di un formale e gratuito senso di vicinanza dei discorsi del giorno dopo" ma della "consapevolezza di sapersi dentro a un comune destino, esposti alla stesse minacce cosi' come prossimi alle medesime opportunita'". Il sentimento che accomuna tutti ora e' di "rabbia, dolore, paura e speranza" verso un terrorismo che ha "infranto ancora una volta le regole del nostro vivere civile, ha colpito comunita' che vivono in pace e lo ha fatto nella quotidianita', nell'esercizio normale, sereno di gesti che costruiscono l'insieme di relazioni, di liberta' che sono alla base di quel patto sociale che chiamiamo democrazia". Nel mondo, oggi, c'e' "un grado di conflittualita' insopportabile", vi e' la tendenza a far prevalere "le ragioni degli uni a scapito della stessa esigenza degli altri". Ma questo e' "un modello che non regge, chiunque pensi di poter regolare il mondo con la paura delle bombe sbaglia". Adesso e' necessario "interrogarci su come allargare e non stringere le maglie della convivenza" prosegue Draghetti. Per salvarci, e' necessario che le diversita' che ci sono nel mondo, le tradizioni, la cultura, diventino arricchimento, ma questo puo' accadere solo "se si salva una serie di valori che prescindendo dai differenti punti di osservazione, mettano al centro la persona umana, i suoi diritti e la possibilita' di vederli realizzati". La poverta', l'ignoranza e la diseguaglianza sono un attraente terreno della follia terroristica, prosegue la presidente della Provincia. Ma questo, ammonisce infine Draghetti, "non intacca il nostro giudizio su chi fa della morte uno strumento di lotta: Sono dei criminali, efferati assassini".
(Asa/ Dire)

 

Conferito a Marta Murotti il Premio Provincia 2004

Il Consiglio provinciale, alla presenza di un folto pubblico di cittadini, amministratori, ex assessori e consiglieri provinciali, ha conferito oggi pomeriggio il "Premio Provincia di Bologna 2004" a Marta Murotti, sindaco di Zola Predosa dal 1965 al 1975, una tra le prime donne ad avere ricoperto questo ruolo nel territorio bolognese. Ha consegnato il premio la presidente della Provincia Beatrice Draghetti dopo la prolusione tenuta dalla senatrice Giglia Tedesco e l’intervento della stessa Murotti. Marta Murotti, che è anche esponente del Filef (Federazione italiana lavoratori immigrati e famiglie), lavora da anni «instancabilmente - come recita la delibera del Consiglio provinciale che ha deciso di assegnarle il Premio - a favore della pari dignità delle donne, della parità di salari e retribuzioni, per l'accesso a tutte le carriere, la tutela della maternità, lo sviluppo di servizi per l'infanzia».Secondo la motivazione ufficiale, «nell’anno in cui ricorre il 60° Anniversario del Decreto luogotenenziale che sancì il voto alle donne nel nostro Paese, la Provincia di Bologna intende premiare l’impegno pubblico delle donne alla costruzione attiva della vita politica, sociale ed economica del nostro territorio.»Il suo lavoro rappresenta «efficacemente il contributo dato da tutte le donne elette ai vari gradi nella provincia bolognese dal 1946 ad oggi» e il riconoscimento ufficiale alla sua vita costituisce l’opportuna sottolineatura dell’importanza dell’apporto femminile «alla vita politica italiana nella direzione di una espressione più completa della pratica democratica.»

 

(DIRE) - BOLOGNA- Il Consiglio provinciale di Bologna, dopo la notizia della morte di Renzo Imbeni, ha chiuso anticipatamente i lavori alle 18. "Tra tanti uomini della Politica- dice il presidente del Consiglio provinciale, Maurizio Cevenini- Imbeni e' stato uno dei pochi a saper dialogare con tutti e a ricoprire con serenita' e impegno le cariche che gli erano state affidate. Credo di interpretare il pensiero di tutto il Consiglio con la decisione di chiudere anticipatamente la seduta di oggi". La presidente della Provincia Beatrice Draghetti, che aveva da poco lasciato il Consiglio per un impegno esterno, ha espresso il suo profondo dolore per l'improvvisa scomparsa di una persona che ha dato un grande contributo allo sviluppo di Bologna. "In questo momento- ha detto la Presidente- voglio solo esprimere il dolore mio e di tutta la Provincia e la nostra vicinanza ai familiari di Imbeni. Nei prossimi giorni ricorderemo degnamente una persona cara a tutti i bolognesi che e' stata molto importante per la vita della citta' e che, con il suo ruolo al Parlamento di Strasburgo, ha saputo legare Bologna ad una dimensione europea".

Ciao Renzo; è toccato a me per primo, in questo martedì qualunque di febbraio commemorarti nella seduta della Provincia. Poche parole pensando ai trent'anni di amicizia vera importante. Sei stato un esempio di come deve essere l'impegno politico e umano. Sei stato un bravo sindaco dimostrando che i "politici di professione" tanto denigrati hanno qualcosa in più. Hai portato con orgoglio in Europa la tua, la nostra Bologna, quella città fiera bella che tutti ci invidiano. Voglio ricordarti così in una immagine sorridente di quella passione che ci ha accomunato sugli spalti del Dall'Ara. Sarà dura per Rita e Valentina andare avanti, ma il tuo ricordo vivrà per sempre in tutti noi. 

 

SEDUTA STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE

1 FEBBRAIO 1945 -1 FEBBRAIO 2005 -SESSANT'ANNI DAL VOTO ALLE DONNE

(ER) PROVINCIA BOLOGNA. CEVENINI: INTUIZIONE LUNGIMIRANTE=

   (DIRE) - BOLOGNA- "NON SI PUO' FARE A MENO DI NOTARE COME UN'AZIONE TANTO LUNGIMIRANTE DA CAMBIARE UN'EPOCA SIA STATA PRESA IN UNA STAGIONE DI GRANDI LUTTI". MAURIZIO CEVENINI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE, APRE I LAVORI DELLA SEDUTA STRAORDINARIA PER IL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DEL VOTO ALLE DONNE CONTESTUALIZZANDO QUELLA DECISIONE. "L'ITALIA- AGGIUNGE- STAVA VIVENDO IL MASSIMO DEL DISASTRO. PER QUESTO L'INTUIZIONE DEL GOVERNO BONOMI, SUPPORTATA DALLE LOTTE DELLE DONNE NELLA RESISTENZA, E' STATA COSI' IMPORTANTE". CON LA CERIMONIA DI PALAZZO MALVEZZI SI APRONO LE CELEBRAZIONI PER I SESSANTA ANNI DELLA LIBERAZIONE. "RENDERE OMAGGIO A QUESTA RICORRENZA E' UN BEL MODO DI COMINCIARE", AFFERMA CEVENINI, CHE INVITA SINDACI E CONSIGLIERI A RIFLETTERE "SU DOVE SIAMO ARRIVATI" NEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI FEMMINILI. "SUL LAVORO- OSSERVA- QUALCOSA IN PIU' E' STATO FATTO, MA NEL MONDO DELLA POLITICA NON C'E' ANCORA STATA UNA VERA SVOLTA". IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE, INOLTRE, SOTTOLINEA LA PRESENZA DEI SINDACI DEI COMUNI BOLOGNESI. "LA PROVINCIA- CONCLUDE- SVOLGE UN RUOLO DI COORDINAMENTO. QUESTO DEVE ESSERE L'INIZIO DI UNA RIFLESSIONE SUI DIRITTI DELLE DONNE CHE COINVOLGE TUTTI".(VOR/ DIRE)

 

27 gennaio, giorno della memoria

Quella che segue è la prefazione che ho fatto ad un breve opuscolo pubblicato nel giorno della memoria 27 gennaio 2005, in occasione del sessantesimo anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Atto simbolico che chiude la pagina più scura dell’umanità. Nel testo di cui parlo si narra del viaggio parallelo di due ragazzi che a distanza di sessant’anni percorrono lo stesso viaggio verso quei luoghi.

Per ricordare, per trasmettere ai giovani la repulsione di ogni forma di oppressione nei confronti dell’uomo.

“Barbara e Osvaldo. Due nomi che troverete vicini in questa pubblicazione che rappresenta una piccola testimonianza nella memoria: breve per la ragazza, lunga per il “ragazzo”. Entrambi a 17 anni hanno compiuto un viaggio verso Mauthausen in condizioni decisamente diverse. In fondo a quell’età tutti i ragazzi sono uguali, o dovrebbero essere tali, sognando un futuro di affetti, giustizia e libertà. Ad Osvaldo quel sogno fu troncato alla vigilia di un triste Natale del ’44 quando lo presero e conobbe il carcere prima del trasferimento nel campo di concentramento; era cresciuto in fretta quel ragazzo, come tanti altri, che come lui non si arresero all’inevitabile declino del proprio Paese sotto una dittatura opprimente.

Barbara è stata più fortunata visitando quei luoghi della memoria e del silenzio profondo da ragazza libera. Ne scrive in modo leggero e attento aprendo il cuore alla speranza che possa, la sua, essere la generazione che vedrà prevalere l’uomo sulla belva. Non si accontentano entrambi i protagonisti, con le loro parole, del fatto che l’Europa, il nostro pezzetto d’Europa, non viva i drammi della guerra da sessant’anni. Ritorna il sogno senza età, che entrambi vogliono divenga realtà, attraverso un messaggio di pace.

Molti anni fa anch’io visitai Auschwitz, Dachau, Mauthausen e il ricordo più nitido, oltre al profondo silenzio che inghiotte ogni pensiero, è legato all’associazione forte di uomini e donne anziani con tanti ragazzi.

Il senso delle due testimonianze, tanto diverse ma unite, sta tutto nella volontà di non dimenticare, ricordando e raccontando di coloro che non ci sono più.”

Maurizio Cevenini

img/CIMG1166.JPG (1181291 byte) img/CIMG1176.JPG (1200249 byte) img/CIMG1185.JPG (1209671 byte) img/CIMG1166.JPG (1181291 byte)2 agosto Sergio Cofferati è riuscito con un intervento di grande equilibrio a rendere credibile il messaggio per un dibattito che coinvolga l'intero consiglio comunale sulle ragioni del terrorismo e la concentrazione dell'attacco su Bologna. Un'occasione da sfruttare senza pregiudiziali ideologiche. 

 

Gabriella ErcoliniProvincia: Gabriella Ercolini è il nuovo Capogruppo DS

La nomina è avvenuta mercoledì 7 luglio durante la riunione del Gruppo consiliare dei Democratici di Sinistra. La Ercolini, ex Sindaco di Castel Maggiore, è stata eletta all'unanimità su proposta del Segretario della Federazione DS di Bologna Salvatore Caronna