26conscom 003.jpg (164751 byte) 26conscom 022.jpg (166147 byte) 26conscom 023.jpg (165384 byte) img/11maggio1 031.jpg (154830 byte) 20maggio1 015.jpg (127897 byte)

 

Guida alla lettura del sito: ogni icona che trovate qui sopra vi porterà a scoprire il mio mondo. La prima pagina contiene le opinioni più recenti, ma con un po' di tempo potrete incontrare personaggi nuovi che vivono nel sito... e in me. Buon viaggio.  m.c.  

OBIETTIVO CONTROLUCE

OBIETTIVO 2002

 

 

Come incursore per conquistare consensi

Resistenza: una resa dei conti rinviata

Una montagnola elettorale

Elezioni in controluce

La clava della giunta sul volontariato

Voglia di vincere

Riccomini è un simbolo per la nostra città

Mattone su mattone

Un uomo solo al comando

Ripartire da Bologna

Come riprendere un dialogo?

Sono tutti nostri vigili

LIBERO DI ESSERE SECONDO

Piazza Maggiore e i bolognesi

Il pasticcio

un minuto di silenzio

La resa dei conti

Barbari feroci

Caro Petronio

Il caos da fluidificazione

Il giornale di riferimento

Mettiamo fine alla sceneggiata

Morandi e Sala Rossa

ROCCO E I SUOI FRATELLI

L’impotenza del consigliere

La svolta

Ingoierete anche questo rospo

Ancora su Dozza

Per Ivan

La chiarezza di Monaco

Basta con le provocazioni

Scontro totale

Quelle inutili statistiche

 

Quelle inutili statistiche

Alla fine dell’anno, come consuetudine, assieme al presidente Marchetti abbiamo presentato il consuntivo di fine anno dei lavori consiliari La meticolosa ricostruzione degli atti predisposta dalla nostra segreteria ha dimostrato quanto inteso sia stato il lavoro prodotto dai consiglieri comunali in sede di commissione e in aula.

Ovviamente gran parte degli argomenti erano stati ampiamente ripresi dagli organi di stampa durante l’anno e quindi inevitabilmente la sintesi della conferenza stampa ha riportato i due elementi di novità: la polemica tra me e Marchetti sul rapporto tra giunta e consiglio e le statistiche di presenze e votazioni.

Sul primo punto devo precisare che tra me e il presidente c’è rispetto reciproco e piena collaborazione, elementi che hanno permesso al consiglio di svolgere con proprietà i suoi compiti; è evidente che di fronte a decisioni che non trovano l’unanimità, in particolare sulle procedure, si crea un conflitto istituzionale che in alcune occasioni ha prodotto tensioni. Mi sono permesso di sostenere che il nostro consiglio, soprattutto per un certo atteggiamento di sufficienza da parte della giunta, ha raggiunto punte polemiche tipiche dell’ultimo tratto di mandato, quando la politica prevale sull’amministrazione. Riporto questi aspetti per evidenziare quanto sia partecipata, anche se un po’ frustrante, l’attività dei consiglieri comunali.

Questa premessa mi serve per affrontare il tema della statistica delle presenze che, inevitabilmente, ha monopolizzato il resoconto sulla stampa per l’attrattiva che desta ogni dato sintetico sul lettore.

Premesso che è doveroso essere presenti il più possibile nelle aule consiliari, devo ammettere che per alcuni consiglieri la freddezza dei numeri può essere ingenerosa.

Ricordo che se il numero di presenze alle sedute può essere limitativo per rappresentare l’assiduità dei consiglieri, la somma delle votazioni non rende merito alla qualità delle presenze.

Il mezzo elettronico, che permette di conteggiare tutte le volte che è premuto il pulsante-voto, somma indistintamente verifiche di numero legale, ordini del giorno sull’universo e atti di straordinaria rilevanza per la nostra città, primo tra tutti il bilancio.

I consiglieri vanno valutati, e lo faranno gli elettori, per il lavoro che producono non solo in aula ma anche nelle commissioni e la qualità si misura sugli interventi e le proposte più che nel voto.

Accolgo quindi le obiezioni di diversi colleghi che si sono lamentati dell’esposizione cruda delle cifre e ritengo che forse sia giusto interrompere questo modo di esporre periodicamente i dati, concentrando la nostra attenzione sulla sintesi del lavoro prodotto.

 

Scontro totale

Sono tra i responsabili dell’ultima revisione dello statuto e del regolamento del Consiglio Comunale, e quanto scriverò può risultare in contraddizione ma la politica è fatta di queste cose.

Il consiglio ha uno strumento prezioso e utile, gli interventi d’inizio seduta e le domande d’attualità, per permettere a tutti i consiglieri di evidenziare fatti avvenuti nell’ultima settimana e chiedere spiegazioni alla giunta.

E’ un’opportunità che utilizzano in particolare le minoranza per chiedere conto all’esecutivo di scelte fatte o da fare che non passerebbero per il dibattito delle commissioni; naturalmente, seppur in misura minore, anche i consiglieri di maggioranza svolgono interventi e domande ed in questo caso, di norma, permettono all’assessore di turno di fare bella figura.

Sia io che il presidente del consiglio abbiamo, da inizio mandato, utilizzato con grande elasticità questa norma del regolamento permettendo ai consiglieri di parlare di tutto ed ogni tanto capita che lo spazio sia utilizzato per finalità politiche più che amministrative.

Succede, quindi, che il capogruppo di An, Galeazzo Bignami interpelli l’assessore Raisi che è anche il responsabile di An a Bologna per chiedergli, retoricamente, spiegazioni sulla ormai famosa festa del Parco Nord durante la quale gli organizzatori pare abbiano consegnato ricevute scritte a mano a favore del gruppo Due Torri. Il fatto esiste, pur non essendone informati i potenziali destinatari, ma c’è modo e modo per segnalarlo.

Il capogruppo di An, partito di governo a Bologna e nel Paese, è perfettamente consapevole che la denuncia di un episodio, grave ma marginale, assume una valenza politica superiore se sbandierato in apertura di un consiglio comunale con un botta e risposta scontato con il proprio assessore di riferimento.

Non vorrei essere frainteso parlando di un’iniziativa che sul piano formale è assolutamente legittima, ma spinge ad un clima di forte conflitto tra gli schieramenti e si collega ad altri episodi già segnalati nel numero precedente.

Un clima avvelenato, nel quale si parla sempre più spesso di magistratura che di amministrazione, non serve alla città e non qualifica il lavoro dei partiti e dei gruppi consiliari.

Bologna, 19 dicembre 2001

Maurizio Cevenini

Basta con le provocazioni

A Bologna, fortunatamente, in questi ultimi anni non si è assistito ad episodi di violenza politica. La criminalità micro o macro che sia non è mancata, anzi tende a crescere ma su questo, anche se il bilancio dell’assessorato alla sicurezza è deludente, c’è unità d’intenti tra forze dell’ordine, politica e cittadini. Sugli episodi di violenza legati direttamente o indirettamente alla politica le divisioni ci sono e ad ogni episodio si moltiplicano le occasioni di scontro.

In questi ultimi giorni alcune azioni provocatorie e irresponsabili hanno creato le condizioni per un aumento della tensione politica, già scossa dagli avvenimenti nazionali e internazionali.

Il primo, certamente il più grave, è il cosiddetto telefono spia dell’onorevole e consigliere comunale Garagnani. L’iniziativa in sé è stata ampiamente sconfessata sul piano politico da molti esponenti del centrodestra e oggettivamente, dopo lo scoop dei primi giorni, sarebbe lentamente terminata;

Anche perché non mi risulta che siano molti, genitori e studenti, disposti alla delazione arbitraria rivolta ad un interlocutore istituzionale incompetente sull’eventuale oggetto della denuncia.

Ho più volte avuto occasione di affermare che l’esistenza dell’on. Garagnani, con le granitiche certezze e la chiarezza espositiva dei suoi interventi, mi convince che la scelta di essere sull’altro fronte politico è giusta.

Ma non mi piace l’incitazione alla rissosità insita in questa sua proposta e c’è voluto poco perché qualche furbo, il buon Monteventi non può controllare tutto il suo movimento, abboccasse con l’azione più ingenua: la classica torta in faccia. Ma subito dopo sono arrivate le bastonate di reazione e fortunatamente ci si è fermati qui.

L’altro fronte mi pare lo voglia aprire AN, forte della posizione di governo, nel contestare con i suoi massimi dirigenti locali, le forze dell’ordine ree di troppa tolleranza nei confronti delle manifestazioni della sinistra e troppo dura con i neofascisti di Forza Nuova.

Anche su questo terreno occorre un più alto senso di responsabilità nel pesare le dimensioni dei fenomeni perché Bologna non è Genova e l’azione del Prefetto e del Questore, ma anche del Sindaco su questo aspetto, improntata alla prudenza sono più efficaci delle azioni muscolari.

Bologna, 11 dicembre 2001 Maurizio Cevenini

 

La chiarezza di Monaco

Ho apprezzato molto la chiarezza dell’intervento di Carlo Monaco.

Spazzando via i venticelli dell’ambiguità che percorrevano il Palazzo, l’assessore ha detto le cose più ovvie: la maggioranza che ha vinto nell’indimenticabile ’99 non si cambia e si riproporrà nel 2004 con lo stesso candidato sindaco.

Nel cuore del suo articolo, usando parole ancora più chiare, ha dichiarato che le ragioni del bipolarismo si sono affermate nel modo più netto e irreversibile anche nella politica nazionale".

Personalmente tutto ciò mi era chiaro da tempo ma è bene che in politica vengano usate le parole più semplici, a volte scontate, per convincere, usando sempre le parole di Monaco, "quei pochi che ancora non lo avessero capito".

Ovviamente da Monaco mi divide la valutazione sui movimenti e comitati nati in città a difesa della vivibilità in quanto non strumentali alle forze d’opposizione, ma segno di un malessere reale.

Non è scandaloso, anzi è sano, che tra maggioranza e opposizione vi siano programmi e progetti alternativi per la città e questo è sempre più evidente sulle cose concrete: viabilità, sicurezza, servizi. Sarà su questo che i bolognesi decideranno chi rappresenta il vecchio o il nuovo, sempre ammesso che questi termini abbiano senso se usati in modo discrezionale.

Comunque nessuna opposizione pregiudiziale come abbiamo dimostrato dichiarando la disponibilità ad un’azione concertata sulle grandi opere che toccheranno la nostra città nei prossimi anni; purtroppo ogni segnale di volontà di confronto è stata rigettata da Giunta e maggioranza, ma anche questo può far parte di una legittima strategia volta a delegittimare l’avversario politico.

Non importa; con calma e pazienza lavoreremo in questi anni per la costruzione del programma con cui candidarci alla guida del Comune quando nel 2004 i cittadini si troveranno due schieramenti ben definiti e distinti: centrodestra e centrosinistra.

 

Bologna, 4 dicembre 2001

Maurizio Cevenini

 

 

Per Ivan

Ad inizio novembre, in occasione della partita Bologna Fiorentina, in molti si sono chiesti chi era quel ragazzo timido e schivo seduto tra i Sindaci di Bologna e Firenze al centro della tribuna centrale; il suo nome è Ivan Dall’Olio, un ragazzo come tanti con la passione per sua squadra del cuore, che il 18 giugno del 1989 durante una trasferta a Firenze fu gravemente ustionato da una molotov gettata dal delinquente di turno sul treno dei tifosi. Negli anni successivi gli incontri tra Bologna e Fiorentina, purtroppo non solo quelli, hanno vissuto momenti di grande tensione, parzialmente sopiti nell’ultimo anno da un’altra tragedia che lega il calcio delle due città, la tragica morte di Niccolò Galli. Quando nel 1996 iniziammo come consiglieri comunali a svolgere incontri di calcio con gli altri comuni scegliemmo proprio  Firenze, anche in ricordo di quell’episodio, come prima città con qualche illusione di dare un contributo, con le nostre ridicole partite, a stemperare gli animi.

In questi anni Ivan è stato sottoposto a delicatissimi interventi che lo hanno aiutato a riprendere una vita normale, pur nella consapevolezza di dover portare per sempre sul viso i segni della stupidità degli uomini.

Oggi Ivan ha bisogno del sostegno morale ed economico della sua città ed è per questo motivo che si è rivolto al comune, al sindaco non per chiedere l’elemosina ma perché ci si ricordasse di lui.

Il comune di Bologna e il comune di Firenze hanno dichiarato la loro disponibilità pensando a diverse iniziative, la prima simbolica è la raccolta dei gettoni di presenza della seduta di lunedì scorso; ma non basta: occorrono altre idee ed iniziative, non solo per aiutare un ragazzo a riprendersi la vita, ma anche per far crescere una cultura di tolleranza e rispetto, in particolare nei giovani.

La politica può fare molto perché su questi temi, abbandonando le rigide divisioni a volte imposte dal copione, può esprimere il meglio di sé lasciando una traccia positiva del suo passaggio.

Bologna, 28 novembre 2001 Maurizio Cevenini

 

Ancora su Dozza

In queste ore si è saputo ufficialmente che giovedì 29 novembre alle ore 11,30, nella sala del consiglio comunale avverrà la commemorazione del sindaco Dozza; non avverrà davanti al consiglio comunale formalmente convocato, come personalmente avrei preferito, ma rimane un appuntamento di straordinaria importanza che il sindaco Guazzaloca ha voluto contro il parere d’ampi strati della sua maggioranza. Se il vice sindaco Salizzoni non avesse bruciato la notizia, probabilmente vi sarebbe stato l’atto più coraggioso del confronto consiliare, ma la maggioranza a Bologna è di centro destra e neppure l’autonomo e autorevole sindaco ha potuto spingere fino a tanto lo strappo. Certo è un occasione perduta perché sarebbe stato utile, sentendo i pareri di tutti gruppi consiliari, confrontare le diverse valutazioni su vent’anni importanti della storia amministrativa di Bologna anche se buona parte di queste sono state espresse nel dibattito sui giornali.

Giuseppe Dozza era prima di tutto un consigliere comunale, il capolista del suo schieramento politico; l’elezione a sindaco avveniva nell’aula consiliare con l’espressione di voto dei consiglieri, l’avvicendamento con Fanti avvenne durante il suo ultimo mandato senza che gli elettori venissero di nuovo chiamati al voto.

Forse è per questo motivo che aveva alto il rispetto verso l’assemblea consiliare, ne ascoltava i dibattiti, forse non privi di momenti noiosi come i nostri, e coglieva più volte l’occasione per accogliere spunti e osservazioni degli avversari. Questo è ciò che raccontano i suoi vecchi compagni di partito e molti oppositori in consiglio comunale.

Era un comunista, e non se ne vergognava di certo, si confrontava prima con i suoi compagni di partito, dentro e fuori l’aula consiliare, ascoltare gli umori della gente, forse sapeva fare sondaggi ma poi sulle grandi opere tesseva la tela del confronto con chi era opposizione a Bologna ma al governo nel Paese. Fu lungimirante in questo perché pur avendo i numeri per governare, in presenza di una divisione ideologica fortissima, ottenne spesso consensi più ampi del suo schieramento. Il tutto nella saldezza dei principi e della separazione netta tra destra e sinistra.

Altri tempi, non ho il minimo dubbio. Ma in questi giorni che siamo chiamati a ripensare a quei tempi, fa un po’ sorridere l’appello dell’assessore Monaco sulla concertazione per le grandi infrastrutture; ci fu qualcuno che, libero da pregiudiziali, questa via la propose ad inizio mandato, quando non ardeva il fuoco della polemica e si poteva recuperare tempo, ma la risposta fu sprezzante e a quella non ne seguirono altre.

Bologna, 21 novembre 2001 Maurizio Cevenini

 

Ingoierete anche questo rospo

La scorsa settimana mi ero soffermato sulla possibile conversione del Sindaco sui temi ambientali anche se, ovviamente, è prematuro pensare che i fine settimana a piedi rappresentino qualcosa di più concreto di un’iniziativa occasionale; in ogni caso lo capiremo presto dal grado di sofferenza dei fluidificatori convinti della maggioranza polista.

Se è vero, come tende a sottolineare questo giornale attraverso ripetute interviste a miei autorevoli colleghi, che il centro sinistra trova molte difficoltà ad incidere sulle scelte cittadine è altrettanto vero che i consiglieri di centro destra vivono una sindrome ben più pericolosa.

Vedete cari colleghi io sono profondamente convinto che il lavoro svolto nelle aule consiliari sia straordinariamente importante per lo sviluppo della città ed è occasione d’arricchimento politico e culturale per tutti, ma la scelta dei cittadini avviene sulle realizzazioni che percepiscono e sulla fiducia che ispira il primo cittadino e l’alleanza che lo sostiene.

Bologna vive un equivoco, per certi versi virtuoso, di un Sindaco che con equilibrio mantiene le distanze con le opposizioni, nessun incontro e nessun confronto di merito, ma anche dalla sua maggioranza.

Non possiamo dimenticare le più o meno marcate richieste dei principali partiti, AN e Forza Italia, sistematicamente disattese e deluse e, con il disinnesco della mina Rocco di Torrepadula, si allontanano le possibilità d’altre cancellazioni eccellenti dalla storia di Bologna, vedi Resistenza, fascismo, ecc.

Si è vero, il grande strappo c’è stato con l’elezione del vostro primo Sindaco, non comunista o ex, ma dal ’99 ad oggi quante delusioni….

Ma ecco spuntare l’ultima, la più bruciante e amara, l’anniversario della nascita di Giuseppe Dozza; proprio durante questo mandato doveva avvenire…

Il solo parlare d’iniziative per commemorare il sindaco più amato, quello della lotta al fascismo e della ricostruzione, fa scattare l’indignazione e fioccano le dichiarazioni di contestazione agguerrita.

Non succederà nulla perché Bologna non vota in maggioranza a destra, e voi sapendolo ingoierete anche questo rospo; e mentre il vostro leader massimo e Presidente del Consiglio lancia bordate, fuori luogo e fuori tempo, contro i soliti comunisti e la magistratura responsabile degli anni di tangentopoli, voi assisterete impotenti alla commemorazione del Sindaco più rosso e amato della storia di Bologna.

Ci vuole pazienza.

Bologna, 13 novembre 2001                        Maurizio Cevenini

La svolta

Il nostro sindaco, nei giorni scorsi, si è recato a New York portando al popolo americano, duramente colpito dall’attacco barbarico dei terroristi, la solidarietà di tutti i bolognesi; ovviamente sono stato particolarmente felice che la visita, anche se programmata da tempo per motivi culturali, sia stata occasione d’importanti incontri con autorità e con la nostra comunità. Spero che il sindaco abbia voluto invitare il vescovo di New York a visitare la nostra città, fortunatamente liberata dai comunisti, ma questa è l’unica stonatura di un viaggio che sinceramente giudico utile per la nostra città.

Purtroppo, fatte salve alcune dichiarazioni su giornali e televisioni, abbiamo avuto poche informazioni sulla visita e ritengo che il consiglio comunale avrebbe particolarmente gradito una relazione del sindaco o dell’assessore Deserti.

Certe esperienze sono particolarmente utili per valutare, oltre alle condizioni eccezionali in cui versa la città americana, l’organizzazione dell’amministrazione locale e, fatte le debite differenze, metterla in relazione con la nostra. Ovviamente non può essere paragonata la vivibilità di Bologna, sia prima sia dopo la caduta dei comunisti, rispetto ad una metropoli delle dimensioni di New York. Resta il fatto che dal ritorno del sindaco da questo viaggio, a Bologna abbiamo assistito ad una serie d’iniziative sul traffico che cambiamo radicalmente la precedente impostazione.

Non ho elementi per sostenere che la svolta ecologista nelle scelte dell’amministrazione sia stata influenzata dal timore di vedere il centro di Bologna ridotto come alcune caotiche zone di New York; può essere, più banalmente, la constatazione delle ragioni dei tanti comitati cittadini o gli impressionanti dati sull’inquinamento, resta il fatto che le ultime iniziative sconfessano le precedenti.

La chiusura del centro storico nei fine settimana, l’aumento dei controlli ed ultimo il calo delle tariffe del bus, quest’ultimo difficilmente gestibile sul piano finanziario se non in presenza di una massiccia intensificazione nell’utilizzo del mezzo pubblico, mettono in un angolo i fautori della fluidificazione e creano i presupposti per una regolamentazione seria dell’abusivismo imperante.

Le prossime settimane saranno utili per comprendere se si tratta di un cambio di rotta o un momento di distrazione dei pasdaran della deregulation.

 

Bologna, 7 novembre 2001

Maurizio Cevenini

L’impotenza del consigliere

Diventare consiglieri comunali di una media città come Bologna non è facile.

Occorre far parte di un partito o una lista civica che raccolga molti voti e all’interno di questo ottenere consensi personali. Ottenuto l’agognato (?) risultato viene la parte più difficile: ritagliarsi un ruolo o per meglio dire dare un senso alla propria presenza. Certo si fa parte di un gruppo o di uno schieramento e quindi, per rispetto al mandato elettorale, è importante studiare gli atti e garantire la presenza alle votazioni sia in commissione sia in consiglio.

Ovviamente, anche per igiene mentale, è frustrante limitarsi alla presenza e allora tutti i consiglieri dopo l’iniziale apprendistato, si lanciano in interventi sui vari argomenti in discussione e con il passare del tempo si passa, in alcuni casi, all’ossessione da intervento che è malattia grave assai diffusa tra noi. Per non offendere i colleghi personalmente ho sofferto di entrambe le malattie e quindi le mie bonarie osservazioni fungono da autocritica.

Il "mestiere" del consigliere comunale è sicuramente duro e difficile perché se da un lato l’elezione con voto di preferenza ti porta ad essere interlocutore diretto di un certo numero di cittadini, dall’altro ti scontri con l’impossibilità, salvo rare eccezioni, di incidere concretamente sulle scelte di governo.

Lo spunto l’ho tratto ascoltando, dall’osservatorio privilegiato della presidenza del consiglio, i tanti interventi e domande d’attualità che i consiglieri di maggioranza e opposizione rivolgono alla giunta ogni lunedì. Alcune volte sono riflessioni o valutazioni politiche personali, molto spesso riguardano segnalazioni che singoli cittadini, il più delle volte elettori o dichiarati tali del consigliere, fanno giungere per trovare soluzioni in tempi brevi.

Non prendo in considerazioni problemi minuti di carattere condominiale ma devo osservare che su questioni rilevanti, supportate da corpose raccolte di firme, il povero consigliere si trova disarmato davanti al muro di gomma di risposte predisposte dall’apparato amministrativo, che gli assessori leggono con poca spinta per non dire con sufficienza.

E’ capitato spesso anche a me e non è una situazione piacevole.

Gli ultimi appelli che mi sono giunti da più fonti, riguardano l’impossibilità di dormire in zone del centro che un tempo erano vere e proprie oasi di pace. Basta un locale aperto e la totale deregulation del traffico per creare disagi insopportabili. Ordinaria amministrazione per il consigliere impotente.

Bologna, 30 ottobre 2001

Maurizio Cevenini

ROCCO E I SUOI FRATELLI

Come i lettori di questo giornale sanno, lunedì scorso abbiamo assistito, anzi siamo stati protagonisti, dell’ennesimo episodio comico durante i lavori del consiglio comunale. Per carità il tema era particolarmente serio- l’abolizione del segreto di stato, il risarcimento alle vittime del due agosto 80, la lapide con riferimento a strage fascista-; le comiche sono partite dopo, quando, dopo aver tirato il sasso, gli accompagnatori occasionali dell’ariete Rocco di Torrepadula si sono acquattati dietro la trincea del sindaco sostenendo che l’iniziativa era di un consigliere autonomo e isolato, solito a queste uscite.

Insomma ci è mancata solo la richiesta di TSO per suggellare la sconfessione totale del proponente.

Avvenne la stessa cosa in occasione della richiesta, da parte dello stesso Rocco di Torrepadula, di cancellare il riferimento alla Resistenza nello Statuto del Comune. Immediatamente i capigruppo di maggioranza appoggiarono solennemente la proposta con interventi motivati, poi, quando il sindaco fece capire loro che avevano sbagliato, uso un eufemismo, immediatamente cambiarono rotta e finsero di stupirsi per il polverone che si era levato.

Ecco io credo che sia questo atteggiamento che comincia ad essere insopportabile.

Rocco non è un isolato, rappresenta i pensieri segreti di un centrodestra che non si accontenta di modificare le scelte amministrative ma che vuole cancellare episodi che rappresentano ormai la storia di questa città.

E’ stato sconcertante sentire dalle parole dell’Assessore Raisi, in quel momento onorevole, alla Camera quando ha cercato di isolare l’episodio richiamando i tanti trascorsi notturni del Consiglio Comunale; Raisi sa bene che quell’ordine del giorno circolava da settimane e non è stato approvato per un incidente di percorso, soprattutto perché ha visto un grande numero di interventi del centro destra a sostegno. Il Parlamento ha affrontato un breve dibattito straordinario su questa vicenda bolognese, che forse, viste le successive dichiarazioni, si sarebbe potuto evitare.

Appuntamento con il prossimo film e vedremo se stavolta Rocco avrà ancora dei fratelli o resterà solo nelle sue costanti provocazioni.

 

Bologna, 24 ottobre 2001 Maurizio Cevenini

 

Morandi e Sala Rossa

La settimana scorsa mi ero permesso di suggerire all’assessore Deserti di prendere in considerazione la possibilità di abbandonare l’allegra compagnia della Giunta Comunale che, secondo i bene informati, non l’ha mai tenuta in grande considerazione. Naturalmente ha prevalso la ragion di Stato e come spesso accade nel governo della nostra città sono bastate due parole del Sindaco per mettere a tacere tutti i pretendenti all’ambito posto e rimettere in sella la gentile signora Deserti.

Non sono certo meravigliato della decisione, perché si iscrive nel lungo elenco di delusioni che il Sindaco provoca nei suoi alleati che vengono regolarmente tenuti a distanza dalle leve del comando.

Quindi avanti con l’assessore Deserti che, appena riacquisita la pienezza dei poteri, è intervenuta ad un interessante convegno sul futuro del museo Morandi per sostenere la linea governativa del tutto va bene, dov’è il problema? Infatti il giorno dopo Marilena Pasquali, anima della straordinaria storia del Museo nonché curatrice testamentaria del lascito, ha abbandonato definitivamente l’incarico.

Ovviamente la continuità di un museo non va legata alla presenza di una persona, seppur autorevole, ma quando si brancola nel buio e si dà l’idea della volontà di smobilizzo con voci alimentate ad arte sulla prossima uscita del Museo dall’attuale sede, si distrugge un immagine.

Non è necessario Sgarbi per sapere della straordinaria importanza di Morandi per Bologna ma è altrettanto pragmatico capire che attrae molto di più l’omonimo cantante se le opere non vengono conservate in locali facilmente riconoscibili, nel circuito turistico classico.

E’ impensabile individuare una collocazione più idonea del Palazzo di Città per un museo che si vuole valorizzare. E’ stata sufficiente la confusione di ruoli e di competenze di questi ultimi mesi per avere un calo rilevante di visitatori figuriamoci in caso di decentramento, vedi i numeri di visitatori della Galleria d’Arte Moderna nella sua sede periferica.

In questa logica va iscritta la pur marginale vicenda della Sala Rossa che al termine di un buon restauro è diventata Sala di Giunta, allargata alla riunione dei capigruppo. Senza riprendere la polemica sulla squallida sala per matrimoni mi pare che il Palazzo cominci a diventare un po’ troppo riservato ad alcuni addetti ai lavori.

Ma l’assessore sostiene che tutto va bene e se i bolognesi ci credono ha ragione lei.

Bologna16 ottobre 2001

Maurizio Cevenini

 

 

Mettiamo fine alla sceneggiata

In questi giorni di tragedie, sommersi da segnali di guerra e tragedia, parlare di "niente" come dice il nostro Sindaco, aiuta.

Anch’io approfitto del mio giornale di riferimento per entrare nella infinita novela delle dimissioni dell’assessore alla cultura, l’elegante signora Deserti.

E’ chiaro a tutti che tra la Signora, unica donna della Giunta della svolta, e "il resto del mondo" che appoggia il Sindaco si è creata una frattura insanabile; il fatto più sconcertante è che appare molto difficile individuarne l’origine o un singolo episodio scatenante. Personalmente non sono tra coloro che sostengono che dal ’99 in poi sul piano culturale non si è fatto nulla di buono, anzi credo che una serie di iniziative, pur in assenza di un piano organico, siano riuscite bene.

Il fatto veramente grave è che in modo sottile si stanno emarginando molte esperienze d’avanguardia che, non avendo potenti coperture e appoggi, vengono lasciate morire.

Intanto, con l’avanzamento dei lavori di sala Borsa, stanno giungendo al pettine le scelte strategiche per i poli culturali a partire dalla galleria d’Arte Moderna e il tormentone della destinazione e delle competenze del Museo Morandi.

Ma su tutto questo l’assessore Deserti o non si è sentita o ha regolarmente espresso opinioni in totale contrasto con le decisioni della Giunta, subendo un costante commissariamento variabile: una volta Raisi o Monduzzi, un’altra Zanzi, qualche volta direttamente il Sindaco.

Ad essere sinceri qualche volta la sua resistenza ha ottenuto qualche successo, ma effimero e in attesa della mazzata successiva.

Le opposizioni hanno dato il loro contributo sferrandole duri attacchi, fino a quando si sono rese conto di sbagliare interlocutore; allora qualche volta in un moto di simpatia si sono trasformate in insidiose alleate che hanno contribuito alla sua emarginazione.

Naturalmente è possibile che non succeda nulla e che le prevedibili dimissioni non arrivino mai ma, a questo punto, credo che sarebbe una ulteriore agonia di tre anni che la cortese signora non merita.

Mi permetto di consigliarle di porre fine a questa ridicola sceneggiata e riporre nel cassetto dei ricordi questa esperienza, che come spesso accade sarà utile per il futuro.

Lasci a Forza Italia la rivendicazione del posto che, come sempre, il Sindaco assegnerà a qualcun altro.

Bologna, 10 ottobre 2001                                     Maurizio Cevenini

 

Il giornale di riferimento

 

Questa settimana è stata caratterizzata dallo scontro violento tra il Sindaco di Bologna e la leader indiscussa di Forza Italia Isabella Bertolini.

Scintille se ne erano già viste nei mesi scorsi poi, la pausa elettorale e i fatti internazionali, avevano sospeso le esternazioni; è bastata una dichiarazione del Presidente degli Industriali per il rilancio del conflitto fatto di dichiarazioni pesanti ed esplicite molto distanti dal tocco di fioretto che contraddistingue la stragrande maggioranza delle uscite politiche.

Ancora una volta i dissidi interni alle maggioranze, vedi il centrosinistra nel ’99, riescono a mettere a nudo le difficoltà dell’azione amministrativa; ciò che dice oggi la Bertolini, ma anche importanti settori della vita economica, era stato detto da molti esponenti dell’opposizione, ottenendo, però, scarso ascolto sugli organi di informazione e nelle città.

Ma è proprio sugli organi di "cosiddetta" informazione che vorrei soffermarmi. Nel botta e risposta Guazzaloca-Bertolini, sono partite accuse incrociate di sfruttamento del proprio giornale di riferimento, i giornali in questione sono naturalmente Repubblica e il Resto del Carlino. Fa un po’ sorridere che personaggi di quel calibro, con visibilità importanti, si lancino queste accuse, visto che la posta in palio è di diversa natura.

Appare evidente che il centrodestra a Bologna vive una profonda contraddizione. Il primo partito italiano, Forza Italia, si sente stretto nel patto d’acciaio Casini, Fini, Guazzaloca che occupa il campo, con la preoccupazione, a mio parere ben più remota, che il Sindaco, accentuando sempre più la sua autonomia decisionale, voglia presentarsi da solo alle elezioni con un occhio a destra e uno a sinistra.

Non è un problema di antipatie personali, che a volte in politica ha un qualche rilievo, ma l’esigenza di rivendicare un proprio peso; mentre qualche anno fa, nella politica nazionale, queste esigenze si traducevano nella esplicita rivendicazione di qualche incarico in giunta o fuori, oggi viene visto dall’opinione pubblica come sgradevole ingerenza.

Se poi vediamo che appena si profila un cambio, il Sindaco sceglie il meno sospettabile, vedi Preziosa-Monduzzi, la vita per la dinamica Bertolini, che rischia di oscurare l’aggressivo Garagnani, si fa più dura.

Vedremo cosa ci riserveranno le prossime puntate, intanto, con questo piccolo spazio, mi consolo nel non dover rivendicare un giornale di riferimento: è un po’ di destra ma a Bologna si dice "piottòst che gnènte, piottost" (la traduzione è certificata dalla compagnìa Lanzarini)

 

Bologna, 3 ottobre 2001                                         Maurizio Cevenini

Caro Petronio

E’ difficile riprendere a parlare dei piccoli problemi di Bologna con la tragedia che ha investito tutti noi, in ogni angolo del mondo. Ma tornare nel proprio cortile, tutto sommato lucido e pulito, disquisendo del nulla, può essere utile, e lo è almeno per chi scrive; per questo affronterò il tema più leggero di queste ultime ore: la passeggiata di San Petronio, dopo centotrenta anni, dal riparo della Sua Chiesa all’incrocio trafficato delle Due Torri. C’è voluto il solito guardiano della rivoluzione del ’99, l’attivissimo Rocco di Torrepadula, a scombinare i piani della Giunta che stava preparando la grande sorpresa ai bolognesi, ma sarebbe stata dura, comunque, arrivare inosservati fino al 4 ottobre.

Ho detto subito che il tema è leggero e non vorrei contraddirmi caricandolo di troppi significati; certo che se per fare una sorpresa, sicuramente gradita a molti bolognesi, io fra questi, si fa l’errore di non avvertire neppure la sovrintendenza non si fa un bel servizio alla comunità.

Non è giusto che un manipolo di tecnici e operai fosse al corrente del lieto evento e avesse, come pare, il vincolo di segretezza anche nei confronti di dirigenti e amministratori della città.

E’ molto chiaro e comprensibile come il nostro Sindaco, molto legato alla bolognesità e petronianità, voglia calcare, anche sul piano simbolico, tutti i richiami alla nostra tradizione e alla storia; importante è che i fedeli esecutori delle sue iniziative tengano presenti alcuni aspetti burocratici evitando qualche figuraccia. In queste ore il guardiano della rivoluzione ha scoperto che altre statue probabilmente vedranno la luce; bene, sono molto contento, perché le statue arricchiranno il nostro bel centro storico;

spero che per queste qualche notizia arrivi in anticipo.

Detto questo veniamo al Santo Patrono.

Sullo spostamento condivido le preoccupazioni manifestate da Eugenio Riccomini sull’opportunità di muovere dal suo ricovero l’originale: meglio una copia.

Cosa ben diversa e apprezzabile se il ritorno di San Petronio tra le torri fosse coinciso con un reale ridimensionamento del traffico, in particolare quello abusivo, attorno a quella zona. Ma qui riprenderei la vecchia polemica su Sirio che, non avendo la dignità del Santo, resta spento.

Sono curioso di vedere se l’omonimo che scrive su questo giornale avrà voglia di mettersi nei panni del Santo cercando di interpretare cosa avrebbe gradito.

 

 

Bologna, 18 settembre 2001

Maurizio Cevenini

 

 

Come incursore per conquistare consensi

 

Mi capita spesso, in questi ultimi tempi, di trovarmi in qualche modo in imbarazzo per scelte che sono giudicate criticabili e inopportune.

Prevalentemente riguardano presenze in radio, televisioni, giornali.

Ancora una volta Massimiliano Mazzanti, avvia un’iniziativa editoriale per la quale mi chiede di collaborare. Lo feci mesi fa quando uscì la Pravda non ho trovato ragione per dire no oggi, anche se varranno le considerazioni di cui sopra.

Mi spinge la convinzione che chi occupa un ruolo pubblico deve cercare di utilizzare le opportunità per raggiungere i cittadini, tutti i cittadini, perché i posizionamenti sono spesso molto sfumati; ciò vale prevalentemente per quelli come me che, non facendo parte di gruppi di potere e non partecipando a "salotti buoni" e meno buoni, deve arrangiarsi con gli scarsi mezzi a disposizione.

E allora valgono come motivazioni le parole che usai in occasione della partecipazione alla Pravda e che riporto integralmente (citarsi a volte dà soddisfazione):

"Giocare in trasferta è sempre stimolante e spinge a dare il meglio; è con questo spirito che occuperò lo spazio con l’obiettivo ambizioso di dare spunti di riflessione e perché no conquistare, se non consensi, qualche simpatia".

Tra l’altro all’interno della frase vi è il nome del giornale: obiettivo, che, come molte parole della lingua italiana, si presta a diverse interpretazioni.

Il primo significato più nobile che indica il vocabolario: imparziale, equo, oggettivo; il più negativo che si lega al linguaggio militare e a volte elettorale, è lo scopo o il fine da raggiungere.

Mi pare che l’editore voglia darne una lettura ottico-fotografica d’osservazione o messa a fuoco di Bologna e delle sue esigenze.

Nei miei interventi cercherò di sfruttare il grandangolo per riprendere le zone di sinistra che, per distrazione degli altri redattori, potrebbero rimanere in ombra. Non sarò obiettivo, cercherò di portare un po’ d’acqua al mio mulino che pare avere, in questi ultimi tempi, qualche difficoltà di rotazione.

Ma non cercherò di fare il furbo nascondendomi ambiguamente dietro le posizioni ufficiali del mio partito o del mio schieramento. Questa è la presentazione o se volete la minaccia, dal prossimo numero si comincia.

Ho barattato con l’editore, che ingenuamente pensa di conquistare qualche lettore di sinistra con la mia partecipazione, la possibilità di propagandare il mio sito: https://www.mauriziocevenini.it/

Bologna, 3 aprile 2001

Maurizio Cevenini

Resistenza: una resa dei conti rinviata

 

Secondo le regole classiche della politica la partita sulla resistenza non si è chiusa con la seduta di lunedì. Non è stato un dibattito inutile come avrebbe voluto la maggioranza, o almeno una parte consistente di essa, ma è stato un confronto aspro su posizioni veramente diverse e contrapposte.

Non a caso il primo intervento, a nome dell’intera maggioranza, è stato del fine giurista Morello che avrebbe dovuto mettere il coperchio sulla discussione giudicando illegittima la volontà di blindare un articolo dello Statuto. Ma ha prevalso la politica, attraverso la libertà dei consiglieri di esprimere il proprio parere nell’aula deputata. Sono saltati i piani predisposti per sminuire il dibattito e un alto numero di consiglieri di ogni parte politica ha espresso il proprio parere. Lo stesso Sindaco, che interviene raramente nel dibattito consiliare, ha ritenuto opportuno ribadire anche in aula, quanto aveva dichiarato in esclusiva a E’ TV.

Per carità, alla fine la maggioranza ha votato compatta il rinvio del tema in commissione, ma il dibattito ha confermato pienamente i dubbi che spinsero me e il collega Benecchi a scrivere una lettera al Sindaco. E’ noto che buona parte di Forza Italia e An vogliono, dopo due anni di repressione, marcare la discontinuità nel governo di Bologna. Sulle cose concrete è difficile riuscirci perché il Sindaco, con la sua autorevolezza e conduzione centralizzata, rende scarsamente praticabile l’accelerazione su settori nevralgici (traffico e sicurezza per fare due esempi) allora meglio orientarsi su qualificati valori simbolici.

Non è stato un caso che l’ennesima iniziativa dell’isolatissimo Rocco di Torrepadula, fosse sposata in commissione dai tre principali gruppi di maggioranza, compreso quello del Sindaco. Era ghiotta l’occasione di rimuovere quel richiamo alla Resistenza che tanto ricordava i governi della città che per oltre cinquant’anni si era sognato di sconfiggere.

Se non avessimo strattonato il Sindaco- e in questo senso accetto le accuse di strumentalità -, certi della sua ferma posizione sui valori della Resistenza, il tema, già licenziato a maggioranza dalla commissione, avrebbe fatto irruzione nell’aula consiliare sostenuto dalle motivazione che onestamente molti consiglieri hanno anticipato nella discussione.

Il Sindaco ha parlato chiaramente ma non è riuscito a chiudere definitivamente la partita perché la sua maggioranza ha voluto tenere aperta la possibilità di cambiare la carta d’identità di Bologna.

Su questo terreno non ci potrà essere mediazione.

Per saperne di più vistate il sito: https://www.mauriziocevenini.it/

Bologna, 10 aprile 2001

Maurizio Cevenini


Una montagnola elettorale

 

Da questa settimana siamo ufficialmente in campagna elettorale. I Partiti e i candidati hanno trenta giorni per esporre la propria merce nel modo più persuasivo possibile per raggiungere gli elettori. Se si escludono i sicuri perdenti, che sono comunque una rispettabilissima maggioranza, esistono due tipologie di candidato. L’anonimo e l’attivo. L’anonimo è colui o colei che, non avendo alcun valore aggiunto da portare, si appiattisce dietro la bandiera e il leader del proprio movimento e si limita ad attendere l’esito finale; l’attivo è il candidato che, con esiti tutti da verificare, porta del suo nella competizione elettorale convinto di trascinare voti a prescindere, direbbe Totò, dal marchio di fabbrica.

Premesso che i candidati DS e dell’Ulivo sono tutti belli e bravi analizzo, nella speranza di far loro qualche danno, i due leader bolognesi di AN, entrambi lanciati alla conquista di un seggio.

Il maestro di valore aggiunto è sicuramente l’incontrastato Berselli, inventore di candidature vincenti e di mezzi di trasporto originali; oggi vola tra le nuvole con la sua mongolfiera mentre Raisi deve rimane saldamente con i piedi per terra. Berselli è tranquillamente primo nella quota proporzionale di AN, Raisi da secondo è legato ad una combinazione di risultati per ottenere l’agognata elezione al Parlamento. Raisi sfodera tutte le sue armi da un lato sostenuto dal Partito che guida a Bologna, dall'altro mettendo a frutto il ruolo importante di esponente della Giunta Guazzaloca. Il Sindaco anti-partito paradossalmente è il traino per le avventure elettorali dei suoi assessori di Partito. Raisi lo sa bene e accelera. Vedrete quante belle iniziative annuncerà il nostro assessore da oggi alle elezioni; sulla prima, però, gli è andata male per un banale incidente di percorso. Da pochi mesi il Comune ha un nuovo segretario generale che, chiamato ad esprimere un parere tecnico sulle iniziative della giunta, ha rotto il primo giochino di Raisi: il lancio in grande stile del progetto di riqualificazione della Montagnola. Era tutto pronto, certamente anche la conferenza stampa di lancio ma l’ingenuo segretario si è permesso di dire che quel progetto aveva l’esigenza del vaglio di quell’Ente inutile chiamato Consiglio comunale. In tempi normali lo slittamento di circa un mese sarebbe prassi ordinaria, vedi il piano del traffico che non scandalizza nessuno se è in ritardo di quasi un anno; ma le elezioni non aspettano e la riqualificazione se viene annunciata il 14 maggio non ha lo stesso valore…

Forza Enzo, pensane un’altra.

Bologna, 17 aprile 2001

Maurizio Cevenini


La clava della giunta sul volontariato

 

E’ probabile che quando uscirà questo giornale si sia consumato uno dei primi veri atti di rottura che la Giunta di Bologna ha fortemente voluto. Non è di grande importanza sapere se c’è stato un braccio di ferro tra Foschini e altri esponenti della giunta o della maggioranza, ciò che conta è il risultato finale.

Sono sorpreso perché pensavo che ancora una volta il Sindaco riuscisse, con una di quelle mosse magistrali che solo lui sa fare, a costruire una valida mediazione per non rompere con una parte della città che garantisce la vita di forme importanti di volontariato e partecipazione.

La scure implacabile degli aumenti d’affitto si abbatterà indiscriminatamente su associazioni che vivono di modeste contribuzioni e saranno costrette a forti ridimensionamenti se non a chiusure definitive.

Per l’amministrazione parliamo di pochi milioni che bastano a garantire una decina di marginali incarichi professionali in qualche assessorato. Le spiegazioni portate dall’assessore sono risibili se non vengono inserite in un progetto politico che il solo vero pasdaran della rivoluzione berlusconiana, Garagnani, ha saputo o voluto rendere esplicito.

Queste organizzazioni sono covi organizzativi dei comunisti è ora di stanarli; lo si fa con l’arma sottile dell’affitto eventualmente rimborsabile a fronte della presentazione di progetti graditi alla nuova amministrazione, con eventuale gradita abiura del logoro passato.

Ecco il segnale del cambiamento tanto atteso dalle truppe della destra che hanno sofferto fin troppo dietro la moderazione di questo Sindaco che vuole abbracciare tutti. Ogni occasione è buona per rendere visibile e funzionale la volontà di cambiamento, un giorno il traffico, un altro il simbolo della resistenza, oggi le Associazione. Un colpo qui, un colpo là e Bologna cambierà veramente volto.

Il paradosso sta nel fatto che nel precedente mandato il lavoro di tutto il consiglio comunale, compresi i tre assessori dei Partiti del Polo, portò alla costituzione dell’albo delle libere forme associative e venne introdotto il bilancio sociale; quello strumento che permette di quantificare l’efficacia di interventi non definibili con gli ordinari mezzi di contabilità.

Posso sbagliare ma sono convinto che i bolognesi, e penso alla maggioranza di essi, si ribelleranno a queste forzatura e sapranno dare segnali precisi su cui riflettere. La prima occasione è tra poco, il 13 maggio.

Bologna, 23 aprile 2001

Maurizio Cevenini


Voglia di vincere

 

Alla vigilia dell’ultima settimana di campagna elettorale sinceramente non riesco a prevedere come andrà a finire; chi dice di avere certezze sull’esito lo fa per strategia elettorale, per scaramanzia, per parlare.

Ai lettori e alle lettrici di questo giornale, in grande maggioranza elettori della destra, voglio lasciare alcune riflessioni che spero scuotano le certezze e lascino qualche turbamento.

Alcune rapide premesse.

Berlusconi, gli altri con tutto il rispetto non fanno la differenza, è partito prestissimo con la sua massiccia campagna elettorale basata sull’immagine e su annunci efficaci e nello stesso periodo il centro sinistra ha toccato la punta massima di tensioni in vista della predisposizione delle liste elettorali. La Casa delle libertà, tenuto sotto tutela Bossi, ha saputo oggettivamente limitare le tensioni del periodo limitandole all’imbarco, vedremo se felice o meno, dei craxiani puri.

Maggiori preoccupazioni nell’Ulivo per i non allineati, in maggioranza gravitanti sullo stesso elettorato .

A questo vanno aggiunti i sondaggi, che, se non spostano voti in sé, creano aspettativa e curiosità maggiore sul potenziale vincente.

I programmi: nonostante i buoni propositi trascurati da entrambi gli schieramenti perché richiedono tempo e spiegazioni e rendono meno penetrante il messaggio; meglio quindi slogan semplici e tranquillizzanti.

Queste le premesse, poi lo starter ha sancito la partenza effettiva della campagna elettorale. E qui qualcosa è cambiato e sta cambiando con l’avvicinarsi del voto.

L’affidabilità di un capo unico ed indiscusso sostanzialmente alla prima esperienza di governo, volendo essere buoni e considerare non giudicabile la prima; qualche seria preoccupazione in più dopo le considerazioni internazionali e i guai giudiziari; Bossi che dà segni di intolleranza sull’unità nazionale ed è bene ricordare che in caso di vittoria sarà determinante, esattamente come nel 94.

Dall’altra parte sta penetrando, assieme alla consapevolezza del voto utile che dovrebbe penalizzare i non allineati, il messaggio di cinque anni di governo che è sempre più difficile sostenere che abbiano fatto arretrare l’Italia.

Capiremo meglio quanto sia pagante la volontà di Berlusconi di non affrontare un legittimo confronto con Rutelli, quando in ogni dibattito i suoi candidati rivendicano sfide, e spesso le fanno, con Ministri o altri candidati.

Aggiungo come ultima considerazione una rinnovata voglia di vincere che è spesso determinante per le sorprese finali.

 

Bologna, 1 maggio 2001

Maurizio Cevenini


Riccomini è un simbolo per la nostra città

Non so se appellarmi al Sindaco della nostra città possa danneggiare il Prof. Riccomini, ma lo farò ugualmente. Lo faccio dalle pagine di questo giornale che ha lanciato lo scoop del doppio incarico di Riccomini culminato nel bel balletto, in Consiglio Comunale, tra Mazzanti, nelle vesti di interrogante, e l’assessore Deserti che tempestivamente rispondeva. L’assessore, con un piglio decisionista mai mostrato in precedenza, ha chiuso rapidamente la pratica annunciando che verrà avviata la ricerca di un nuovo direttore per i musei civici.

Bravi, finalmente l’amministrazione risponde con scelte chiare e trasparenti. Cosa dirà Cevenini, si sono chiesti alcuni pasdaran della maggioranza, che tanto chiasso aveva fatto per il presunto doppio incarico di Waiermair, direttore della Gam?

Riccomini è un simbolo per questa città e la sua professionalità è stata riconosciuta in anni di esperienza da ambienti culturali e politici, lontani dalle sue convinzioni politiche. I risultati del suo lavoro sono sotto gli occhi di tutti e ricevono costanti attestazioni. Se non c’è via d’uscita rispetto all’incarico ricoperto a Milano, non sarò certo io a chiedere di violare delle norme; ma visto che pare che le condizioni per superare l'attuale situazione ci siano, allora mi appello al Sindaco perché non privi Bologna dell’esperienza di Eugenio Riccomini. Quella di Waiermair e tutt’altra storia. Nei primi mesi di incarico bolognese ha ritenuto opportuno continuare a dedicarsi ad altre attività senza esplicitarlo, anzi in contraddizione con i termini contrattuali. Ciò non significa che io voglia le sue dimissioni, anche perché riconosco le qualità dell’esperto e dello studioso, ho semplicemente chiesto spiegazioni sollevando, nella sede deputata, il problema per avere risposte convincenti. In modo arrogante si è deciso di non darmele per oltre un mese, fingendo che il problema non esistesse. Nel frattempo avveniva, di fatto, l’abbandono del Museo Morandi trascurando la grave scelta della responsabile Marilena Pasquali di chiedere un periodo di aspettativa.

Qualcosa non funziona in questo modo di agire. Io temo che i segnali sempre più evidenti di voler premiare gli amici, di ridurre al minimo i rapporti istituzionali con le opposizioni, siano brutti segnali per Bologna. Io spero che il clima elettorale abbia pesato in modo determinante in queste settimane, e che dal 14 maggio si ripristini un minimo di relazioni condivise. Nel frattempo mi auguro che dal voto per l’Ulivo, giunga nella nostra città una risposta chiara al governo del centro destra.

Bologna, 8 maggio 2001

Maurizio Cevenini

Ripartire da Bologna

 

La destra è in festa, questo giornale è in festa, io un po’ meno.

Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni facendo il pieno di seggi ben oltre il conteggio dei voti. Ma questa è la regola, che io condivido, del maggioritario che ha fatto giustizia delle velleità e del egocentrismo dei vari Di Pietro, Bonino e compagnia che hanno fatto gettare dalla finestra milioni di voti. Anche il compagno Bertinotti ha dato una mano decisiva al cavaliere conquistando quei fondamentali 3 senatori che potranno sbattere la scarpa sul banco quando la destra prenderà provvedimenti contrari alla tanto amata e difesa classe operaia. Complimenti a tutti noi, comunque, per aver dilapidato dal 98 in poi la fiducia creata attorno al governo Prodi.

Adesso Berlusconi è chiamato a governare per cinque anni, come avviene nelle democrazie mature, rispettando il patto con gli italiani rendendolo compatibile con i parametri europei; all’ulivo resta il compito difficile di una opposizione chiara, intransigente corretta indispensabile per costruire le condizioni per una rivincita.

Ma fra tre anni si voterà nuovamente a Bologna e per noi che viviamo in questa città e due anni fa subimmo una cocente sconfitta, forse più dolorosa di quella di oggi, è il momento di fare partire la corsa per quell’appuntamento.

Sono tra coloro che sanno distinguere nettamente i risultati nazionali da quelli amministrativi e non mi faccio abbagliare dal voto di domenica in città. Ma sarebbe sbagliato sottovalutare quel 58 % ottenuto dal centro sinistra in città. Su quel voto, almeno in parte, incide un giudizio negativo sul governo della città nonostante il grande carisma che mantiene il Sindaco Guazzaloca. Il voto, senza voler parlare di fine di un’esperienza, ha ridimensionato il ruolo delle liste civiche che hanno voluto una conta nel confronto Tura Parisi mettendo in campo tutto il potenziale attrattivo, Sindaco compreso. Nessun entusiasmo naturalmente, sarebbe assurdo dopo una sconfitta elettorale, ma consapevolezza che, nel rinnovamento della nostra proposta politica, Bologna potrà riavere un governo di centro sinistra.

Occorreranno ancora passaggi importanti, primo tra tutti una proposta forte da contrapporre a Guazzaloca, ma la strada è giusta. Abbiamo lasciato alla Giunta un ampio margine di tempo, qualcuno è arrivato ad accusarci di eccessiva morbidezza, per sviluppare il proprio programma ma mi pare che prevalga il vuoto di idee.

Bologna, 16 maggio 2001

Maurizio Cevenini

 

Come riprendere un dialogo?

 

E’ finita. Dopo giornate interminabili è finito il balletto della delibera sull’aumento dei canoni per le libere forme associative. Su questo giornale mi permetto di dire che è finita senza vincitori né vinti, ma certamente hanno perso i bolognesi.

L’ostinazione dell’Assessore Foschini e della maggioranza hanno impedito anche i più modesti emendamenti che attenuassero il colpo, che potrebbe essere mortale, per tante organizzazioni di volontariato al servizio della città.

Paradossalmente la prima vera frattura profonda in consiglio comunale si è consumata su un tema che aveva visto nel precedente mandato il massimo della convergenza. Allora maggioranza e opposizione si impegnarono per mettere ordine, costituendo un apposito albo delle libere forme associative, in un settore molto delicato e sensibile alle scelte di parte.

Si fece un lavoro serio e meticoloso per mettere tutti coloro che si iscrivevano sullo stesso piano individuando criteri oggettivi per l’assegnazione di spazi e contributi; la presentazione dei bilanci sociali delle associazioni fu il compendio definitivo ad un eccellente lavoro.

Oggi, con l’approvazione della tassa Foschini, tutto ciò svanisce. Si passa ad un regime nuovo, probabilmente premiante per associazioni "amiche" che molto probabilmente faranno poco nell’interesse dei servizi per i bolognesi.

Ma come ho detto all’inizio si chiude, almeno temporaneamente, questo episodio ed è inutile insistere su posizioni che vedono una contrapposizione violenta.

Cosa resta di queste giornate? Certamente una frattura istituzionale che ha portato l’Ufficio di Presidenza ha spaccarsi su scelte regolamentari, che neppure la segreteria generale ha saputo ricomporre.

L’impossibilità di affrontare i prossimi impegni gravosi per il Consiglio, scelte urbanistiche, piano del traffico, bilancio consuntivo per indicare i principali, con serenità e possibilità di dialogo. Durante il durissimo dibattito sulle libere forme associative, esponenti della maggioranza hanno rimarcato il fatto, oggettivamente indiscutibile, che la maggioranza ha il compito di governare e non deve trovare ostacoli sul proprio cammino. Questo è vero ed è confortato dalla maggioranza ampia di voti che il sistema elettorale per i comuni, l’unico che premia la governabilità, affida al Sindaco e allo schieramento che lo sostiene.

Ma con l’arroganza e senza volontà di dialogo e mediazione anche la maggioranza più forte e coesa lavora male e rischia di fare gravi errori. Intervenendo in Consiglio ho cercato di ricordarlo al Sindaco e agli esponenti della sua lista civica con scarsi risultati. L’opposizione non teme tre anni di scontro frontale, forse è persino utile per la rivincita, ma io sono ancora tra coloro che ritengono più utile il confronto d’idee dello scontro muscolare. Vedremo.

Bologna, 22 maggio 2001 Maurizio Cevenini

 

Mattone su mattone

 

Sono passati pochi giorni dallo scontro durissimo sull’aumento dei canoni alle libere forme e si profila, su un tema minore, un altro scontro cruento.

Parliamo della nomina di uno di quegli organismi tanto assurdi quanto devastanti in caso di dissensi tra maggioranza e opposizione: il comitato dei garanti.

Lo Statuto e il regolamento del Comune prevedono che, in caso di richiesta di referendum abrogativo su un determinato provvedimento, questo comitato, composto da cinque membri, dia un parere di congruità sul quesito.

Sfortuna vuole che il Consiglio Comunale si dimentichi di rinnovare l’organismo entro tre mesi dall’insediamento e che se ne accorga quando viene annunciata la raccolta di firme per un referendum sui buoni scuola.

Naturalmente le disgrazie non vengono mai sole e anche la clausola di salvaguardia, che prevede la permanenza in carica del precedente comitato, viene messa in dubbio dal decesso di un membro e dalle dimissioni di un altro.

Come ulteriore complicazione lo statuto prevede che per l’elezione occorrano 32 voti su 47 e quindi una maggioranza talmente ampia da obbligare ad un accordo di tutti.

Quando prevaleva il buon senso, parlo del precedente mandato, in un organismo di questo tipo venivano indicate due persone dalla maggioranza, due della minoranza e, a ulteriore garanzia di imparzialità, il segretario comunale.

Le minoranza si sono pronunciate immediatamente per la riconferma dei due esponenti tuttora in carica le minoranza si oppongono, rivendicando una scelta in base a criteri non previsti dallo statuto; il tutto perché entrambi sono vicini alle posizioni dei promotori del referendum.

La conclusione è che dal 5 maggio il consiglio comunale è inadempiente nei confronti dei cittadini.

Perché parlo di questo episodio, in sé marginale?

Perché mi sto convincendo che certi irrigidimenti all’interno della maggioranza, con conseguente discredito del lavoro del Consiglio, facciano parte di una precisa strategia.

Non si spiega altrimenti un atteggiamento di questo tipo su un organismo che deve prendere una decisione obbligata e nelle conclusioni scontata.

L’idea che mi sto facendo è che si voglia dimostrare che da un lato vi è il Sindaco e il suo esecutivo che svolgono un’azione virtuosa per la città e dall’altra un consiglio comunale che si riunisce per chiacchiere inutili in mezzo a contenziosi sistematici da cortile.

Se è vero quanto affermo ogni mattone è utile per costruire questo muro dell’incomunicabilità che non ha precedenti nel comune di Bologna.

Bologna, 30 maggio 2001

Maurizio Cevenini

Un uomo solo al comando

 

In questo incredibile dopo elezioni pieno di confusione e di ricorsi per l’assegnazione dei seggi, appare sempre più evidente che la riforma che ha portato all’elezione diretta dei Sindaci delle città, sul piano della stabilità di governo, è la più convincente.

La garanzia del sessanta per cento dei seggi alla maggioranza permette ai Sindaci un buon margine di movimento ma la svolta sull’assessore incompatibile dalla carica di consigliere, rende d’acciaio il patto tra il primo cittadini e i principali collaboratori, anche se fortemente targati.

Del Sindaco di Bologna si parla molto di più di quanto faccia lui; io, in particolare mi riprometto di parlarne il meno possibile ma in certe occasioni è indispensabile.

Nella scorsa settimana, con la certezza dell’elezione alla Camera di Enzo Raisi è iniziato il prevedibile carosello di indiscrezioni sul possibile sostituto; An, attraverso l’autorevole Berselli, ha rivendicato il posto per AN, Forza Italia, sempre più stretta dopo il brillante risultato elettorale, più nazionale che bolognese, ha visto uno spiraglio per qualche suo esponente.

I bookmaker più accreditati tenevano in scarsa considerazione le dichiarazioni di Raisi sul lavoro da terminare; ormai era questione di ore e il sindaco avrebbe preso atto dell’esigenza del rimpasto.

Puntuale, come gli acquazzoni di questo periodo, è arrivata inesorabile la scelta del Sindaco che, come per Monduzzi, ha stupito la maggior parte degli osservatori.

Sul merito si può dire tantissimo partendo dalle oggettive difficoltà di chi è chiamato a ricoprire due incarichi impegnativi e dovrà fare acrobazie ma sul metodo occorre riconoscere a questo Sindaco che esercita pienamente le sue prerogative nella scelta degli assessori.

Occorre fare attenzione quando si svolgono, in poche righe, ragionamenti politici che si prestano a diverse interpretazioni; per questo motivo aggiungo che il doveroso riconoscimento al Sindaco, uomo solo al comando, non occulta una critica politica che rimane in piedi.

Mi pare che il Sindaco con l’avvicinarsi del secondo compleanno, sul piano politico, si sia sensibilmente avvicinato al polo sbiadendo l’immagine dei famosi 360 gradi. In modo rispettabile ha sostenuto, in campagna elettorale, che il rinnovamento del paese era contenuto nella proposta di Berlusconi e che il centro sinistra, DS in particolare, avevano esaurito la spinta propulsiva. Resta però la constatazione che i suoi principali alleati quando alzano il dito per un posto a tavola restano delusi e mi ha fatto piacere segnalarlo.

Bologna, 5 giugno 2001

Maurizio Cevenini


 

Ricomincio da tre

 

L’ironia di Petronio, anonimo che scrive sull’altra sponda di questo giornale, si è abbattuta sul mio grande amico e principale consigliere-ideologo: il Ciccio. Ne parlo questa settimana per espressa volontà dell’interessato che, balzato agli onori della cronaca al punto di ottenere un editoriale con caricatura, desidera ringraziare sorvolando sulla maliziosa descrizione delle ambasce in cui versa la sinistra. Naturalmente non posso che associarmi, in quanto ritengo che l’ironia, in particolare in politica, rappresenti un ingrediente fondamentale per attenuare il carico di responsabilità che investe ognuno di noi nella quotidianità dei problemi. Senza l’ambizione di imitare la spumeggiante vena di Petronio cercherò di rendere più leggero il mio impegno settimanale dando un’occhiata dietro la barricata avversaria.

Se i DS sono arrovellati nell’analisi della sconfitta e nella definizione di un programma che recuperi un ruolo per la sinistra passando attraverso la scelta del nuovo segretario che sembra ruotare attorno a tre nomi: Bersani, Cofferati, Fassino, Alleanza Nazionale, che sul piano dei voti non ha certo brillato, si trova, sfruttando al meglio gli effetti del maggioritario all’italiana, a dover gestire una valanga di incarichi di governo che impongono alla stessa persona di svolgere più funzioni. A partire da Gianfranco Fini, numero due del Governo e Presidente del Partito, a tutti i cosiddetti Colonnelli- Ministri o sottosegretari- compresa la pattuglia dei bolognesi. Mi soffermo sui bolognesi, ovviamente, perché sono amici e posso permettermi di scherzare soprattutto perché, sul piano degli incarichi plurimi, anch’io faccio la mia parte; i vincitori sono sicuramente loro sul piano locale: Berselli, Raisi e, con una ruota di distacco, Guidotti. Con un misto di invidia e ammirazione devo osservare che in questi due anni sul piano personale si sono giocati tanto e hanno vinto, sbancando la concorrenza. Per tutti ricomincia da tre una nuova avventura. Berselli, segretario regionale, parlamentare, sottosegretario alla Difesa che se otterrà l’incarico per la dismissione delle aree militari potrà essere fondamentale per Bologna che attende con impazienza; Raisi, commissario provinciale, deputato e assessore; il buon Guidotti, che non poteva essere da meno, non si trasferirà solo al Ministero ma resterà Presidente del Quartiere S. Stefano e capogruppo in Consiglio Provinciale. E’ ingiusto: Ciccio-Lenin, già insignito del tortellino d’oro, fa solo il barista.

Bologna, 12 giugno 2001

Maurizio Cevenini


 

Sono tutti nostri vigili

 

Se c’è qualcuno che non può essere sospettato di rapporti privilegiati con la CGIL è il sottoscritto. Per ragioni professionali ho dovuto ingaggiare furiose battaglie con esponenti sindacali; non sono mai stato tenero nei miei giudizi e dal fronte sindacale mi è stata resa la pariglia.

Ciò che è avvenuto in quest’ultima settimana con la polemica innescata attorno al famoso nucleo "scelto" per il controllo del centro storico, ha superato ogni limite della legittima conflittualità tra le parti.

Premetto di non essermi mai schierato a priori contro gli agenti che, volontariamente, avevano deciso di far parte della squadra speciale per il presidio della parte centrale della città, anche se ritengo che ogni sforzo dell’amministrazione dovrebbe essere volto al presidio di tutto il territorio: i tanto invocati e altrettanto assenti vigili di quartiere.

Il compito degli agenti di Polizia Municipale è in assoluto il più delicato e rischioso per questo deve essere rispettato e quando avvengono episodi come quelli all’attenzione della magistratura, deve prevalere su tutto la prudenza. E’ il sentimento che ha improntato il mio atteggiamento e lo mantengo anche sugli agenti che hanno ritenuto opportuno intervenire pubblicamente, attraverso il Resto del Carlino, per denunciare un presunto abbandono da parte della loro organizzazione sindacale a fini squisitamente politici. Avranno le loro ragioni e io le rispetto.

Mi preoccupa invece l’atteggiamento di chi, sul fronte della giunta e della maggioranza consiliare, ha cavalcato il caso per costruire la vecchia teoria del Sindacato, in particolare la CGIL, cinghia di trasmissione delle opposizioni. Facendo affiorare la voglia di annullamento di qualsiasi forma di dissenso verso l’ovattata azione del Sindaco che, con abilità, naviga tenendo alla corda le ambizioni dei suoi Partiti.

Strano atteggiamento riservato a chi (CGIL), a differenza delle opposizioni e con qualche stupore delle stesse, ha dato l’assenso sull’ultimo bilancio di previsione che, come tutti sanno, rappresenta l’atto politico più rilevante per l’amministrazione.

Lasciate in pace il Sindacato e fate il vostro lavoro di amministratori.

La cosa che mi preme di più in questo momento è assicurare, almeno per la mia quota di esponente della sinistra e dell’opposizione consiliare, che non esiste una distinzione tra vigili buoni e vigili cattivi.

Seguo con particolare attenzione l’evoluzione giudiziaria e mi auguro che gli agenti coinvolti possano dimostrare di aver agito con la correttezza dovuta in condizioni di particolare difficoltà.

Bologna, 20 giugno 2001

Maurizio Cevenini


LIBERO DI ESSERE SECONDO

 

Comincio ad esaltarmi perché per ben due volte Petronio, anonimo e acuminato corsivista di questo giornale, si occupa di me. La prima in forma indiretta attraverso le gesta del Ciccio e la seconda da protagonista pieno. Sono stato presentato, per chi non avesse letto il pezzo, come Tano Belloni, noto ciclista degli anni ’50, eternamente secondo dietro i grandi campioni di quel periodo. Petronio ha elencato i passaggi significativi della mia "carriera politica" e devo ammettere, con qualche rimpianto, che ci dev’essere un virus che mi colpisce prima della volata finale se del gruppo Due Torri sono stato vice, come sono ora vice del Consiglio e come, il ricordo più amaro per ovvi motivi, vice della Bartolini nella sfida a Guazzaloca.

Ho riflettuto e in fondo devo ammettere che nello scatto qualcosa manca perché, pur avendo vinto qualche classica, nei grandi traguardi sono inesorabilmente mancato.

Petronio, pur non citandoli, mi ha fatto riflettere anche sui miei discreti successi professionali che, per l’equilibrio e l’autonomia personale, sono ben più importanti della politica; anche qui devo ammettere che pur essendo da tempo amministratore delegato di una Casa di Cura (nominarla sarebbe pubblicità sanitaria) ho avuto sempre davanti un Presidente e che nell’organizzazione regionale dell’Associazione sono vice e sul piano nazionale, pur essendo segretario del Consiglio, anche lì mi ritrovo un presidente…

Forse ci sarebbero, soprattutto alla mia non più tenera età, le condizioni per riporre la politica al chiodo dopo tanti traguardi sfiorati di un soffio e lo stesso Petronio nella sua garbata e leggera ironia lascia spazio a quest’ipotesi.

Non lo farò perché quel poco o molto che ho ottenuto è frutto d’impegno personale, in assenza totale di compromessi; non ho aggiunto "senza raccomandazioni" perché ne ho avute due, dal Parroco di San Procolo nel passaggio da chierichetto a lettore e quando mio padre barbiere classico convinse una suora, in occasione della mia prima assunzione come centralinista, che "pur comunista ero un bravo ragazzo".

Ringrazio Petronio, perdonandogli la malizia, perché mi rafforza nella convinzione della straordinaria bellezza di giungere secondi ma liberi.

Quella libertà che permette di scegliere se seguire il Bologna in trasferta a Lione o curare qualche "salotto buono" durante le primarie bolognesi.

A proposito di calcio, caro Petronio, nella squadra del Consiglio sono il capitano, se diventassi vice anche lì…

Bologna, 27 giugno 2001

Maurizio Cevenini


Piazza Maggiore e i bolognesi

Una delle polemiche più aspre tra i pochi addetti ai lavori della politica consiste nell’accusare a turno maggioranza e opposizione di essere prevenuti sulle proposte. A Bologna questo atteggiamento sta portando all’assoluta incomunicabilità, anche istituzionale, tra i consiglieri di maggioranza e opposizione con l’assoluta indifferenza-insofferenza dei membri della Giunta.

Gli esempi sono tantissimi, l’ultimo sul tema dei vigili di quartieri quando, ritengo solo per dispetto, non si è accolta la proposta di un rinvio di pochi giorni. Ho avuto già occasione di dire su questo giornale che non mi piace questa situazione.

Molto spesso, suo malgrado, il Sovrintendente viene usato per forzare scelte in momenti delicati. Leggendo le sue parole si comprende benissimo la sua preoccupazione e occorre dare risposte che ovviamente non sono il filo spinato attorno alla Piazza.

In queste ore Il problema di Piazza Maggiore può essere limitato a due-tre eventi all’anno. Infatti nelle manifestazioni istituzionali o politiche di norma i controlli e la limitazione oraria dell’evento non hanno mai fatto registrare episodi gravi.

Concerti e soprattutto Capodanno, invece, sono obiettivamente un problema. Ben venga il decentramento di alcune di esse in Piazza Otto agosto, valorizzando anche il parcheggio ma senza dare il segnale dell’abbandono della Piazza più bella.

La soluzione, a mio parere, la si può trovare obbligando gli organizzatori dell’evento a comprendere nei costi, ciò vale anche per iniziative del Comune stesso, un adeguato servizio d’ordine riconoscibile che non esclude ovviamente la presenza delle forze dell’ordine a cui segnalare tempestivamente episodi violenti.

 

Maurizio Cevenini

 

 

Il pasticcio

 

Su Bologna è esplosa la bomba Ciccone. Un magistrato che si occupa di cause civili che si è trovato a scrivere una sentenza che può rivoluzionare per sempre i rapporti tra le scelte degli organi politici e la magistratura. La storia è nota e mi risulta che la maggior parte dei lettori di questo giornale sia già divoratore di altre fonti d’informazione e quindi pienamente a conoscenza dei fatti.

Questo numero uscirà (presumo) quando il Consiglio Comunale avrà votato la cosa più ridicola e al contempo grave del suo mandato. Precisamente due ordini del giorno, uno più sobrio di tutti i gruppi di maggioranza l’altro più eccitato della sola Forza Italia, che impongono alla giunta di non derogare da quanto è stato vergato a fuoco nel PGTU, di non accogliere neppure una virgola del provvedimento del giudice resistendo in sede legale.

Che la cosa sia delicata, controversa e si presti a diverse valutazioni è assolutamente scontato, che sia grave e inconsueto disattendere il provvedimento di un giudice, altrettanto.

Naturalmente, è bene che si sappia, la Giunta riunita già nella mattinata di lunedì scorso aveva deciso entrambe le mosse: non applicare la sentenza e la resistenza legale. Gli ordini del giorno della maggioranza servono solo per esasperare il clima, permettendo lo sfogo ai vari esponenti della maggioranza che, non potendo incidere sui provvedimenti al pari delle opposizioni, vengono liberati in questo dibattito che aiuterà, come se fosse necessario, a scavare ulteriormente il solco che divide il consiglio praticamente su tutto.

Fuori restano i cittadini che hanno usato l’arma letale della magistratura e che disperatamente chiedono un confronto e un armistizio con l’amministrazione che, in molti, hanno votato.

E il pasticcio monterà sempre più se non si aprirà un confronto serio e possibilmente sereno. Il Sindaco e la giunta sanno che basterebbe la dichiarazione di volontà di attivare Sirio per smontare buona parte degli argomenti oggetto della contestazione. Non sarebbe una sconfitta ma una scelta di buonsenso che anche gli ultras, dentro e fuori dalla Giunta, accetterebbero se venisse dall’autorevole intervento del Sindaco.

La stessa abilità messa in campo per trattare con i centri sociali può fruttuosamente essere utilizzata anche con cittadini che reclamano interventi più incisivi per la tutela della salute.

Se per ottenere questo obiettivo servisse un riconoscimento formale della bontà di alcuni interventi previsti nel PGTU lo farei senza alcuna considerazione di schieramento.

Bologna, 17 luglio 2001

Maurizio Cevenini

 

Un minuto di silenzio

 

Dopo le elezioni del 13 maggio in pochi prevedevano che il primo banco di prova dei 100 giorni del Governo Berlusconi fosse, più del DPEF e dei primi interventi in economia, il vertice mondiale di Genova. Un vertice che dopo venticinque anni di riti, nell’era di internet e delle video conferenze, ha perso molto del suo potere decisionale ed è stato pretesto di una delle più massicce contestazioni antiglobalizzazione. Tutti naturalmente hanno contribuito a crearne i presupposti.

Ogni politico nelle settimane che hanno preceduto il vertice ha espresso il suo parere consegnando alla storia la sua ricetta sui contenuti dei colloqui e sulle motivazioni dei contestatori. Il termine globalizzazione sconosciuto al novanta per cento degli italiani è diventato il più ripetuto nelle piazze e nei mercati. L’opera è stata completata dalla potenza globale dell’informazione che ha creato da focolai di protesta circoscritta, seppur diffusa in tutte le parti del mondo, un movimento variegato di opinioni che irrompono, in forme completamente nuove, nella scena politica.

Forse non poteva andare diversamente e sarebbe stata l’apertura di una bella pagina di storia se a Genova non fosse successo ciò che molti temevano. Scontri violentissimi, centinaia di feriti e, cosa più grave, è morto un ragazzo di ventitré anni.

Non ho condiviso la prima decisione del mio partito di aderire alle manifestazioni che, solo per le scelte sciagurate della sinistra, non avevano al di là della linea rossa Rutelli come interlocutore ma ho seguito con rabbia le scene televisive di impotenza delle forze dell’ordine contro una minoranza compatta e preparata di violenti e provocatori. Non è pensabile che a subire le conseguenze di questi pochi siano state migliaia di persone pacifiche, e quelli partiti da Bologna li conosco bene, che volevano a mani nude partecipare ad un dissenso democratico.

Per carità nessuna ambiguità e promiscuità con i violenti e totale rispetto per poliziotti e carabinieri ma qualcuno, a partire dal governo, ha commesso errori gravi.

Ora la preoccupazione principale è legata a ciò che potrà avvenire nelle prossime settimane in occasione di manifestazioni di piazza. Mi auguro che prevalga il buon senso come nella grande manifestazione pacifica di Bologna e tutte le forze politiche, a partire da chi ha cariche istituzionali, devono svolgere un’azione di moderazione ed equilibrio.

Quella che purtroppo non ho visto in consiglio comunale a Bologna quando assieme al presidente Marchetti abbiamo accolto la richiesta, fortemente contestata da AN e da altri, di un minuto di silenzio per la morte di Carlo Giuliani. Solo rispetto davanti alla morte.

 

Bologna, 24 luglio 2001

Maurizio Cevenini

 

La resa dei conti

Con settembre riprende a pieno regime l’attività politica nel nostro Comune e di conseguenza riparte la pubblicazione di questo giornale che ringrazio per l’ospitalità che continua a concedermi.

Come tradizione alla ripresa si accompagna una polemica che di norma coinvolge maggioranza e opposizione ma quest’anno vede, quali protagonisti principali, i membri della maggioranza.

Niente di straordinario e di nuovo, per carità, ma sufficiente per segnalare l’apertura di una nuova fase.

Il tempo scorre veloce e a fine anno taglieremo il significativo traguardo di metà mandato amministrativo; appuntamento importante per valutare le realizzazioni, i programmi ma soprattutto per pianificare le strategie che porteranno nel 2004 a confermare Guazzaloca Sindaco o a chiuderne l’esperienza amministrativa a favore del candidato del centro sinistra.

In questo quadro si inserisce il potente affondo, tutto targato Forza Italia, della coppia Bertolini, Garagnani al Sindaco e alla sua squadra che, senza celare alcune insoddisfazioni sulla realizzazione del programma, giunge ad invitare la lista civica del Sindaco a sciogliersi nel Polo.

E’ comprensibile. Forza Italia, all’interno del Polo, è la grande vincitrice delle elezioni politiche e, seppur con la forzatura dei sondaggi confezionati dalla struttura amica, continua a rosicchiare consensi agli alleati.

Bologna rappresenta l’anomalia, il non senso, di questa crescita; c’è un Sindaco sostenuto dal centro destra che tende a decidere in modo autonomo, consultando una ristretta cerchia di alleati e in tutte le consultazioni elettorali successive al voto amministrativo del ’99, la maggioranza dei consensi è andata al centro sinistra.

Questi due elementi combinati portano l’azionista di maggioranza a fare la voce grossa e a rivendicare, molto prima della scadenza amministrativa, una decisa scelta di campo da parte del Sindaco e dei suoi sostenitori.

Sono convinto che il Sindaco questa scelta di schieramento l’abbia già compiuta ma a modo suo e questo irrita maggiormente i vertici di Forza Italia.

Non voglio usare questa rubrica solo per mettere zizzania in casa d’altri e penso con preoccupazione anche al compito che spetta al centro sinistra, molto impegnato nelle fasi congressuali dei suoi soci, di indicare rapidamente i punti sostanziali del programma alternativo e, cosa di non poco conto, d’individuare per tempo il proprio candidato.

Bologna, 3 settembre 2001

Maurizio Cevenini

Barbari feroci

Parlare di questioni locali in questa settimana è troppo difficile.

Il barbaro attacco di New York sovrasta qualsiasi altro pensiero e considerazione; la vita deve continuare pur nella sua casualità, e sarà certamente così, ma tutto ciò che faremo apparirà piccolo, molto spesso banale, rispetto all’enormità di quanto vissuto in diretta televisiva in tutto il mondo.

Poche ore dopo l’attentato abbiamo voluto convocare immediatamente il Consiglio Comunale per dare ai cittadini bolognesi la certezza che sulla feroce barbarie dei terroristi le Istituzione sono unite e compatte.

Bologna, come nel lontano agosto del 1980, si è riunita attorno al luogo simbolico della sua rappresentanza per reclamare il predominio dell’umanità. E’ una cosa piccola ma è importante che le parole del Sindaco di Bologna dei rappresentati di maggioranza e opposizione, del Presidente Ciampi e di tutte le più alte cariche dello Stato Italiano siano uguali nell’esprimere la piena solidarietà ai cittadini americani e a tutti i cittadini del mondo colpiti dalla cieca violenza terroristica.

Le Torri gemelle di New York sono visitate ogni giorno da migliaia di abitanti del mondo e alle 10 del mattino gli assassini sapevano di trovare la massima frequentazione.

La condanna ferma del terrorismo deve essere estesa a tutte le forme di violenza e anche la minima giustificazione di atti minori deve essere respinta.

La lotta per scovare i responsabili deve vedere l’impegno di tutte le nazioni civili e deve trovare un grande movimento di adesione nelle popolazioni.

Da oggi il mondo si divide in modo netto: chi tollera il terrorismo e chi lo combatte.

La situazione, purtroppo, è ben più complessa di quanto l’emotività degli abitanti delle nazioni occidentali tende a descrivere.

Eventuali azioni di rappresaglia indiscriminata sarebbero il presupposto per una escalation di violenza su scala planetaria difficilmente controllabile.

Occorre un paziente lavoro per giungere ad un nuovo equilibrio mondiale trovando forme nuove rispetto a un organismo impotente come le Nazioni Unite. L’Occidente deve trovare anche nel variegato mondo arabo alleanze importanti per stanare i terroristi e i loro protettori.

Questo vuol dire isolare i violenti e lavorare per la convivenza civile senza colpire indiscriminatamente popolazioni inermi. E’ importante dirlo anche se nell’animo della maggioranza di noi prevale la rabbia e in parte lo sconforto.

 

Bologna,12 settembre 2001

Maurizio Cevenini

 

Il caos da fluidificazione

 

Per la prima volta, dopo due anni, il Resto del Carlino spara in prima pagina un titolo inequivocabile che critica una iniziativa della Giunta: Piazza Cavour, è il caos. Non voglio compiacermi più di tanto di questo azzardo del nostro giornale più letto e più "governativo" ma mi serve da spunto per commentare il disordine dei provvedimenti che la giunta sta attuando sul traffico.

Non mi stancherò mai di dire che la regolamentazione nelle città, oltre ad essere il problema più difficile da risolvere assieme alla criminalità, ha migliaia di contestatori e pochi maestri competenti.

Detto questo il piano del traffico varato pochi mesi fa dall’amministrazione comunale ruotava attorno ad una affermazione solida ed efficace: l’inquinamento si combatte attraverso la fluidificazione del traffico.

Una scuola di pensiero che personalmente contesto perché ritengo che l’inquinamento lo si combatta con una riduzione del traffico privato, di cui personalmente abuso, a favore del mezzo pubblico. Ovviamente per una azione di questo tipo è indispensabile il controllo elettronico o fisico degli accessi.

Chi governa oggi ha deciso diversamente ma non lo ha motivato come scelta di deregulation ma come forma diversa di abbattimento dell’inquinamento.

Da qui ha preso le mosse la mini rivoluzione del trasporto ATC che ha portato intere zone del centro ha rivoluzionare le abitudini, i sensi, lo scambio di mezzi, i parcheggi, ecc.

Non ho le competenze per valutare se la scelta sia buona o cattiva e se il servizio vedrà un incremento di utenti; la cosa certa è che questa scelta, appena diradato l’esercito di controllori, si è dimostrata disastrosa.

Basta un motorino, per non parlare di macchine o furgoni fuori sagoma, per paralizzare il traffico, già in coda permanente per alcuni semafori incomprensibili. Presumo che i valenti tecnici di Comune e ATC abbiano fatto le simulazioni del caso prima di attivare gli interventi ma qualcuno ha sicuramente finto di non sapere che non funziona Sirio e che il corpo della Polizia Municipale e ausiliari ha una autonomia di controllo di quarantotto ore. Questo è grave.

E’ la sconfitta della fluidificazione continua e fa un po’ sorridere pensare che il Santo Patrono, che rivedrà la sua antica collocazione, contribuirà pesantemente a creare un nuovo assembramento di devoti automobilisti che, come si dice, prendendola larga, creeranno un altro tappo.

.

 

Bologna, 27 settembre 2001

Maurizio Cevenini