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Da ormai due anni, per cinque giorni la settimana, ho una mia rubrica radiofonica su Radio Sfera Regione "finestra a sinistra". La proposta mi fu avanzata dal "famigerato" Anselmo Ruocco, proprietario, comproprietario, conduttore non so bene, di quell’emittente dove da tempo, assieme ad altri colleghi, ero ospite occasionale. Ci pensai un po’ prima di prendere una decisione sulla partecipazione, come avviene per questo giornale, in casa del nemico, in particolare poi di un nemico scomodo, aggressivo, violento nei toni, come Ruocco. La radio è indiscutibilmente un mezzo molto ascoltato ma chi mi convinse fu la compagna Natalina, provata fede diessina, dicendo che ascoltava tutti i giorni quel matto di Ruocco. Accettai nella convinzione, come sto facendo con questo giornale, che nelle difficoltà di dialogo con i cittadini, l’utilizzo di strumenti di comunicazione diretta è molto importante; naturalmente è un’arma a doppio taglio perché si rischia in un rapporto quotidiano, sottoponendosi al giudizio diretto, di avere anche riscontri negativi. La scelta della radio mi ha creato, infatti, alcuni disagi, primo tra tutti un attacco politico da parte d’esponenti di maggioranza che hanno contestato, con questo gesto, la mia imparzialità sul piano istituzionale. Credo di aver superato, con i fatti, tutte le obiezioni, separando nettamente i miei pareri politici, ovviamente di parte, dall’informazione di carattere istituzionale. Ma perché tornare su quest’argomento? La colpa è proprio di questo giornale che con tanta generosità continua ad ospitare le mie opinioni, sempre divergenti rispetto alla linea editoriale. Nell’ultimo numero in un divertente articolo si contestava al consigliere Vannini, che telefonava spesso a radio sfera regione, di utilizzare a sbafo lo spazio radiofonico, facendo la figura del plumone; a supporto di queste affermazioni si citava il sottoscritto che a differenza di Vannini pagherebbe il proprio spazio. Cari amici di "obiettivo" devo deludervi, iscrivete pure anche me nella categoria dei plumoni, perché io non pago nulla; sarebbe radio sfera che dovrebbe pagarmi, perché la mia finestra di quindici minuti ha reso il rapporto della radio con gli ascoltatori, più equilibrato e democratico. Qui sta la grande lungimiranza politica di Ruocco, o di chi è alle sue spalle, nell’aver compreso che affidare ad un esponente della sinistra uno spazio, seppur modesto, avrebbe allargato il ventaglio d’ascolto. Una battuta finale la riservo anche all’amico Vannini ricordandogli, quando dal banco opposto al mio, motivava tutto il suo orrore per la mia partecipazione ad una radio spazzatura… il tempo porta consiglio.
Bologna, 12 dicembre 2002 Maurizio Cevenini
Venerdì scorso, con una cerimonia partecipata e commovente, sono stati consegnati i premi Civitas; un’iniziativa positiva che ha premiato simbolicamente tre persone diverse rappresentative del cuore di Bologna: Rosanna Rossi Zecchi, moglie del coraggioso Primo Zecchi ammazzato dagli assassini della Uno Bianca solo per aver cercato di annotare la targa dell’auto, Monsignor Giulio Salmi fondatore dell’Onarmo e della Pallavicini, e il signor Sergio Rimondi, il camionista che quando lo scorso anno crollò il ponte di Mascarella si mise di traverso impedendo che l’incidente si trasformasse in tragedia. Molto probabilmente molti altri nostri concittadini sarebbero degni di questo premio perché parte viva e sensibile della nostra bellissima città ed è bene che ogni tanto, come rappresentanti della comunità bolognese ci fermiamo un momento a riflettere. I lunghi sinceri applausi che hanno accompagnato la lettura delle motivazioni dei premi, mi hanno convinto che ci sono momenti alti durante i quali la politica, giustamente sempre presente ed indispensabile, deve sapersi trattenere. Ci sono state polemiche in questi giorni relativamente ad incarichi professionali legati a questo premio, parte di esse sono da me condivise anche perché chi esercita la pubblica amministrazione deve essere controllato, incalzato e criticato quando sbaglia. L’opposizione, a partire dalle cariche istituzionali ad essa assegnate, ha comunque partecipato in modo convinto alla cerimonia del premio Civitas. I lettori di questo giornale, come tutti i bolognesi, devono sapere che chi si propone legittimamente di sostituire nel prossimo futuro la giunta Guazzaloca, sa distinguere tra il proprio ruolo di duro contrasto sulle scelte politiche e la volontà d’unità nelle istituzioni. Purtroppo questo mandato si concluderà con un totale muro contro muro tra maggioranza e opposizione; da tempo ho espresso la mia opinione su questo atteggiamento, anche su queste pagine, e sono convinto che non faccia bene alla città. Con franchezza ripeto che la responsabilità principale è di una classe politica, anche se ama chiamarsi civica, che ha deciso di svolgere il suo ruolo di governo con eccessiva arroganza nella convinzione di rappresentare il nuovo. Chi vincerà le prossime elezioni dovrà mettere al centro della propria attività il rispetto dell’avversario politico. Ma questa è un’altra storia; per un giorno tutti insieme siamo riusciti a festeggiare tre grandi personaggi della nostra Bologna.
Bologna, 5 dicembre 2002 Maurizio Cevenini
Sfrutto lo spazio a disposizione per parlare dello sbandamento della maggioranza sul voto di bilancio, un fatto grave che lascerà il segno sull’attività amministrativa nella nostra città. Venerdì scorso, attraverso un consiglio straordinario, si è votata la variazione di bilancio per 16 milioni di euro mettendo una pezza su uno svarione grave, per il valore simbolico che rappresenta il voto sull’atto principale del governo della città. L’assessore Galletti, buona parte della maggioranza, hanno teso a minimizzare la portata dell’accaduto, ma resta che in caso di bocciatura della variazione entro il 30 novembre, in conformità a quanto previsto dall’articolo 136 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, il difensore civico regionale sarebbe stato chiamato a nominare un commissario ad acta per adempiere all’atto obbligatorio omesso dall’amministrazione comunale.
Ovviamente nella mia veste istituzionale sono stato sinceramente felice che il consiglio straordinario, ribadisco convocato d
’urgenza per evitare il commissariamento, abbia approvato la variazione di bilancio. L’opposizione, pur votando contro le scelte dell’avversario politico, non ha fatto ostruzionismo ad un atto dovuto per la gestione delle risorse a favore dei cittadini bolognesi. La giunta Guazzaloca va battuta con la forza delle idee che metteremo in campo da qui al 2004, fino ad allora sarà bene che il sindaco si adoperi per stringere i cerchioni della sua maggioranza. La seconda parte la voglio dedicare all’atteggiamento, tenuto nei miei confronti, da parti di diversi esponenti della maggioranza. I giornali dei giorni scorsi riportavano, come principale causa della frana nella maggioranza, la scelta da parte del presidente Marchetti di affidarmi la conduzione consiliare durante l’evento. Cosa avrebbe fatto Marchetti al mio posto? Avrebbe interrotto il consiglio in attesa dell’arrivo delle truppe? Non scherziamo i consiglieri si devono prendere le proprie responsabilità. In genere non riporto situazioni che mi coinvolgono direttamente, ma in questo caso mi ha irritato molto l’atteggiamento di colleghi che ritengono che io possa tendere agguati. Per me prima dei partiti, degli schieramenti vengono le Istituzioni, al punto che mi sono spinto, nel mio intervento in consiglio comunale, a ipotizzare un mio voto favorevole al bilancio se fosse determinante per evitare il commissariamento del comune. Bologna merita di essere governata meglio di quanto faccia questa giunta un po’ troppo arrogante, ma il cambiamento potranno deciderlo solo i cittadini con il loro voto.Bologna, 29 novembre 2002 Maurizio Cevenini
Un bilancio trasparente, ma non condivisibile
Bologna continua a mantenere una tradizione positiva sulla gestione del bilancio del suo Comune. Devo dare atto al Sindaco, ben consigliato dall’eterno Medini, di avere fatto una scelta lungimirante nel non aver smantellato l’apparato che gestisce la delicata macchina del bilancio. I singoli settori hanno visto in questi tre anni una sovrapposizione indisponente tra quadri dipendenti e strane figure di consulenti che, aumentando i costi per l’esercizio, hanno creato confusione nei ruoli, conflitti sotterranei e rallentamenti nell’ applicazione dei programmi, quando ci sono stati. Questo vale, più o meno, per tutti gli assessorati fatta eccezione per il bilancio. Se Bologna giunge anche quest’anno a non andare in esercizio provvisorio relativamente all’approvazione del preventivo 2003 e a presentare un documento economico finanziario tecnicamente ineccepibile lo deve esclusivamente alla continuità di un apparato che ci invidia tutta Italia. Questo significa che Bologna ha effettuato scelte di bilancio condivisibili? Ritengo di no. Dopo l’effetto trascinamento del lavoro della Giunta Vitali, le timide scelte dell’amministrazione Guazzaloca portano complessivamente ad una riduzione dei servizi e una minore efficienza degli stessi. Anche l’apparente svolta sulle esternalizzazione dei servizi si riduce ad una abdicazione della funzione pubblica dell’Ente Comune in settori strategici. Personalmente, anche per non contraddire le mie scelte professionali, sono favorevole all’impiego, anche consistente, del privato nella gestione dei servizi pubblici; ciò che sta avvenendo nel comune di Bologna non rappresenta una valorizzazione della funzione del privato, ma una maldestra azione di abbandono senza garanzia di controllo di efficienza. Questo avviene dal settore dell’infanzia ai servizi cemeteriali creando un baratro nei rapporti con i lavoratori dipendenti che rappresentano, da sempre, l’ossatura portante del nostro comune. Da questo punto di vista appare scandalosa la rottura delle trattative sul contratto integrativo. Tornando al bilancio, che inizia il suo iter consiliare in questi giorni e verrà approvato entro Natale, si maschera la volontà di non aumentare tariffe ed imposte differendo queste sulle municipalizzate che hanno annunciato consistenti aumenti. Sul piano degli investimenti si continua a scrivere un libro dei sogni di progetti che i bolognesi vedranno realizzati nei minuziosi plastici esposti nel sottopassaggio elettorale. Non tutto il male viene per nuocere; infatti il costosissimo progetto del metrò, che prevede la prima tratta per il 2010 potrà essere bloccato dalla prossima amministrazione permettendo alla città di evitare il costo insostenibile di questa opera. Un bilancio che risente delle difficoltà provocate da una finanziaria disperata che vuole fare ricadere sugli Enti locali il peso maggiore della crisi economica, ma la Bologna, né di destra né di sinistra, ha deciso di contrastare blandamente il governo amico che sta portando all ’impoverimento delle città.
Bologna, 20 novembre 2002 Maurizio Cevenini
C’è un uomo in mezzo a tanti altri che sta vivendo in un carcere con una condanna definitiva a ventun’ anni, il suo nome è Adriano Sofri. I fatti sono noti; la condanna riguarda l’omicidio del commissario Calabresi nei lontani anni 70.Sofri e altri due suoi compagni, dirigenti di Lotta Continua, sono stati giudicati colpevoli in ogni grado di giudizio. Tanti di noi, che hanno conosciuto Adriano, ritengono impossibile il suo coinvolgimento non perché sia stato in quegli anni un fiorellino, ma perché la logica della soppressione fisica dell’avversario di classe (erano in uso questi termini, queste certezze) era lontana da quel movimento, seppur estremo. Si vide qualche anno dopo la frattura tra coloro che iniziarono la lotta armata rispetto a chi, sconfitto, si richiuse nel privato o addirittura, con una reazione uguale e contraria, si buttò nelle braccia dell’odiato mondo capitalistico. Adriano Sofri, sul piano politico rappresenta per me il fallimento di quegli anni; l’entusiasmo ideale che si trasforma in cinismo, in casta ristretta. L’estremismo non paga e in genere funzionale alla logica dell’avversario. Nel 1976 nasceva il presupposto per cambiare l’Italia; quelle elezioni amministrative segnarono il punto più alto di consenso popolare, espresso nelle urne per la sinistra che sfiorò la maggioranza assoluta. Furono i movimenti di allora, senza alcun riferimento a quelli d’oggi, che lavorarono contro questo progetto. Crebbe, così in quegli anni la classe dirigente, che oggi guida il Paese, tra questi molti compagni di Adriano Sofri. Cerco di fare capire quanto fosse lontano da me Adriano allora, e quanto continui ad esserlo oggi. Ma non può essere un assassino. Per questo ho partecipato a tutte le iniziative concrete di solidarietà e oggi spero vivamente che a lui e ai suoi compagni sia concessa la grazia. Sofri ha passato già molto tempo in carcere con grande dignità e forza d’animo, continuando a scrivere di questioni interne e internazionali con il buon gusto di non chiamare mai in causa la sua vicenda. Oggi si riapre il dibattito perché il presidente Berlusconi si è accodato a questa richiesta che è bene ricordare che solo il presidente della Repubblica può concedere. Voglio essere molto chiaro, ben venga Berlusconi, si accodino pure anche Previsti e Dell’Urto, m’infastidisce molto di più certa sinistra, più vicina al Soffri del ’76 che a me, che chiede dall’alto di un rigore bigotto il grande rifiuto. Respirare l’aria della propria libertà è più importante d’ogni stupido orgoglio. Comprendo bene come siano tanti nelle carceri ad avere lo stesso diritto di Adriano, ma chi scrive è coscientemente convinto di parlare di un innocente.
Bologna, 13 novembre 2002 Maurizio Cevenini
E’ lontano quel giorno di marzo terribile per Bologna, terribile per una moglie per due figli. A distanza di mesi lo Stato dimostra la sua impotenza davanti alla mano degli assassini e paradossalmente sembra essere più impegnato nell’individuare i responsabili della mancata vigilanza su un uomo delle Istituzioni minacciato da tempo. In questi giorni partono i primi inviti a comparire davanti ai magistrati per alti funzionari per i quali s’ipotizza il reato d’omicidio colposo. Occorre prudenza e rispetto e non mi permetto di avanzare ipotesi; faccia con celerità il suo corso la giustizia. Sempre in questi giorni, con la solita riservatezza che accompagna questi argomenti, escono notizie sulle dichiarazioni dei familiari e sono riproposte le vecchie polemiche che toccano Cofferati, Scajola e compagnia cantante. Fino a qualche tempo fa ho esitato a raccontare particolari che riguardano il mio personale rapporto con Marco Biagi, ma oggi che alcune notizie hanno il cattivo odore della speculazione ho voglia di raccontare un episodio, sicuramente marginale, ma che dà l’idea di come si possa comportare un uomo. Erano gli anni del Governo di Romano Prodi, ’96 o ’97 ha poca importanza. Biagi, come tutti sanno, era consulente molto ascoltato del ministro Treu. L'associazione dell’ospedalità privata per cui lavoro tuttora, stava affrontando, in un duro confronto con le organizzazioni sindacali, il tema sempre attuale del rapporto di lavoro; un confronto serrato sulla possibilità di trasformare, per alcune categorie, il contratto di subordinazione in autonomo. La delicatezza e la rilevanza nazionale del tema ci portarono al coinvolgimento del Ministero del lavoro ai massimi livelli. Il ministro Treu indicò come esperto della materia il Professor Biagi che io conoscevo dai tempi della vittoriosa campagna elettorale dell’Ulivo. Durante gli incontri che furono diversi, con la pacatezza che lo contraddistingueva, Biagi avanzò diverse proposte di mediazione valide anche per il sindacato. Terminò il suo lavoro con un’articolata relazione. Al termine, essendo un rapporto professionale con privati che esulava dal suo incarico ministeriale, ci aspettavamo la presentazione della parcella. Non volle farlo dicendo che il lavoro svolto era funzionale al pacchetto di riforme che stava predisponendo per il ministero. Questo era Marco Biagi e questa è un’ulteriore testimonianza dello spessore dello studioso e dell’uomo. Non dimenticarlo in questi giorni bui lo giudico doveroso.
Bologna, 7 novembre 2002 Maurizio Cevenini
Voi a destra, noi a sinistra, ma…
Settimana turbolenta nelle stanze di Palazzo D’Accursio. Due temi, a prima vista non di primaria importanza, rischiano di far montare forti polemiche tra gli schieramenti e soprattutto all’interno degli schieramenti. Riconosco a questo giornale, ed in particolare al suo direttore, la capacità di scuotere dal torpore il dibattito politico entrando, spesso a gamba tesa (tra noi modesti frequentatori di campi di calcio il riferimento è appropriato), con decisione sulle notizie. I due temi sono: la convenzione del Parco Nord, che il Polo, ma in particolare An, vogliono rivedere e i fondi erogati per la ristrutturazione di spazi da affidare a centri giovanili, TPO in particolare. Il primo tema ha assunto rilevanza politica per due azioni, una giornalistica di "obiettivo" che ha portato alla luce una relazione alla magistratura dei tecnici comunali sull’applicazione della specifica convenzione, l’altra consiliare con la presentazione di un odg per la revisione della convenzione stessa. Si parte dalla legittima protesta dei cittadini della zona esasperati dalle troppe iniziative in zona, ma personalmente sono convinto che la destra voglia attraverso queste azioni interrompere l’attività che più disturba sul piano politico, la Festa dell’Unità e le altre iniziative organizzate dai DS. Legittimo naturalmente, ma, altrettanto legittimamente, va smascherato il tentativo di far passare un progetto politico attraverso l’utilizzo strumentale della protesta dei cittadini alla quale può essere data risposta con alcuni accorgimenti organizzativi. Il secondo tema è il contestassimo finanziamento al Tpo che si è concluso, dopo tante parole al vento di An e Forza Italia, con il voto compatto della maggioranza. L’astensione tattica sul punto specifico del piano dei lavori pubblici fa parte delle alchimie della politica come detto anche nel precedente articolo. Su questo tema del rapporto con i centri sociali, chiarisco che anche a sinistra vi sono molte ambiguità, ma vista la posizione politica della maggioranza dei lettori mi piace segnalare le sofferenze della destra. Le due vicende sono strettamente legate; entrambe vogliono segnale il forte disagio di due forze politiche di destra, in particolare An, che vorrebbero marcare la propria presenza su una giunta che fa dell’ambiguità il principio cardine della propria azione politica. Il sindaco è convinto che sul piano elettorale un’occhiata a sinistra possa servire, ma in questo modo sempre più spesso cari colleghi di An vi costringe all’anonimato politico, o nel peggiore dei casi, ad ululare alla luna. Il centrosinistra il giochino lo ha capito e non avverrà mai più, attraverso un voto incrociato, che vi permetta d’essere coerenti con i vostri elettori che ricorderanno le vostre proposte nella campagna del ’99.
Bologna, 30 ottobre 2002 Maurizio Cevenini
Bologna, 23 ottobre 2002 Maurizio Cevenini
Prepariamoci ad un autunno caldissimo sul piano dei conflitti sociali. Lo sciopero generale, accompagnato dalle polemiche per la frattura sindacale, rappresenta un segnale preciso sullo stato dei rapporti tra il governo e le parti sociali. Si è parlato ampiamente d
’azione politica da parte della Cgil che nulla avrebbe a che fare con le rivendicazioni dei lavoratori. Io non penso questo, anche se sono particolarmente critico sulla spaccatura con Cisl e Uil, nella convinzione che rappresenti un indebolimento complessivo della forza contrattuale delle tre rappresentanze. Il dato più allarmante in assoluto è rappresentato dalla grave crisi economica che sta investendo il Paese e i provvedimenti del Governo Berlusconi, in particolare la Finanziaria, sono assolutamente insufficienti per far fronte all’emergenza. Se si aggiunge la subdola alchimia che porta a scaricare sugli Enti Locali i costi maggiori della manovra, si completa un quadro della situazione a tinte fosche. Naturalmente la crisi non risparmia la nostra città e la regione. La situazione della Magneti Marelli, coinvolta nella drammatica vicenda della Fiat, rappresenta l’ultima emergenza. I lavoratori si sono giustamente rivolti al Comune, in quanto realtà di base più vicina ai cittadini. Si sa che nell’economia di mercato è arduo per le Istituzioni trovare sbocchi a crisi produttive profonde. Il rischio resta sempre quello degli interventi d’emergenza che scaricano sulla collettività la crisi del momento trovando soluzioni temporanee che rallentano l’inesorabile processo di destrutturazione. Per la Magneti Marelli pare, sentite le dichiarazioni dei suoi dirigenti, che si tratti d’aziende con buone possibilità di riconversione produttiva. Da qui la possibilità di trovare acquirenti in grado di rilevare l’azienda senza traumi sul piano occupazionale, che resta la principale preoccupazione per un comune serio. I lavoratori, lunedì scorso, si sono presentati in consiglio comunale per richiedere al governo della città e all ’assemblea elettiva, solidarietà ed un impegno concreto per seguire gli sviluppi della vicenda. Il Sindaco non li ha ricevuti, delegando l’assessore Raisi che con le dichiarazioni, diciamo poco meditate, dei giorni precedenti aveva aumentato le tensioni nelle rappresentanze dei lavoratori. Miglior figura l’ ha fatta il Presidente del Consiglio Marchetti che, con la mia piena condivisione, nell’incontro ha assicurato l’impegno per un consiglio straordinario che si terrà martedì prossimo. Siamo consapevoli che la soluzione non è in mano nostra, ma fare incontrare nella sede più autorevole della città, i lavoratori e i loro rappresentanti con la proprietà, rappresenta un contributo importante. Sarà indispensabile che in quella sede il sindaco di tutti i bolognesi faccia sentire con decisione la sua voce altrimenti sarebbe un’omissione colpevole. In certi casi l’assessore, in particolare se amante delle provocazioni, deve fare un passo indietro.Bologna, 17 ottobre 2002 Maurizio Cevenini
Da due settimane Bologna e il resto della regione si sottopone al sacrificio delle targhe alterne. I giudizi si dividono tra i sostenitori di misure più incisive, chiusura totale, e chi, sostenendone l’inutilità, vorrebbe andare avanti fingendo indifferenza. Il traffico è decisamente inferiore, ma occorre controllare se nelle ore, precedenti o successive al blocco, l’incremento di movimento riporti in alto i livelli del piombo e delle polveri. Le categorie economiche sono in fibrillazione e alcuni aggiustamenti sono stati effettuati. Personalmente ritengo che Bologna abbia bisogno di una cura drastica ben superiore alle misure adottate e, sperando di non irritare troppo il lettore di destra, voglio esporre quanto dovrà avvenire con il ritorno del centro sinistra al governo della città. Il recente servizio delle iene con l’intervista al nostro sindaco è emblematica della scelta dell’attuale amministrazione, contraddire l’evidenza. I controlli sono inesistenti, l’osservanza dei divieti è lasciata al senso civico dei cittadini che in buona parte la esercitano. La presenza della polizia municipale è occasionale e sporadica ed è un delitto lasciare Sirio inattivo.
La futura amministrazione dovrà prendere il coraggio di chiudere effettivamente una larga fetta di centro storico, consolidando la rete dei servizi pubblici, in contemporanea con gli importanti interventi sulla viabilità previsti, nel medio termine, su tangenziale e varianti autostradali.
Per fare questo, oltre ad attivare Sirio, occorrerà che tutti i nuovi vigili siano in strada per creare un deterrente effettivo per i trasgressori. Fa riflettere il fatto che parcheggi come quello di piazza VIII agosto non raggiungano mai la piena occupazione. Finché ci sono alternative alla sosta a pagamento siamo tutti incentivati a cercare, girando più volte nelle stesse strade, il classico buco dove lasciare l’auto.
La salute dei cittadini passa attraverso scelte che quest’amministrazione non vuole o non può compiere; basta pensare all’ulteriore pianificazione territoriale con nuovi insediamenti, Borgo Masini è solo un esempio e prima o poi le grandi aree militari, Staveco in testa, prevedranno ulteriori interventi. Il pannicello caldo delle targhe alterne, sempre ammesso che i trasgressori restino a livelli accettabili, può durare il tempo per organizzare un piano serio e convincete.
Occorrerà parlare con i cittadini, citando in primo luogo il destino dei più piccoli che dovranno convivere con i veleni. Il nostro centro storico dovrà tornare ad essere un salotto che invita a lasciare lontano l’automobile. Io odio un po’ i patti scritti, stile Berlusconi, ma resta il fatto che il programma elettorale alternativo all ’attuale maggioranza deve prevedere impegni precisi in tema di salute. Su questo terreno penso ci siano le condizioni per rendere meno ambigue le posizioni. Deregulation contro chiusura di grosse fette di città; è attraverso queste scelte nella chiarezza che si può delineare il contenuto della sfida all’attuale maggioranza.
Bologna, 3 luglio 2002 Maurizio Cevenini
Il nostro comune ha tanti problemi da affrontare e il buon senso vorrebbe che si evitasse di cercarne altri. Temo, però, che l’arroganza e l’autosufficienza di questa maggioranza portino, in questa seconda fase di mandato, a nuove tensioni.
Passi che il sindaco, imitato da alcuni assessori, trascuri completamente ogni richiesta delle minoranze evitando la presenza in aula, ma ora si arriva a voler togliere la parola ai Presidenti dei consigli di quartiere, rappresentativi di migliaia di cittadini. Il fatto è noto. Il nostro regolamento prevede che, in apertura di seduta, i consiglieri possano parlare per cinque minuti su avvenimenti di particolare rilevanza avvenuti nei giorni precedenti al Consiglio. Lunedì scorso, come avvenuto sempre, quattro presidenti hanno chiesto ed ottenuto la parola sulla finanziaria. Il tema era certamente d’attualità e la Presidenza del Consiglio ha ritenuto legittima la richiesta. A quel punto dai banchi della maggioranza, in particolare il consigliere Bianchi, è partita una contestazione non tanto sul merito dell’argomento trattato ma sulla possibilità di concedere la parola ai Presidenti. Argomento assolutamente capzioso dopo che da anni presidenti di destra e di sinistra parlano in apertura di seduta, in conseguenza di una prassi che io e il presidente Marchetti abbiamo condiviso. Ora è arrivato il parere tecnico del Segretario generale che, attraverso una lettura letterale del regolamento che cita esplicitamente solo i consiglieri, dichiara che non può essere data voce ai quartieri nell’aula di palazzo D’Accursio. Rispetto il parere dell’Avvocato Napoli, ma questa è una decisione politica che spetta al presidente della seduta, che ha ampia facoltà di dare la parola a chi ritiene opportuno. Io lo farò augurandomi che il Presidente Marchetti, che ha saputo spesso dare prova di grande autonomia, scelga questa strada. Da lunedì prossimo vedremo se è volontà di questa maggioranza ridurre al silenzio presidenti scomodi. In politica occorre lungimiranza in particolare costruendo regole condivise. So perfettamente che una banale modica regolamentare potrebbe sistemare le cose, ma chi ha sollevato la questione aveva l’intento di togliere voce ad una parte del dissenso, sia interno che esterno alla maggioranza. E’ capitato, e potrà capitare di nuovo, che presidenti di An e Forza Italia vogliano nella solennità del Palazzo comunale esprimere il proprio parere; anche per loro cadrebbe la scure del silenzio. Riflettete colleghi della maggioranza, la libertà d’espressione è base per la democrazia, garanzia di diritto per tutti.
Bologna, 4 ottobre 2002 Maurizio Cevenini
Solo per "obiettivo" e per il mio sito scriverò alcune considerazioni sulla vicenda della USL unica per Bologna. Da ormai 25 anni vivo la "tragedia" di condividere l'attività politica ed istituzionale con una professione che mi porta spesso a dover sospendere giudizi per non cadere in condizioni di incompatibilità. Da troppo tempo ormai sono il presidente dell'Associazione che raggruppa gli ospedali privati e quando il Comune è chiamato alle scelte più importanti, sono costretto a stringere i denti e tacere. Ora però, in questa dimensione di editorialista per caso, voglio dire la mia. La USL unica per Bologna è un po' come la chiusura del centro al traffico. E' la cosa più ovvia, banale e indispensabile, ma l'incrocio di interessi radicati nel tempo impongono l'immobilismo. Chi, come me, ha avuto frequentemente occasione di intavolare trattative con le quattro USL della provincia di Bologna comprende benissimo lo spreco di risorse che comporta il confronto tra troppi interlocutori. La principale attività dell'organizzazione dei servizi in un territorio complesso come il nostro è l'equilibrio nelle scelte con il dosaggio di presidi e uomini; in termini più chiari con le risorse a disposizione, sempre più scarse se la finanziaria sarà confermata, mantenere un'alta qualità evitando doppioni. In questa logica il privato rappresenta una risorsa straordinaria per la grande duttilità di organizzazione. La regione Emilia Romagna che fino agli anni '80, avendo la rete di servizi più vasta del territorio nazionale, accumulò un deficit rilevante, in questi ultimi anni, in anticipo su altre realtà, ha iniziato una azione mirata di razionalizzazione dei servizi ai cittadini. Questa è passata attraverso chiusure di ospedali inefficienti e inadeguati alla dimensione territoriale, subendo anche conflitti profondi con le comunità locali, ma ottenendo risultati incoraggianti. Nella crisi generale la regione Emilia Romagna si trova in condizioni migliori per quelle scelte e, aggiungo io, per la dimensione equilibrata e convincente della presenza privata. Il gioiello di accordo sulla cardiochirurgia, esemplare per tutti, ha portato attraverso una razionalizzazione dei costi ad azzerare le liste d'attesa. Su tutte queste scelte convincenti pesa la realtà bolognese. A turno, organizzazioni d'impresa, sindacali, politiche hanno fatto barriere contro la concentrazione in un' unica Usl. Negli ultimi mesi il processo, finalmente, è decollato, ma si sta impantanando sull'ostruzionismo del capoluogo. Parlo di ostruzionismo perché viviamo la contraddizione della Giunta, silenziosa come accade spesso, e la sua maggioranza che non vuole l'unificazione. Perché? Se si può comprendere l'eccezione su una struttura imponente con a capo un unico direttore generale, non è accettabile la volontà di bloccare il piano per incomprensibili motivazioni politiche. Penso che la regione debba, dopo un ultimo tentativo di coinvolgimento di Bologna, andare avanti, un po' come è avvenuto per le grandi infrastrutture. La giunta di Bologna se ne farà una ragione e i bolognesi avranno un servizio sanitario più razionale e qualificato.
Traggo spunto, per la nota di questa settimana, dalla lettura dei giornali di questi giorni sul tema sempre scottante e d’ attualità dell’applicazione corretta della legge 194. La curiosità è legata al fatto, non nuovo, che anche su questo tema prevalgono le opinioni degli uomini; inevitabile perché nella politica le presenze sono da anni le stesse, ma fa un certo effetto che i nomi che ricorrono Flamigni, Bissoni, Garagnani, Grillini ed altri parlino… per sentito dire. A conferma di ciò anch’io sono qui a parlarne. Il tutto nasce da due episodi diversi ma legati. Il primo, il riconoscimento da parte dell’Amministrazione regionale alla possibilità d’accesso nei consultori del volontariato cattolico; il secondo la schedatura di donne nel comune di Bologna. L’aborto è un atto doloroso, difficile, che lascia tracce per la vita. Sono parole di donna che ho sentito, spesso tra le lacrime. La cosa che non riesco ad accettare su quest’argomento, rispettando scelte morali e religiose, è che qualcuno possa pensare che una donna affronti a cuore leggero l’interruzione di una vita cresciuta in sé. Per questo sono convinto che le crociate facciano male alle donne a tutte le donne. Personalmente non ho alcun timore di un consultorio frequentato dal volontariato cattolico, quello che mi spaventa è l’aggressione anche involontaria di una ragazza, di una donna che quando arriva a quel passaggio ha già superato la soglia della scelta. Lo Stato italiano ha fatto la scelta di una legge coraggiosa, confermata da un referendum popolare, che ha fatto uscire dalla clandestinità un fenomeno che tutti conoscevano troppo bene. Il diritto alla vita viene prima di tutto, ma questo è il grido che si deve levare da ogni angolo del nostro Paese per impedire, attraverso l’informazione, che sia affrontato con leggerezza un atto di cui ci si potrebbe pentire. Dopo, però, deve essere la donna, lei sola a prendere l’ultima decisione. Sento da più parti che, fatti alcuni sondaggi tanto amati dal presidente del Consiglio, alcune forze di maggioranza pensano ad una revisione della 194; sarebbe l’ennesimo errore di chi ama le guerre di religione sulla pelle delle donne. Del secondo episodio, il tema delle schedature, vorrei parlare, essendo stato parte in causa. C’è stato un atto di cattivo gusto nei confronti di un gruppo di donne che hanno manifestato civilmente. Fare la fotocopia dei documenti è stato un errore grave, ma in buona fede. Più grave è aprire, con ordini del giorno irrilevante e inconcludente, vecchie ferite che fanno male; buon senso vorrebbe che si lavorasse in silenzio per aiutare chi ha veramente bisogno in un passaggio drammatico della propria vita. Bologna, 20 settembre 2002 MC
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E’ passato un anno. Immagini televisive, fiumi di parole e d’inchiostro hanno cercato di descrivere l’avvenimento in assoluto più sconvolgente del dopoguerra. Un anno fa ogni parte del mondo ha seguito in diretta la potenza distruttiva dell’uomo; macchina perfetta che ha dimostrato di poter trascinare, nella sua follia, migliaia di altri esseri umani. In quelle torri, tanto perfette quanto vulnerabili, c’erano innocenti di ogni razza e colore, credo religioso o politico buttati giù in modo indiscriminato. Non c’è religione o sopraffazione che possa giustificare gli assassini responsabili, nel cinico meccanismo della guerra, di aver condannato a morte, con il loro gesto, anche tanti afgani. Io sono tra coloro che hanno giustificato la reazione americana, purtroppo alla luce dei risultati ottenuti temo che sia stata più uno scatto di orgoglio che un pianificato attacco alle centrali del terrore.
In questi giorni nella nostra città e nel nostro Paese abbiamo ricordato le vittime e gli eroi di quei giorni; con il cinismo tipico della politica siamo riusciti ancora a dividerci anche sulle forme di commemorazione; pazienza, il percorso di maturazione della classe politica italiana deve compiere ancora molti passi.
Le vite di tutti noi sono cambiate nel profondo e gli aspetti della crisi economica prevalgono in modo superficiale sui veri cambiamenti. L’angoscia che tocca coloro che hanno vissuto la guerra non è niente rispetto alle reazioni delle nuove generazioni. Io ho avuto occasione di parlare con diversi studenti universitari che nella loro giovane età hanno già viaggiato nel mondo. Sono sconvolti, non hanno certezze, sono confusi nell’individuazione del nemico.
Per questo il mondo civile deve continuare a gridare con forza l’esigenza principale di pace e di sicurezza, perché la distruzione e lo sterminio rappresentano la reazione del momento che a volte è solo pretesto per nuove mani assassine.
Bush e gli altri potenti della terra, stanno prendendo in seria considerazione la possibilità di un nuovo attacco all’Iraq, accusato di preparare armi nucleari; confido che si possa trovare una strada diversa per impedire nuovi massacri.
Ogni spazio, ogni occasione deve essere utilizzata perché prevalga un messaggio di pace; la speranza che si possa trovare un fazzoletto di terra per palestinesi, curdi o popoli migranti del Sahara non deve morire, sarebbe la rinascita di un mondo più giusto.
Bologna, 12 settembre Maurizio Cevenini
Giovedì 27 giugno Giorgio Guazzaloca ha festeggiato il suo terzo anniversario da sindaco di Bologna. Lo ha fatto con il consueto appuntamento organizzato dalla "Tua Bologna" ai Giardini Margherita, invitando il mio amico Pier Paolo Cevoli in arte Palmiro Cangini, il famoso "assessore" di Roncofritto noto per il motto "fatti, non pugnette". Resta tutta l’attualità dell’evento straordinario di una vittoria inaspettata, basata sull’originalità della candidatura a 360° gradi, delle indubbie capacità di Guazzaloca, del disastro compiuto sul fronte avverso. Forse oggi è più difficile sostenere quelle posizioni perché il legame con i partiti di riferimento nella maggioranza, An e Forza Italia, si fa più stringente e quella libertà elettorale espressa tre anni fa sarà difficilmente riproducibile nel 2004. Voglio, però, cogliere lo spunto di quest’anniversario per parlare non tanto di programmi realizzati o meno dalla giunta, ma dei sondaggi che stanno fioccando sulla città e che, molto prevedibilmente, vedremo moltiplicarsi nei prossimi mesi.
Hanno iniziato i giornali, poi i partiti, ultima la Bpa, la società resa famosa per aver azzeccato gli ultimi risultati elettorali bolognesi.
Fatta la premessa che le domande poste ad un campione modesto, in termini numerici, di bolognesi in una particolare fase dell’anno, difficilmente possono dare un quadro obiettivo sullo stato di salute di un’amministrazione, vorrei soffermarmi su un punto sostanziale.
Parliamo di politica ed è chiaro a tutti che un sondaggio serve, per la parte più nobile, a prendere atto delle risposte, in particolare se sono un minimo dettagliate, per migliorare l’attività di governo o d’opposizione; in secondo luogo, non certo meno importante, per valutare il consenso potenziale in termini di voto.
Tutti questi sondaggi, non mi riferisco ad uno in particolare, si svolgono lontano da una competizione elettorale e necessariamente ruotano attorno alla figura del sindaco, per valutarne il grado di consenso sulla base dello stato di salute della città percepito dai bolognesi.
Un sondaggio, lo sappiamo benissimo, è altra cosa rispetto alla volontà di voto ed ancora diverso rispetto alle reali espressioni di voto che molto spesso smentiscono le previsioni più scontate.
Ma da tutto quello che si legge in questi giorni manca un elemento sostanziale per un’analisi completa: l’altro candidato o gli altri candidati.
Compito delicato per questo, al momento, sconosciuto personaggio perché dovrà contrapporre le sue proposte (fatti non …), confrontarle con quelle dell’attuale amministrazione e sottoporle al giudizio dei bolognesi. A quel punto, forse, riempita l’altra casella sarà più facile fare sondaggi.
Comunque, visto che per me la politica è prima di tutto rispetto dei ruoli, desidero augurare un buon anniversario al sindaco di Bologna.
Bologna, 26 giugno 2002 Maurizio Cevenini
Abbiamo consumato molti mesi di questo mandato per rivendicare le tante realizzazioni inaugurate dall’attuale amministrazione, ma frutto del lavoro meticoloso della precedente. In alcuni momenti forse si è quasi esagerato nell’ostinata rivendicazione della paternità di Piazza Otto Agosto, Sala Borsa, Palazzo Re Enzo, collegamenti viari e tanto altro.
Ciò che conta, e va detto in modo obiettivo e sereno, è che i bolognesi abbiano a disposizione preziosi gioielli, fruibili per chi a Bologna ci vive e attrattiva per i turisti. Le amministrazioni passano, le realizzazioni restano. E’ una frase molto in voga in mezzo ai dipendenti pubblici che hanno visto passare molti amministratori, più o meno capaci.
La vera preoccupazione è che prevalga, dietro la copertura di giuste esigenze economiche, la voglia di rendere i nostri beni più preziosi, contenitori per iniziative commerciali più che strumenti di cultura a disposizione di tutti.
Due esempi, per certi versi molto simili, sono Palazzo Re Enzo e Sala Borsa.
Per entrambi il lungo e costoso lavoro di ristrutturazione, possibile solo attraverso la grande opportunità di Bologna città della cultura, è stato accompagnato dal confronto e dall’analisi sulle difficoltà di gestione una volta entrati in possesso dei beni.
Oggi pare profilarsi la strada più semplice della prevalenza delle scelte economiche sui progetti culturali. Non è certo un tema che tocca solo Bologna, basta vedere cosa sta avvenendo attorno alla scelta del governo di attivare società specifiche per la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese. L’intento è nobile se non si traduce, come pare intravedersi, in una sorta d’agenzia immobiliare per la collocazione al miglior offerente di parte del nostro patrimonio. Tornando a Bologna la situazione che si profila non è certo così drammatica da pensare a dismissioni, ma è un fatto che Palazzo Re Enzo è ormai diventato a tutti gli effetti un centro congressi, praticamente fruibile solo in occasione di mostre. Per Sala Borsa che doveva diventare una biblioteca tra le più grande e tecnologicamente avanzate d’Europa, si profila, quando sarà a regime, la destinazione a centro commerciale con tanti libri in mezzo. Lo stesso marginale, ma significativo episodio della costruzione di una scala mobile nell’area destinata ai libri per ragazzi è un segnale preciso in questa direzione. A questo si lega la graduale chiusura delle preziose esperienze di quartiere.
Non è la solita polemica contro la giunta e la maggioranza di Palazzo D’Accursio, ci sono aspetti più importanti da contestare, ma credo che sul terreno delicato della cultura si stia snaturando l’impegno che si era preso candidando Bologna a capitale della cultura.
Bologna, 19 giugno 2002 Maurizio Cevenini
Nel corso dell’ultimo, turbolento consiglio comunale l’assessore Monaco, durante la replica sulla delibera relativa ai Piani di riqualificazione urbana ha ricordato a tutti che mancano due anni alle prossime elezioni ed è prematuro parlare di campagna elettorale. Verissimo e utile ricordarlo.
Questo avveniva a poche ore dai risultati dei ballottaggi nelle elezioni amministrative che, pur nella loro parzialità, vedevano risultati favorevoli al centro sinistra. Affermazione assolutamente relativa perché ogni comune ha una sua storia, la forza dei singoli candidati è determinante e via motivando. Diventa inevitabile, però, che davanti allo scontro frontale di Bologna dove Giunta e Consiglio Comunale non trovano occasioni di confronto e di dialogo si facciano paralleli con le altre realtà e il 2004 sia vissuto come l’occasione per ripristinare normali rapporti istituzionali. Di chi è la colpa? Per me è facile sostenere dell’arroganza della Giunta, per la maggioranza, naturalmente, per le posizioni aprioristiche della minoranza. Il dato certo è che con questa scelta, sicuramente voluta, gli uomini del dialogo sono stati schiacciati all’interno del proprio schieramento.
Continueremo quindi un balletto lungo due anni durante i quali chi governa andrà avanti in piena solitudine e l’opposizione, negli spazi che saranno concessi all’interno e soprattutto all’esterno del Palazzo, contrapporrà le proprie proposte candidandosi legittimamente a sostituire l’attuale maggioranza. In mezzo a questa sconsolante situazione mi pare che emerga all’interno della granitica maggioranza di Palazzo qualche dubbio sul reale consenso in mezzo ai cittadini amministrati se la lista del sindaco, e in competizione con essa Alleanza Nazionale, stanno allestendo tavoli e gazebo non tanto per informare sulle importanti scelte dell’amministrazione, ma per raccogliere segnalazioni e proteste dei cittadini.
Forse in mezzo a consiglieri e dirigenti di partito, si fa strada la sensazione che non basta affermare che va tutto bene; in particolare quando si sono sostenute posizioni particolarmente nette nei programmi elettorali, traffico e sicurezza ad esempio.
Almeno così ho capito dalla presentazione delle iniziative, se sbaglio sarà il severo direttore di questo giornale, o l’ironico Petronio, ad indicarmi la retta via.
12 giugno 2002 Maurizio Cevenini
Nel corso della discussione sui piani di riqualificazione urbana, iniziata lo scorso lunedì, gran parte degli interventi si è concentrata sulla zonizzazione 40: un’area tra le vie Baroni, Atti e Siepelunga a confine tra i quartieri Savena e Santo Stefano. Sicuramente la piega che ha preso la discussione, con la presentazione di almeno cinque ordini del giorno specifici ha messo un po’ in subordini il complesso della delibera, come argutamente osservato da Mazzanti, ma è evidente che l’area in questione rappresenta la proposta più eclatante dell’intero pacchetto.
La storia è nota. In un primo momento si prevedeva l’edificazione di una scuola poi, caduta l’esigenza per gli oggettivi dati sulla natalità, la proprietà ha avanzato, nell’ambito dei piani per il recupero d’aree in stato d’abbandono, una legittima richiesta d’edificazione per civile abitazione. Come spesso accade in questi casi i residenti vicini all’area in questione hanno sollevato delle eccezioni, costituendosi in comitato a difesa del verde. Solita difesa del proprio cortile? Forse. Resta che, vuoi perché a ridosso dell’area collinare, vuoi per la rivoluzione che l’intervento creerebbe anche in termini di traffico, vuoi per la forte motivazione dei promotori, l’iniziativa è dilagata e la raccolta di firme ha investito ampie zone dei due quartieri.
Tutto ciò ha messo in particolare fibrillazione i gruppi di maggioranza perché, a differenza d’altri casi, è difficile sostenere che il comitato sia strumentalizzato dai soliti comunisti, essendo la zona in questione ad alta intensità elettorale polista. Ecco perché, come ho detto in precedenza, ogni gruppo di maggioranza cerca, utilizzando il politichese addebitato tante volte alla sinistra, di presentare ordini del giorno contorti che senza avere il coraggio di opporsi alla realizzazione del progetto cercano di condizionarlo. Disgrazia vuole che il quartiere Savena, nonché un ordine del giorno dell’opposizione, dichiarano in poche righe di voler mantenere l’area nella situazione attuale.
Questa è la cronaca dell’intricante vicenda che vedrà il suo epilogo nel voto del prossimo consiglio comunale.
A conclusione di questo lungo preambolo vorrei lasciare i lettori con questa domanda: ricordate il cordolo della Via Emilia? Con quanta insistenza i cittadini di quella zona ne chiesero l’eliminazione e trovarono solo qualche documento pieno di ma e di se che si tradussero nel pesante voto negativo che tutti conosciamo. Per carità in questo campo tutti i paragoni sono inappropriati, però, forse ci troviamo, con l’area di Via Baroni, a fare i conti con il cordolo del Polo. Come spesso concludo, la risposta verrà dai bolognesi.
Bologna, 5 giugno 2002 Maurizio Cevenini
La scorsa settimana presso il TPO è andata in scena una rappresentazione sgradevole di intolleranza verso l’attore Valerio Zecchini e il consigliere comunale Massimiliano Mazzanti. Non farli entrare nel teatro è stata un’azione irresponsabile che in una città come Bologna non può avvenire e non è giustificabile.
Mi risulta che Zecchini in altre occasioni abbia partecipato a eventi in locali gestiti da centri sociali e un consigliere comunale, democraticamente eletto, può e deve frequentare tutti gli spazi pubblici.
Non ero presente e quindi non posso sapere quante persone hanno partecipato al picchettaggio davanti all’ingresso, ma diversi testimoni riferiscono che erano pochi e comunque una modestissima minoranza rispetto ai tanti ragazzi che frequentano quei locali. Una giustificazione? Ritengo di no. L’errore c’è stato evidente e macroscopico che dovrebbe essere recuperato da dichiarazioni di scuse da parte dei gestori, come è avvenuto da parte degli organizzatori dell’evento specifico di quella serata.
Fatta questa premessa ritengo che l’episodio, pur grave, si debba circoscrivere senza che ciò comporti azioni punitive.
Nelle prossime settimane il consiglio comunale sarà chiamato a votare diverse risoluzioni, la più netta e intransigente è quella che chiede di interrompere qualsiasi rapporto con i ragazzi del TPO.
I centri sociali hanno ottenuto dall’amministrazione comunale degli spazi sulla base di valutazioni politiche e di accordi che, come ebbi modo di dire all’indomani del 25 aprile e dei fischi al sindaco, non possono essere discussi ogni qualvolta alcuni esponenti del movimento mettono in atto azioni non gradite.
Comprendo sul piano politico la voglia da parte di AN e Forza Italia di marcare la propria presenza intransigente, ma amministrare impone atteggiamenti equilibrati e responsabili. Oggi nelle città occorre dare risposte ai movimenti giovanili non omologati che rivendicano spazi autogestiti, l’unico discrimine è l’uso della violenza contro le persone e le cose. Nonostante la gravità dell’ultimo episodio non mi pare che si sia superato questo limite.
Ps: piccola questione personale. Nella sua nota irruenza verbale Mazzanti ha impedito al sottoscritto, reo di non averlo fatto prima, di testimoniargli pur tardivamente la solidarietà personale e della presidenza del consiglio. Mi dispiace, ma ritengo fatte le debite proporzioni che anche lui abbia sbagliato.
Bologna, 20 maggio 2002 Maurizio Cevenini
Questa settimana, sempre ammesso che nelle altre lo abbia fatto, non intendo mettere in discussione una specifica iniziativa della Giunta, ma richiamare l’attenzione su un problema che si fa sempre più grave.
Presso l’Osteria dell’Orsa è nato l’ennesimo comitato territoriale con il titolo suggestivo "delle Torri e delle acqua"; è composto in prevalenza da commercianti di strade bellissime e suggestive della città, Goito, Mascarella, Marsala, Mentana, Belle Arti, Moline, Piazza S. Martino, che pur avendo il privilegio di essere nel cuore pulsante della città rappresentano, in questo momento, la periferia abbandonata.
Chi di noi le ha attraversate di giorno o di notte può apprezzare la straordinaria bellezza dei luoghi, ma anche lo squallore per il senso di abbandono e di degrado che si evidenzia.
Non voglio assolutamente pensare che vi sia in atto una strategia precisa di abbandono di questi luoghi a favore del quadrilatero anche perché esso stesso risentirebbe del graduale abbandono degli esercizi alla sua periferia.
Il centro vive se nella sua area vasta vi sono alternative di qualità in ogni tipologia commerciale, gastronomica o di svago. Per fare questo occorre che l’equilibrio tra accessibilità, vivibilità sicurezza sia di alto livello. Purtroppo, invece, criminalità e spaccio imperversano indisturbati nella zona, i controlli sono episodici ed è un fatto che la maggior parte degli esercizi commerciali lavora con le porte sprangate.
Sindaco e assessori, sono particolarmente irritati dalla proliferazione di comitati che nascono, a volte, su rivendicazioni personali, minime e marginali. In questo caso siamo di fronte ad un grido d’allarme serio che sarebbe grave sottovalutare.
Anche per l’opposizione il proliferare di cittadini che si auto organizzano rappresenta una sconfitta del proprio ruolo, ma non per questo vanno elusi i problemi e si evitano gli incontri.
Personalmente, per estrazione culturale e per convinzione, ho sempre creduto nel dialogo, nella tolleranza, nell’equilibrio, ma ora penso che occorra, anche nella nostra città, dare qualche segno concreto di volontà di far rispettare le regole e non considerare tragicamente inevitabile il degrado della città.
Davanti a queste evidenze non può valere il giochino dell’opposizione che critica e la maggioranza che difende, anche acriticamente. Il Comune deve attivare risorse importanti per animare e controllare le strade senza minimizzare, come tende a fare l’assessore Monduzzi; le forze dell’ordine, se pur già molto impegnate, devono intensificare la vigilanza.
Ai generosi cittadini che si impegnano nei comitati deve andare un particolare ringraziamento, in particolare da coloro che si limitano a registrare i problemi.
Bologna, 14 maggio 2002
Maurizio Cevenini
Periodicamente l’assessore-onorevole-presidente Raisi (l’ostentata citazione del cumulo delle cariche è esclusivamente frutto d’invidia e non giudizio politico) di ritorno a Bologna da un viaggio nella capitale o all’estero, lancia una provocazione.
La finalità è certamente positiva, ma i risultati ottenuti sono spesso peggiori del male denunciato.
E’ di questi giorni l’ultimo episodio scaturito da un dibattito al quale l’assessore ha partecipato, durante il quale ha lanciato quello che, anche a sinistra, pare essere lo slogan più coniato: Bologna, sveglia! Certo quando il grido disperato arriva da elettori di sinistra che vedono i propri rappresentanti poco efficienti o movimentisti ha un valore, quando usa gli stessi termini uno dei membri di punta del governo della città ha un peso molto superiore.
Per carità l’assessore fatta l’analisi dei mali che attanagliano la città che non decolla, si affretta a fare l’elenco dei nomi dei colpevoli: Regione, Provincia, Camera di commercio, categorie economiche ed altri.
Salva solo, e ti pareva, l’amministrazione della città, efficiente attiva e brillante, che si trova circondata da troppi freni se non addirittura, vedi il decentramento fieristico di Rimini, azioni precise contro Bologna a favore di amministrazioni di altro colore politico.
Sono convinto che la situazione non sia quella prospettata dall’assessore perché se non si delinea un quadro strategico di Bologna e la città pare quasi immobile, l’amministrazione comunale non può essere esente da responsabilità.
Ma vorrei, dalle pagine di questo giornale certamente più vicino di me all’assessore, ancora una volta porre a Enzo Raisi un quesito; fin dalle prime battute del mandato ho posto a quest’amministrazione, certamente di rottura rispetto al passato, il tema della possibilità di lavorare assieme sulle grandi questioni strategiche della città.
Lo feci dopo pochi mesi nella convinzioni che le grandi scelte strategiche si pianificano lontano dai momenti elettorali che obiettivamente rendono molto difficile il dialogo. In quel periodo non erano pochi gli esponenti di opposizione, ma anche fuori di palazzo d’Accursio, che guardavano senza pregiudizi la nuova giunta; ma gli schiaffi, politici naturalmente, non si fecero attendere in particolare verso coloro che propugnavano il confronto e la sensazione netta che ho tratto è che vi fosse una precisa strategia di arrogante isolamento per marcare le differenze.
Caro Raisi, sbaglierò certamente, ma oggi raccogliete quanto avete seminato, e le ultime accuse lanciate contribuiscono a peggiorare i rapporti con interlocutori fondamentali per la città.
Bologna, 8 maggio 2002 Maurizio Cevenini
Ci ha lasciato a soli 47 anni Pier Giorgio Nasi, consigliere comunale nella passata legislatura.
Dopo una lunga malattia, che non nascose a nessuno e contro la quale combattè tenacemente per anni, anche l’instancabile PiGi, come lo chiamavano gli amici, si è arreso.
Fu Presidente della commissione bilancio che seppe condurre con grande equilibrio e professionalità. Proprio lui che nell’aula del consiglio comunale, separando la funzione istituzionale da quella politica, fu strenuo oppositore combattendo per le sue idee con tutti i mezzi. Come capogruppo di rifondazione comunista sostenne battaglie importanti dentro e fuori dal Palazzo, convinto del ruolo fondamentale del consiglio comunale, ma anche della funzione dei consiglieri verso la gente.
Era testardo e tenace; fece una dura battaglia contro la privatizzazione delle farmacie, il progetto della stazione e ci trascinò in un referendum che fece conoscere a tutti attraverso un bel volume che raccoglieva tutti i passaggi di questa sua lotta.
A Giorgio non la davi a bere facilmente; si preparava accuratamente e ti incalzava con domande puntuali, riuscendo ad essere graffiante ed ironico. Imponeva i suoi tempi a consiglieri ed assessori e mi ha sempre dato l’idea di apprezzare molto questo suo ruolo istituzionale così lontano dalla sua tradizione politica di combattente. Annunciava i suoi periodi di cura con la forza di un leone che aveva deciso di combattere e vivere, giorno per giorno, con il male che lo aveva aggredito.
Una persona, un compagno sensibile, sempre disponibile dalla parte di chi soffre.
Si dilettava a scrivere poesie che leggeva nei matrimoni, come fece commosso e partecipe al matrimonio di Antonella, nostra collega e sua compagna di gruppo. Poi, sempre in quegli anni intensi il matrimonio con Francesca che lo addolcì ulteriormente senza fargli mai perdere il piglio fiero del combattente.
Credo che dalla politica abbia ottenuto poche soddisfazioni ma dalla gente e dagli avversari un grande rispetto.
Non rientrò in consiglio nel ’99 e tornò al suo lavoro negli uffici del S. Orsola-Malpighi, ma la passionaccia per la politica non la perse. Dai microfoni di Radio Città 103 e dalle pagine di Zero in condotta continuò ad incalzarci più forte che mai, fino alla fine.
E’ per questo che il consiglio comunale in uno dei momenti più veri e sinceri ha ricordato l’uomo, l’amico, l’avversario; e gli interventi che si sono susseguiti di tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo hanno reso commovente il ricordo.
Ci mancherai PiGi e non solo, come amavi ricordare sempre, perché eri un grande cuoco del pesce alla festa di Liberazione.
Bologna, 1 maggio 2002 Maurizio Cevenini
Alla vigilia della celebrazione dell’anniversario della liberazione, sulla nostra città sono piovute le polemiche, alcune classiche altre nuove.
Sul filone classico l’ennesima provocazione dell’onorevole Garagnani che, come amo sempre ricordare, rappresenta un faro di riferimento per quelli dell’altro schieramento politico; quando, infatti, mi succede d’avere dubbi sulle scelte della mia parte politica, arrivano le certezze di Garagnani a convincermi di essere dalla parte giusta.
Ancora una volta Garagnani utilizza una ricorrenza che rappresenta l’unità della democrazia repubblicana per tornare sulla polemica degli omicidi del dopoguerra, in particolare nel territorio della nostra regione; iniziativa particolarmente sgradevole all’indomani della visita del presidente tedesco alla comunità di Marzabotto, che ha voluto rappresentare un passo decisivo per la riconciliazione e il superamento di vecchi rancori. Ma Garagnani va preso così, possibilmente a piccole dosi.
L’altro avvenimento è stata la contestazione, prima annunciata e poi attuata, al sindaco della città, da parte dei centri sociali.
Il sindaco di Bologna rappresenta l’intera città e in particolare in occasioni ufficiali deve intervenire in nome di tutti. Riconosco a Guazzaloca di aver saputo ricordare l’anniversario della liberazione in modo equilibrato e appare quindi più sgradevole l’azione di disturbo al suo intervento.
Il dissenso e la contestazione fanno parte delle regole della democrazia e i politici devono essere preparati a subirli, ma non possono essere azioni indiscriminate e aprioristiche.
Il sindaco è sostenuto dal centrodestra e sappiamo che si ricandiderà con questo schieramento; alcune sue dichiarazioni sono state pesanti nei confronti delle opposizioni, delle manifestazioni dei lavoratori e sul piano politico, chi non la pensa come lui, deve dissentire in tutti gli spazi di dibattito democratico.
Tutto questo non giustifica un’azione negativa in un’occasione solenne e istituzionale come il ricordo del 25 aprile 1945. Si presta il fianco agli alleati politici del sindaco che, fin dalla loro investitura, lavorano per abolire queste forme di commemorazioni giudicandole rituali ed inutili.
Chi crede nei valori democratici, nati dalla lotta di liberazione, non può tenere atteggiamenti ambigui e nel difendere il diritto di svolgimento delle manifestazioni di piazza, di tutte, deve garantirne l’ordinato svolgimento.
Bologna, 25 aprile 2002 Maurizio Cevenini
Martedì scorso non è stato solo il giorno del primo sciopero generale dopo vent’anni, ma anche il battesimo dell’unificazione delle liste civiche La Tua Bologna e Governare Bologna.
Avvenimento sicuramente minore, ma per la nostra città di rilevante importanza.
Nel salutare da queste pagine l’avvenimento e augurando al neo gruppo buon lavoro, mi permetto di aggiungere qualche osservazione al dibattito che l’avvenimento ha aperto nel mondo politico e in città.
Ritengo opportuno nel momento in cui, di fatto, una delle due liste cessa di vivere segnale una differenza fondamentale tra le due.
La prima, quella di Salizzoni, nacque diversi mesi prima delle elezioni del ’95, attorno ad un progetto di città con diversi spunti che seppe raccogliere l’interesse di molti professionisti, urbanisti, giuristi, avvocati. Presentandosi alle elezioni, fu il classico esempio di lista civica sostenuta da un progetto unificante per i suoi promotori che inevitabilmente non trova, nello scontro tra gli schieramenti più forti un grande riscontro elettorale.
Nonostante questo il superamento abbondante della soglia del 3% fu un successo tangibile. In quella occasione, però, e in forma ancor più marcata nel ’99 la presentazione di liste raccolte prevalentemente attorno alla figura forte del candidato, Gazzoni prima Guazzaloca poi, hanno penalizzato sul piano elettorale quella forma originale di lista civica basata su un progetto concreto. Onde fugare equivoci parlo di un progetto che in gran parte personalmente non condividevo, ma che dava il senso di un’idea di città alternativo al governo del momento.
Quello che nasce oggi, forse più in linea con il sistema bipolare che si sta sempre più radicalizzando, è il superamento definitivo di quella forma meditata e complessa d’aggregazione civica. La lista unica diviene contenitore simbolico del sindaco con lo scopo esclusivo di sostenerne l’attività amministrativa e di comitato elettorale per la ricandidatura.
Più o meno come avvenne con la lista di Gazzoni, con diverso esito elettorale, che con la sconfitta del suo candidato scomparve dalla vita cittadina.
Compito comunque rilevante, ma diverso e ridimensionato rispetto alle ambizioni iniziali di Salizzoni e del suo gruppo d’amici.
Onde evitare repliche e smentite ribadisco che quella esposta è la mia modesta opinione che solo gli sviluppi dei prossimi mesi potranno confermare.
Bologna, 17 aprile 2002
Maurizio Cevenini
La settimana scorsa su queste pagine salutai il congresso nazionale di An come un avvenimento che simbolicamente superava anni di scontri frontali e consolidava, anche nella nostra città, la nuova stagione del bipolarismo e dell’alternanza. Non mi aveva stupito in questa direzione né l’intervento del sindaco né la rivendicazione orgogliosa, da parte di Fini, della storica vittoria del ’99.
Non mi sarei aspettato, invece, che l’atto di rilevanza politica più importante, successivo allo svolgimento del congresso, fosse la richiesta da parte di An e Forza Italia di interdire, su tutto il territorio bolognese, lo svolgimento delle feste organizzate dai partiti nei parchi. Sintetizzo e banalizzo il testo dell’ordine del giorno presentato, che è più articolato, ma la sostanza ha questo preciso obiettivo.
Un atto di una gravità politica straordinaria che rischia di compromettere i già difficili rapporti tra maggioranza e opposizione a partire da quelli istituzionali.
Non riesco a prevedere se ancora una volta ci sarà la frenata del sindaco o di qualcun altro di buon senso, resta il fatto che, quelli che parevano episodi isolati, rappresentano una strategia precisa di una parte consistente della maggioranza che governa Bologna.
La cancellazione del riferimento alla resistenza nello statuto, l’iscrizione sulla lapide del Due Agosto, la campagna politica contro l’uso del parco Nord e l’affondo di oggi si legano e rappresentano la volontà di dare una connotazione precisa alla Giunta di Bologna.
Non bastano più i piccoli passi occorre dimostrare che si cambia sul serio, che Bologna è lontana dalla tradizione comunista, come direbbe Berlusconi, rappresentata da quelle immense tavolate, con il fastidioso odore di ragù e tortellini e da quella musica che sa troppo di rosso antico. Spazziamoli via in fretta, in fondo le elezioni sono relativamente lontane e dopo ci penserà il sindaco a recuperare qualche rapporto a sinistra.
Forse, cari amici, avete sbagliato qualche calcolo, perché quelle feste, quegli appuntamenti sono frequentati da tutti e sono nel cuore dei bolognesi, compresi molti di quelli che vi hanno votato.
Ho visto che c’è stata qualche ribellione anche all’interno dei partiti proponenti, vedremo come andrà a finire.
Certo se in consiglio comunale prevarrà la fredda legge dei numeri le Feste dell’Unità e le altre di partito non si faranno più; sarà un motivo in più per resistere due anni e festeggiarne il ritorno, nella primavera del 2004.
Bologna, 11 aprile 2002
Maurizio Cevenini
Quando nel lontano 1974, in occasione della campagna referendaria per il divorzio, in quasi centomila occuparono Piazza Maggiore e zone limitrofe per impedire a Giorgio Almirante di violare la sacralità di Piazza Maggiore, io c’ero.
Non rinnego quegli anni in cui m’iscrissi al Partito comunista italiano e mi sembrava giusto che gli eredi del fascismo non avessero diritto di parola, in particolare a Bologna, vetrina del buon governo. Aveva poca importanza che il Movimento Sociale fosse rappresentato in Parlamento dopo regolari elezioni democratiche.
Erano anni di grande impegno politico, d’entusiasmo genuino e le convinzioni ideologiche erano più forti di qualunque tentativo di dialogo. Forse, però, c’era maggiore rispetto per l’avversario e il teatro della politica era meno ambiguo.
Di anni ne sono passati tanti da allora. I due partiti più rappresentativi della destra e della sinistra si sono trasformati, non solo nei simboli, ma soprattutto nei progetti politici, più adeguati alla vicenda storica del nostro tempo. In qualche modo, pur nella grande differenza di percorso e di storie, un filo comune ha legato i due partiti segnati dal sospetto anche negli anni dell’esperienza di governo; e potrebbe non essere una forzatura pensare che vi sono giunti più per eventi fortuiti che per la consapevole valutazione del corpo elettorale. Se si esclude la tragica stagione delle solidarietà nazionale e un giorno nel governo Ciampi, i DS sono giunti al guida del Paese attraverso la rassicurante candidatura di Prodi e il modo indiretto in cui D'Alema è diventato Presidente del Consiglio è altro rispetto all’investitura popolare. Sull’altro fronte è stato determinante lo "sdoganamento" di Berlusconi, e la conseguente tutela dello stesso, in occasione della candidatura a sindaco di Roma.
Rimane insomma la sensazione che quella volontà di isolamento sia rimasta, pur sotto traccia, nell’evoluzione politica degli ultimi anni.
In questi giorni "il nemico di allora" sceglie Bologna per celebrare il suo congresso. I motivi sono tanti, primo tra tutti la rivincita su una città che continua a votare in maggioranza a sinistra ma che nel ’99, attraverso il guizzo determinate di Guazzaloca, ha portato AN al governo della città. Fini e suoi vanno addirittura oltre, dando alla vittoria di Bologna un peso fondamentale sul risultato nazionale.
An, come è giusto che sia, troverà Bologna ospitale e cordiale verso una forza politica di governo che merita rispetto.
Questo non toglie che noi, quelli dell’altra barricata, augurando buon lavoro, faremo di tutto perché nel 2004 a Bologna vinca il centro sinistra. Non so perché, ma sarebbe più gradevole, per me, salutare il prossimo congresso dell’avversario sconfitto.
Bologna, 3 aprile 2002 Maurizio Cevenini
In queste ore di particolare tensione per Bologna, a pochi giorni dal feroce omicidio di Marco Biagi, è difficile affrontare altri temi. La città ha saputo rispondere bene, in modo compatto all’attacco del terrorismo. Anche la politica ha saputo svolgere in modo composto la sua parte, con la grande manifestazione di Piazza Maggiore.
In quella occasione ho apprezzato l’intervento del sindaco Guazzaloca che ha saputo rappresentare, con equilibrio, i sentimenti di tutta la città.
Anche per questo motivo mi ha stupito la decisione del sindaco di querelare il consigliere Delbono. Fatta salva la scelta assolutamente personale e legittima di adire alle vie legali, mi pare che l’iniziativa sia sproporzionata rispetto alle dichiarazioni del nostro collega ad un quotidiano cittadino.
Sovente avviene nei dibattiti e nelle dichiarazioni politiche, per rafforzare un ragionamento e proprie convinzioni, usare toni forti e sostenere paradossi, ne sono esempio i dibattiti nelle sedi consiliari e parlamentari.
Il consigliere Delbono, come tutti i consiglieri di Palazzo d’Accursio, ha il diritto-dovere di svolgere il proprio mandato in piena libertà e quando dal dibattito politico si passa alle aule giudiziarie perde la politica.
Per questo motivo, assieme al collega Benecchi, anche per il ruolo istituzionale che rivestiamo, abbiamo auspicato che il sindaco rivedesse la sua scelta accettando il confronto nell’aula consiliare, la più idonea per contestare le affermazioni di Delbono.
Anche al sindaco è capitato di esprimere giudizi pesanti su avversari politici e sappiamo che non ama troppo i dibattiti in consiglio comunale.
Ora però è importante che riveda la sua posizione accettando quel confronto diretto con le opposizioni che aiuterebbe a stemperare le tensioni.
Bologna, 27 marzo 2002
Maurizio Cevenini
A volte una città viene messa sottosopra da episodi che a prima vista appaiono futili e invece rappresentano tantissimo nel cuore dei cittadini.
E’ così che l’esonero di un allenatore di basket scatena una mezza rivoluzione e porta gran parte di un pubblico, definito il più corretto d’Italia, ad assediare il presidente e a ritardare l’inizio di una partita.
Quando uscirà questo articolo molto probabilmente si saprà di più sulla decisione di un imprenditore che alla guida di una compagine sportiva ha vinto tutto per merito del più grande allenatore mai esistito nel basket, e ha deciso di cacciarlo. Forse con una squadra un po’ meno forte non avrebbe centrato di nuovo tre obiettivi su tre, ma uno intanto lo aveva già raggiunto e in Europa veleggiava in testa. Più realisticamente, deve essere successo qualcosa di grave e non pubblicizzabile tra i due che ha fatto, come un raptus assassino, compiere un gesto apparentemente inconsulto.
Naturalmente auspico che il buon senso porti Madrigali a rivedere la sua posizione non solo per calmare la piazza ma nell’interesse della gloriosa Virus.
Lo sport, anche in una città tranquilla come Bologna, rappresenta molto sugli equilibri sociali ed economici della città. Almeno un quarto degli abitanti della nostra città è attivamente interessato alle sorti delle nostre principali squadre di calcio e basket e le istituzioni cittadine devono seguire con particolare attenzione i momenti di tensione che si verificano. Nel luglio dello scorso anno toccò al Bologna calcio subire una forte contestazione per le scelte di mercato, prima avvenne con la Fortitudo, oggi la Virus che pareva una macchina perfetta.
Le società sportive moderne rappresentano, a tutti gli effetti, aziende complesse regolate dal mercato ma a differenza di altre imprese stimolano interessi diffusi che possono mettere a repentaglio la stessa tranquillità di una comunità.
Naturalmente non voglio esagerare l’impatto di un episodio circoscritto, ma le immagini del PalaMalaguti mi hanno impressionato e ripeto l’amore sportivo che degenera in violenza ha esempi diffusi.
Il mondo politico deve riflettere e vigilare invitando, nei limiti delle proprie possibilità, gli imprenditori impegnati nello sport, a tener conto che quelle che gestiscono sono società atipiche perché le squadre restano patrimonio dell’intera città.
L’imprenditore che non capisce questo è pericoloso.
Bologna, 13 marzo 2002 Maurizio Cevenini
Tra meno di un mese si svolgerà nella nostra città il congresso nazionale di AN. Un appuntamento certamente importante per una forza che esprime il vice Premier e il rappresentante del governo in seno alla Convenzione Europea, chiamata a scrivere le regole di un’Europa sempre più unita non solo per la moneta.
La scelta di Bologna non è casuale. Per usare le parole del sottosegretario Urso, la vittoria del centro destra a Bologna è stata determinante per il risultato nazionale dello scorso anno e An vuole giustamente marcare la propria presenza nella coalizione che sosterrà, anche nel 2004, Giorgio Guazzaloca. Personalmente sono molto contento che AN, come ovviamente farà Forza Italia, abbia un approccio coerente anche sul piano amministrativo bolognese e si richiami alle regole del bipolarismo.
Sono in campo due coalizioni, più o meno litigiose, che a Roma come a Bologna si confrontano e presentano ai cittadini le proprie idee. A livello governativo come a Bologna ha vinto il centro destra mi auguro che la prossima volta l’esito si capovolga.
Detto questo, vorrei soffermarmi su alcuni temi, sicuramente al centro del dibattito congressuale, che dovrebbero interessare particolarmente gli elettori di An e di conseguenza buona parte dei lettori di questo giornale.
Per quel poco che ho seguito del dibattito di AN, da Fiuggi in poi, mi pare che i temi dell’unità nazionale, nell’ambito dell’integrazione europea, e della giustizia siano stati al centro dell’attenzione dei dirigenti e dei militanti.
Gianfranco Fini, reduce dall’ultimo abbraccio con Umberto Bossi, anche se meno caloroso di quello di Berlusconi, come motiverà l’alleanza ibrida con questa Lega dalla vocazione secessionista, che per sopravvivere sta alzando vergognosamente il tiro contro l’Europa? Sul conflitto di interessi - io ritengo non ci siano neppure le condizioni per la firma del Capo dello Stato su una legge incredibile - e sull’attacco di Berlusconi e Castelli ai magistrati non rischia, il partito che ha fatto della legalità e dell'unità del Pese le ragioni della propria svolta, di perdere buona parte della propria credibilità?
Sono interrogativi che un congresso dovrebbe affrontare, perché il rischio che il posto di potere faccia ingoiare qualsiasi nefandezza è molto alto.
Questo è capitato anche alla sinistra quando ha affrontato con troppa timidezza temi che erano al centro del proprio impegno politico.
Sono considerazioni in libertà che non hanno l’ambizione di fare cambiare opinione, ma stimolare il dibattito su scelte fondamentali per il nostro Paese.
Bologna, 6 marzo 2002
Maurizio Cevenini
Ormai non c’è più speranza. Lo scorso mandato, la disponibilità della maggioranza, forse eccessiva alla luce degli avvenimenti di questi giorni, aveva portato ad un confronto fruttuoso sulle regole e ad un coinvolgimento pieno del consiglio comunale sulle scelte strategiche del comune.
In questo mandato alcuni consiglieri, io mi metto tra questi, avevano tentato di lavorare per ottenere che il confronto tra i due schieramenti non fosse pregiudiziale, con l’obiettivo di rendere dignitoso il ruolo del consiglio, pur ridimensionato dalle competenze sempre più ampie in capo al sindaco.
Lunedì è svanita l’ultima possibilità di confrontarsi nella sede più alta della politica.
La maggioranza di centro destra, senza alcuna distinzione da parte delle liste civiche ormai definitivamente organiche al proprio schieramento, ha, di fatto, impedito ai rappresentanti della metà dei bolognesi l'esercizio del sacrosanto diritto di valutare il lavoro dell’amministrazione a metà del cammino.
L’ostruzionismo di una valanga di pretestuose domande d’inizio seduta, ha rappresentato la volontà di non riconoscere dignità all’avversario politico, che va contrastato con la forza e la convinzione delle proprie idee.
Si poteva fare di tutto, compresa la scena muta d’analoghe occasioni precedenti, ma sulla valutazione del programma di giunta è indispensabile affrontare l’aula senza furbizie e scorciatoie.
Ora può succedere di tutto. L’ostruzionismo incrociato, l’utilizzo esasperato dei cavilli del regolamento, fino al trionfale utilizzo della forza dei numeri della maggioranza.
Per la democrazia, e più terra terra per le persone chiamate pro-tempore a fare il consigliere comunale, è una sconfitta, la più amara.
Questo significa che la ventata di rinnovamento delle elezioni del ’99 lascerà ben poca cosa, se non una logorante campagna elettorale di due anni. Non mi sono mai permesso, a differenza di altri, di criticare l’atteggiamento personale dei miei avversari, ma almeno dai nuovi della politica, entrati in consiglio sulla scia di Guazzaloca, mi sarei aspettato un atteggiamento di maggiore disponibilità.
Ora non resta che spostare il confronto dalle aule alle piazze di Bologna, come avviene in tutta Italia per le scelte di forza del Governo Berlusconi. Lì almeno Casini prova a tenere una posizione d’equilibrio.
Chi si avvantaggerà dalla schermaglia politica, lo diranno gli elettori nel 2004; personalmente mi rammarico di questa conclusione.
Bologna, 27 febbraio 2002
Maurizio Cevenini
L’opposizione in consiglio comunale lunedì prossimo discuterà del bilancio di metà mandato della giunta Guazzaloca. Lo farà sfruttando uno stratagemma regolamentare perché, ancora una volta, il consiglio comunale è stato privato di un’occasione importante di dibattito franco, sulle realizzazioni del programma del centrodestra. I cittadini, naturalmente, sono già stati informati attraverso le conferenze stampa del sindaco che sono certamente utili ma non hanno il giusto contraddittorio che l’organismo principale del comune può esprimere.
Naturalmente mi auguro che la giunta e soprattutto i colleghi di maggioranza, colgano l’occasione per intervenire nel dibattito, ma è forte il timore che ancora una volta sia riconfermata la delega totale al sindaco.
Il nostro obiettivo è di analizzare in modo pacato e il più possibile obiettivo, basato su dati certi forniti soprattutto dalla macchina comunale, questi due anni di lavoro della giunta e del consiglio comunale, mettendo a confronto gli impegni elettorali dei reciproci schieramenti.
Riteniamo che questo sia il modo giusto di svolgere la funzione d’indirizzo e di controllo, che è propria di tutti i consiglieri comunali e che rende stabile il rapporto tra il sindaco eletto direttamente e l’assemblea.
Avremmo voluto, fortemente voluto, evitare questa forzatura nel confronto e sarebbe bastato che il sindaco Guazzaloca, per la prima volta da inizio mandato, ma nell’occasione più significativa, si fosse presentato ai rappresentanti di tutti i cittadini con il bilancio del suo lavoro fino ad oggi. Avrebbe ottenuto come in tutte le rare volte che si è rivolto al consiglio comunale e il confronto sarebbe avvenuto, nella dialettica delle posizioni, in modo corretto ed esauriente.
Ci rivolgeremo ai cittadini, con i mezzi a disposizione di un’opposizione democratica che esercita il suo mestiere, senza presunzione e con grande rispetto per l’avversario avversario nonostante, ancora una volta, decida di snobbarci.
Bologna, 20 febbraio 2002
Maurizio Cevenini
La settimana scorsa si è svolta la manifestazione dei comitati antismog, che è stata accolta con grande ironia dagli esponenti della giunta e della maggioranza del comune; anche buona parte della stampa è stata severa nella ricostruzione della giornata parlando di una scarsa partecipazione.
La spontaneità dei cittadini che da mesi stanno lanciando il grido di dolore per la situazione seria dell’inquinamento nella nostra città, ha portato ad organizzare un corteo nella giornata più improponibile e nell’orario più arduo per ottenere una grande partecipazione.
A differenza di quanto pensano i miei colleghi del fronte opposto, personalmente ritengo che la manifestazione abbia ottenuto un risultato molto positivo.
Il corteo ha visto l’attenzione di tanti bolognesi che transitavano per il centro di Bologna e anche i mezzi di comunicazione che hanno disquisito sul numero dei partecipanti hanno elencato i temi sollevati dagli organizzatori, riportandone ampiamente i pareri.
Come spesso accade, le iniziative coraggiose e d’avanguardia hanno effetti a distanza e fanno riflettere coloro che ogni giorno subiscono gli effetti delle scelte dei governanti.
Non voglio essere ipocrita e, pur avendo partecipato a quella manifestazione, mi metto tra coloro che usufruiscono abbondantemente dei privilegi e dei vantaggi che l’uso dell’automobile mi portano; nel contempo mi considero, come la stragrande maggioranza dei bolognesi, un rigoroso osservatore delle regole con il solo limite di trasgredire quando i furbi restano impuniti.
Questa è la colpa grave degli attuali amministratori di Bologna. Si annunciano e a volte si prendono iniziative per la tutela della salute ma non si ha il coraggio o la volontà di farle osservare pienamente con tutti i mezzi a disposizione. Sirio, su cui Berselli e compagnia ci ha fatto sputare sangue per sei anni, oggi è disponibile per tutelare i cittadini e i vigili della nostra città.
Forse se la situazione diventerà più grave e i sondaggi elettorali lo permetteranno sarà attivato verso la fine del mandato quando gli alleati del sindaco potranno ululare alla luna, tanto i giochi delle candidature saranno già fatti.
La sufficienza con cui la giunta e il sindaco guardano a queste iniziative mi ricorda qualcosa di non molto lontano nel tempo.
Anche noi fummo, in troppe occasioni, disattenti e ironici sulle proteste dei pochi che si mettevano in gioco. Era la punta dell’iceberg dello scontento che montava e che poi si tradusse nell’inattesa sconfitta elettorale.
Bologna, 12 febbraio 2002
Maurizio Cevenini
Una rubrica d’attualità come questa è giusto che si occupi del fatto più eclatante della settimana. Ovviamente per il centro sinistra l’argomento è Nanni Moretti, ma, un po’ per schivare l’oliva e un po’ per l’interesse dei bolognesi, parlerò di buchi.
Mi riferisco in primo luogo all’allagamento di Via D’Azeglio anche se ho l’ambizione di allargare il tema ai progetti, più o meno realizzabili, della giunta. Intanto sul caso è inutile lo scarica barile dei protagonisti, committente, Comune, Seabo; è evidente che ci troviamo davanti al classico concorso di colpa tra enti pubblici e privati che, incalzati dai tempi, hanno affrontato in modo superficiale un intervento all’apparenza banale. Ci sarà sicuramente una doverosa inchiesta che accerterà le responsabilità di chi ha provocato il danno ed eventuali ritardi nei soccorsi. Certo fa sorridere che l’unico tratto di strada veramente chiuso al traffico, con il parere unanime di tutti, e quindi immune alle diatribe sulla viabilità, si trovi al centro di una polemica per un intervento legato al trasporto pubblico.
Vengo però alla parte più seria del ragionamento che vorrei sviluppare.
La giunta Guazzaloca si sta caratterizzando per i grandi progetti, in parte solo annunci, sulla viabilità futura, ipotecando impegni sul piano finanziario mostruosi per chi sarà chiamato a governare negli anni successivi.
Tram, metropolitana, buco della collina comporterebbero, qualora i progetti precedessero, un’operazione di "trivella continua" che per dieci anni metterebbe a soqquadro la città, distruggendone il già difficile equilibrio; se a questo aggiungiamo che, nell’approssimarsi della scadenza elettorale, la miopia da isolamento che caratterizza l’amministrazione porterà all’assoluta incomunicabilità con il territorio confinante, il quadro si fa ancora più cupo.
Sul piano tecnico, pur rispettando gli esperti, ritengo che sia un errore pensare di affrontare il métro, nei tracciati e nelle percorrenze ipotizzate, per la conformazione del nostro sottosuolo e mi auguro sinceramente che quest’amministrazione non assuma impegni tali compromettere il futuro di Bologna. E qui penso seriamente agli equilibri finanziari. I cittadini, fuori d’ogni demagogia, sono già tartassati a sufficienza da non dover sopportare nuove addizionali per strumenti di dubbia utilità.
La rivoluzione che l’emergenza ambientale imporrà nei prossimi anni deve vedere azioni mirate e prudenti, coperte da finanziamenti certi. Ho il timore che questa giunta non abbia piena consapevolezza delle sua debolezza programmatica.
Bologna, 6 febbraio 2002
Maurizio Cevenini
Prima di approfondire il ragionamento, onde evitare che l’acuminato Petronio si accanisca su di me con il solito editoriale, ricordo a me e ai lettori che le tristi vicende romane dell’Ulivo dovrebbero esimermi dal criticare gli altri, ma, su questo giornalaccio di destra, devo fare la mia parte.
Con tutto il rispetto non credo che la presidenza del quartiere Saragozza rappresenti, in sé, un incarico tanto significativo da fare esplodere un caso che, se non porterà a querele personali, certamente minerà fortemente i rapporti tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Infatti in ballo non c’è la sorte di un quartiere e dei destini dei suoi abitanti ma assistiamo ad una vera e propria resa dei conti, interna ed esterna, ai due partiti.
Ho ricordato in più occasioni come la visibilità del sindaco, unita al modo con cui ha vinto le elezioni amministrative, rende lo spazio sempre più stretto alla giunta, ai singoli consiglieri e ai responsabili di partito. Questo disturba moltissimo gli esponenti locali di Forza Italia e AN, schiacciati tra l’impossibilità di avere un candidato alternativo e più funzionale ai propri progetti e Ancora una volta il centro destra, a Bologna, si scanna per una poltroncina.
l’inevitabile erosione di voti da parte della lista del sindaco.
I posti, più o meno ambiti, di potere sono saldamente nelle mani di Guazzaloca e dei suoi designati e quindi anche il rione fa gola, al punto di perdere la testa e reagire scompostamente a ogni manifestazione dell’avversario-alleato. In questo contesto va apprezzata, sul piano dell’astuzia politica, la componente sulla carta più debole del polo, il ccd, che coperta e diluita nella lista civica si permette di richiamare gli alleati ad un maggior senso di responsabilità.
Ci stiamo insomma avvicinando rapidamente ad una campagna elettorale che si preannuncia molto anticipata, non solo da sinistra, e i segnali si faranno sentire in occasione dei congressi annunciati.
Non a caso i bolognesi hanno fortemente voluto il congresso nazionale di AN a Bologna, certo per il valore altamente simbolico della conquista della città rossa ma soprattutto per avere più spinta nella sfida con il partito del cavaliere.
Un disperato segnale d’esistenza in vita dei partiti, rispetto all’invadenza della lista civica.
Intanto la città svivacchia tra le emergenze che, come direbbe il saggio, non sono né di AN né di Forza Italia.
Bologna, 30 gennaio 2002 Maurizio Cevenini
Il Sindaco di Bologna, nei giorni scorsi, ha compiuto l’atto dovuto di scrivere, ai promotori della raccolta di firme per il referendum contrario all’erogazione del buono scuola, che il comitato dei garanti nella maggioranza dei suoi membri ha giudicato inammissibile il quesito proposto.
Parlo di atto dovuto perché il comitato dei garanti è un organismo, previsto dallo statuto e dal regolamento del nostro comune, deputato all’espressione di questo parere.
Detto degli atti formali mi sento di riportare i passaggi di questa vicenda che, a mio parere, segna una pagina negativa dell’attività amministrativa del comune di Bologna.
Tutti sanno che su questa vicenda dei buoni scuola, applicati con diversi criteri in varie parti d’Italia, e più in generale sul ruolo e i rapporti tra scuola pubblica e privata i pareri sono tanti e diversi; in tutto il Paese è in corso un dibattito culturale, in parte ideologico, che attraversa gli schieramenti politici e s’intreccia con la discussione in Parlamento, negli Enti locali e nelle scuole sulla contestata o osannata, secondo i gusti, riforma Moratti.
Personalmente non m’iscrivo tra gli oltranzisti della battaglia contro i buoni scuola, e proprio per questo mi sento di analizzare questa vicenda con il dovuto distacco.
Ad inizio mandato il Consiglio Comunale avrebbe dovuto rinnovare il Comitato dei Garanti che, tra l’altro, nel frattempo aveva perso per motivi diversi due membri.
Ci dimenticammo, e per questo mi assumo come dovrebbero fare anche altri, piena responsabilità.
Non solo; quando ci accorgemmo, stimolati dalle richieste per il primo referendum del mandato, appunto i buoni scuola, perdemmo altro tempo per le schermaglie trai partiti per la nomina dei successori dopo il rifiuto, legittimo, di un membro dei tre in carica di dare parere in presenza di quest’impasse. In vacanza del comitato, dopo diverse sollecitazioni, i promotori del referendum avviarono la raccolta di firme, a proprio rischio naturalmente su un quesito che, sempre a mio parere, sul piano tecnico appariva chiaro e rispondente ai criteri comunali.
Sono state raccolte novemila firme, frutto di un lavoro intenso e dell’adesione convinta di tanti bolognesi. Oggi quelle firme, oggettivamente rappresentative di un impegno democratico, sono carta straccia.
Sul piano formale e burocratico la decisione resta ineccepibile, sul piano politico e del rapporto con il cittadino l’amministrazione e i suoi organi, compreso quello di cui faccio parte, escono molto male, sicuramente sconfitti anche se qualcuno canta vittoria.
Bologna, 23 gennaio 200
2Maurizio Cevenini
Ad inizio anno arrivano le statistiche e i consuntivi dell’anno precedente.
Ogni settore della vita pubblica viene sezionato e analizzato da esperti, più o meno autorevoli, che stilano classifiche tra le pubbliche amministrazioni.
Inevitabilmente scattano i confronti e le polemiche anche tra chi si trova in buona posizione, ma ha segnato un qualche arretramento, seppur marginale.
Bologna è tra quelle città che rispetto all’anno precedente ha ceduto qualche posizione in generale e molte sul piano della sicurezza.
Da qualche settimana la Giunta e la maggioranza, arrampicandosi un po’ sugli specchi, accampano scuse per dimostrare che i dati non sono credibili perché la nostra città è molto più sicura di anni fa.
Naturalmente tutto questo fa parte delle normali dinamiche del dibattito politico, ma ciò che conta è cosa pensano veramente gli operatori, i cittadini, gli stessi tutori dell’ordine.
E’ proprio su questo punto che vorrei soffermarmi partendo dalla convinzione che non sia possibile che i bolognesi siano appagati dalla situazione attuale.
Credo di parlare a ragion veduta perché ho assistito e partecipato alle stesse discussioni durante il mandato amministrativo di Vitali; in quegli anni ogni occasione era buona, e la pubblicazione dei dati statistici era particolarmente allettante, per attaccare il sindaco e l’amministrazione.
I cittadini protestavano, le categorie economiche smaniavano, i giornali facevano inchieste.
Dall’elezione di Guazzaloca, ammesso che la tesi suffragata dai numeri sia esatta, a fronte di gravi problemi sulla sicurezza e vivibilità in città le reazioni sono marginali.
Una sorta di assopimento generale avvolge tutti: gli elettori del polo, grandi urlatori in campagna elettorale, forse temono di indebolire il loro sindaco richiamandolo proprio sul tema vincente della sfida elettorale borbottano piano, gli elettori dell’Ulivo sono forse timorosi di attaccare sul tema che, uno strano luogo comune, vuole più caro alla destra.
La conclusione è che su Vitali giungevano bordate impietose, sull’attuale sindaco certamente molto più abile a presentarsi sul mercato, anche davanti a dati inconfutabili, solo qualche timido e leggero segnale.
Trovo questo molto strano e curioso e voglio sottoporlo all’attenzione dei lettori.
Bologna, 17 gennaio 2002
Maurizio Cevenini
Nei giorni scorsi il giornale più letto della città ha dedicato due pagine nazionali a Bologna sul tema della sicurezza. Uno spazio di grande rilievo lo ha occupato il nostro sindaco elencando in una specie d’editoriale, tutti gli atti positivi che l’amministrazione ha svolto.
Pur essendo legittima la volontà del primo cittadino di evidenziare gli atti assunti come i migliori possibili, mescolando minuziosamente interventi relativi alla viabilità ad altri che toccano la vivibilità in città, non credo che Bologna sia quella descritta.
Naturalmente saranno gli elettori a giudicare l’operato dell’amministrazione ma visto che l’inchiesta del Carlino era centrata sulla sicurezza mi permetto di contestare alcuni passaggi.
Va ricordato che la campagna elettorale del sindaco e del polo di centro destra si è caratterizzata per il forte impegno sulla sicurezza, al punto d’individuare un apposito assessorato dedicato all’argomento, ritenendo che un dirigente di Polizia come Preziosa fosse l’uomo giusto per l’incarico; l’esperienza è durata poco e con l’avvento di Monduzzi penso che si possa affermare che si è chiusa per sempre. Se in Preziosa vedevo il pericolo di una eccessiva militarizzazione del corpo di Polizia Municipale oggi con Monduzzi e le sue dichiarazioni fatalistiche: "più di così non si poteva fare" il comune ha abdicato ad un ruolo su questo delicato terreno.
La sicurezza nelle città è il tema più difficile che le amministrazioni si trovano ad affrontare e mi guardo bene dal dire, come invece ha fatto a piene mani qualche mio avversario politico, che Bologna è invivibile. Bologna ha le difficoltà tipiche delle città medio grandi del nostro Paese che non hanno saputo attrezzarsi per tempo davanti ha fenomeni giudicati di micro criminalità, sottovalutando il fenomeno e le relative conseguenze sul piano delle relazioni sociali. Le forze dell’ordine hanno un ruolo primario e ben definito ma senza un proficuo rapporto con il governo della città ogni iniziativa diventa episodica e lascia fasce di territorio scoperte.
La sinistra non è immune da questa critica e a Bologna ne ha pagato le conseguenze. L’attuale amministrazione non ha apportato miglioramenti e credo che nessun bolognese, od occasionale visitatore, possa affermare che in questi due anni il centro storico e più in generale la città sia più sicura.
Bologna, 9 gennaio 2002
Maurizio Cevenini