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12 e 13 giugno, si vota Credo che la decisione non sia stata accolta con grande soddisfazione dalla lista civica del sindaco che si appresta a ripetere lo stesso percorso elettorale del ’99 sotto lo slogan: votate noi che garantiamo una buona amministrazione equidistante dalla destra e dalla sinistra. E giù aneddoti a conferma dell’assioma, il principale dei quali riguarda lo strategico occultamento dei manifesti di Berlusconi per non confondere gli elettori bolognesi. Sì, è vero c’è l’appoggio di Forza Italia e di An, se si escludono le truppe di Casini che si mescolano nella lista rinunciando al simbolo, ma sono loro che ci appoggiano noi non veniamo a patti con nessuno. Forse quest’anno il gioco non funzionerà anche perché, visto che Berlusconi ha già prenotato in città almeno la metà degli spazi pubblicitari per esporre il suo volto rassicurante ed amico e si gioca nella partita europea un bel pezzo del suo futuro politico, controllerà di persona che anche Bologna dia il suo contributo. E allora, cari elettori bolognesi, oltre ad avere da un lato le realizzazioni della giunta Guazzaloca e dall’altro le proposte di Cofferati, valuterete le amicizie e affinità politiche tra le parti in campo. Da un lato Cofferati, presentato alla convention d’investitura di Prodi, come il candidato sindaco del centro sinistra nella città di Prodi dall’altro Guazzaloca che faticherà a frenare l’irruenza dei suoi alleati che, in caso di sconfitta, rischierebbero di vedere ridotta al lumicino la presenza consiliare. Per questo i colonnelli di An e Forza Italia lanciano messaggi sempre più pressanti per sostituire Guazzaloca, che si rifiuta, nei confronti diretti con Cofferati. Cari amici del polo riponete le vostre speranze nel presidente del Consiglio che saprà mettere le cose a posto: noi siamo il bene e astutamente appoggiamo Guazzaloca, come dice la Bertolini con grande spirito di sacrificio, loro sono i comunisti che hanno scelto Cofferati e Prodi. E ora inizi la campagna elettorale. Bologna, 18 febbraio 2004 Maurizio Cevenini Parte la sfida Bologna, 30 gennaio 2004 Maurizio Cevenini Rita sì, Sirio no Rita, Sara funzionano, ma il fratello maggiore Sirio no. E’ sempre antipatico riferirsi genericamente ai cittadini quando si fanno riferimenti, ma questa volta dopo la diffusione dei primi dati sul monitoraggio del telecontrollo delle corsie preferenziali, ho avuto molte richieste sul perché si continui cocciutamente a rinviare l’attivazione del principale dei sistemi dissuasivi. Sui dati diffusi ci sono incertezze e imbarazzi dell’amministrazione e della sua maggioranza sia sull’entità dei rilievi che sulla scarsa informazione, il direttore di questo giornale ipotizza addirittura la cancellazione delle multe. Quello dell’informazione è un falso problema in quanto, seppur ampiamente disatteso, il divieto di percorrere le corsie dei bus è in vigore da decenni e non modifica la trasgressione la forma di controllo in atto. Significativo invece il volume di trasgressione che dimostra quanto sia giustificato il continuo richiamo di ATC sull’assoluta impraticabilità di corsie intasate da abusivi. Dopo la sperimentazione Matteotti – San Donato, parte in questi giorni Andrea Costa e a seguire certamente altre. Per gli amanti del rispetto delle regole, ovviamente “tutti i pubblici amministratori”, dovrebbe essere un’iniziativa positiva da estendere con l’obiettivo finale di giungere all’azzeramento delle multe in quanto i cittadini prenderanno la sana abitudine di utilizzare in modo corretto le strade se percorse con proprio mezzo e ad incrementare l’uso del mezzo pubblico reso più celere e quindi efficiente. Resta però la grande, a prima vista inspiegabile, incognita sul mancato utilizzo del controllo elettronico agli ingressi del centro storico, elemento che potrebbe creare le condizioni per una reale riduzione del traffico. L’opposizione a gran voce, in particolare in questi giorni il collega Merighi, ma anche i comitati dei cittadini hanno riproposto con forza la richiesta, che temo verrà ancora una volta respinta. Il tutto è motivato dal fatto che qualche telecamera sulle corsie non impedisce la mobilità quasi generalizzata nei percorsi vietati e anzi, paradossalmente, non riducendo i flussi d’ingresso e impedendo il passaggio sulle corsie aumenterà l’intasamento delle corsie non protette e di conseguenza l’inquinamento. Ma questa amministrazione manterrà, e spero vivamente di essere smentito, invariata la scelta del permissivismo strisciante concedendo solo qualche controllo campione ai varchi lasciando di fatto inalterato il flusso di ingressi abusivi
Bologna,
18 gennaio 2004 Maurizio Cevenini Quell'aula senza il sindaco Questo spazio che continuo ad occupare Questo è l’ultimo articolo dell’anno e doverosamente voglio fare a tutti i lettori un augurio di serenità per il prossimo anno. So che la maggior parte di voi è schierata politicamente dall’altra parte, forse a qualcuno potranno addirittura irritare i miei pezzi, ma continuerò fino a quando me ne sarà data l’opportunità. E’ la stessa scelta che ho fatto accettando lo spazio in una radio in cui non ho nulla da spartire, ma che è ascoltata da molti bolognesi, come viene letto questo giornale. Parlo e scrivo in campo avverso perché la grande passione per il calcio mi ha insegnato che i gol in trasferta valgono doppio. Il lavoro mi ha abituato a convivere con persone che in maggior parte non condividono le mie idee e questo, per chi fa politica, è uno stimolo straordinario. Ho grande rispetto per le istituzioni che svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della democrazia nel nostro Paese e il consiglio comunale di Bologna ha prodotto uno sforzo notevole per informare compiutamente i propri cittadini, ma non è sufficiente. Per questo ognuno di noi deve raggiungere i singoli, le famiglie con i mezzi della comunicazione moderna. L’anno prossimo ci attende un appuntamento straordinario: la nostra città tornerà sotto i riflettori nazionali come per la partenza del pulmann di Prodi, come nelle ore successive all’imprevista vittoria di Guazzaloca nel ’99. In questi mesi Cofferati ha avuto l’occasione di sentire, in modo approfondito gli umori della città, attraverso i singoli e le associazioni, gennaio sarà il mese della presentazione del programma. Ci saranno sorprese importanti, proposte precise per una città moderna che vuole conservare le sue tradizioni, ma non si rassegna a diventare sempre più vecchia e spopolata. Mi auguro ci siano molte occasione di confronto diretto tra i candidati, utili per quella fascia di indecisi che cerca informazioni. Purtroppo temo che, per ragioni tattiche del sindaco in carica, questo non avverrà e allora occorrerà districarsi tra il luccichio di inaugurazioni, più o meno importanti, per capire se Bologna in questi cinque anni è migliorata, più sicura, più qualificata nei suoi servizi. Io credo che la sana e tanto attesa alternanza abbia provocata una frenata per Bologna, sempre più chiusa e arroccata nelle sue mura. I singoli cittadini, le associazioni economiche hanno l’esigenza che la loro città abbia nuovamente un ruolo nazionale, dopo il grigio dell’attuale amministrazione. Bologna, 17 dicembre 2003 Maurizio Cevenini
Completato il programma di Berlusconi E ro a Roma per la presentazione di un interessante rapporto sulla sanità, di cui quando sarò liberato dal mio piccolo conflitto d’interessi, parlerò, precisamente a palazzo San Macuto, noto più per le riunioni della commissione di vigilanza Rai che per il patrimonio storico e politco che contiene nei suoi archivi. Era il giorno dopo l’approvazione della legge Gasparri. La capitale vive questi momenti, forse per l’alta densità e varietà di presenze, forse perché è nel cuore della politica con passioni ben superiori a quelle che siamo abituati a vedere nella nostra città. Migliaia di romani si sono dati appuntamento a Piazza del Pantheon per la manifestazione organizzata dai Girotondi e dalle tante associazioni che si sono unite per protestare contro la legge. Una mobilitazione che si estende a tante altre città italiane. Il provvedimento è stato già approvato dal Parlamento, ma c’è ancora la speranza che non diventi legge. In quel momento doveva ancora superare l’esame del presidente della Repubblica, non so al momento della pubblicazione del giornale, della Corte Costituzionale, e forse del Parlamento Europeo.Nessuno sa bene quali saranno gli effetti di questa vera e propria controriforma costituzionale che sbilancia, o conferma, la strapotere mediatico del presidente del Consiglio. In mezzo alle voci di tanti giovani ho sentito accuse anche al mio schieramento politico che, intansamente impegnato a farsi del male, non ha messo mano alla regolamentazione del sistema radiotelevisivo quando aveva le leve di comando; momento favorevole allora, perché anche An come l’Udc in quel tempo non avevano il coraggio di assecondare spudoratamente Berlusconi, che tra le idee geniali ha pensato bene di mettere nelle mani di un ministro di An il ministero delle comunicazioni. A lui è toccato il lavoro sporco, quello che rimanda a un ipotetico futuro l’avvento effettivo del digitale terrestre che dovrà., somma fantasia, allargare il numero degli interlocutori. Con questo provvedimenti Berlusconi porta a compimento il suo programma elettorale, quello vero, quello personale. Il Patto con gli italiani, quello firmato da Vespa fa parte della fiction, quella che tiene incollati milioni d’italiani davanti a un televisore. Ironia della sorte Bologna ha visto nella serata dello stesso giorno, l’inaugurazione di una bella mostra dedicata a Marconi con la sfilata della giunta Guazzaloca al completo, attorno a Gasparri che tagliava il nastro. Chissà come avrebbe votato Marconi, ipotetico senatore a vita, davanti ad una legge di questo tipo. Fuori un’altra Bologna protestava chiedendo più spazi d’espressione, più democrazia. A primavera vedremo. Bologna, 4 dicembre 2003 Maurizio Cevenini
COMUNQUE SIA, UNA SVOLTA IMPORTANTE In questi giorni occorre riconoscere che è avvenuto un fatto importante se non storico. Il Presidente di Alleanza Nazionale, più che il vice presidente del consiglio italiano, nel rendere omaggio alle vittime della soha ha dato in sequenza, attraverso una sorta di corsa ad ostacoli di dichiarazioni, risposte convincenti, in un crescendo che lo ha portato a condannare nettamente le leggi razziali, il fascismo e Mussolini, la repubblica sociale di Salò. Frasi forti come ignavia, indifferenza, complicità abbinate al fascismo vanno ascoltate con il rispetto che si deve a chi, a fronte di altre dichiarazioni di diverso tenere esternate in un recente passato, ha il coraggio di affermare di aver cambiato idea. Ci sono ancora pagine da aprire sulla dittatura del ventennio, in particolare le repressioni interne contro ogni forma di dissenso, ma non era quello il contesto e da osservatore mi parrebbe di voler forzare, a fini di parte, un giudizio che non può che essere positivo, vista anche la natura della visita di Stato. Vedo insomma i presupposti per l’emergere di una destra nuova e moderna che in Italia potrà prendere il posto di quella subalterna e legata al nostalgico passato. Ora, come avvenne per il voto agli immigrati, si rincorrono le valutazioni sul motivo della decisione: dalla più benevola che riconosce la giusta conclusione del processo avviato a Fiuggi, ad altre che si riferiscono al prezzo politico da pagare per l’ingresso in Europa o ad una strumentale mossa elettorale. Secondo me l’esternazione era programmata da tempo e ha subito una battuta d’arresto per colpa delle diplomazie, in quanto Israele avrebbe gradito aprire le porte del Paese solo dopo i chiarimenti di Fini; il leader di AN per ovvi motivi simbolici e mediatici, la politica contempla anche questo, ha preferito la sceneggiatura di questi giorni. Gli è costata tempo, ma ha avuto lo spazio e l’effetto sperato. Oggi si apre quella seconda fase, che prevede la traduzione in politica delle dichiarazioni fatte e la reazione della base e degli elettori. Si andrà alla verifica, che non avvenne a Fiuggi, della adesione convinta ad una svolta realmente compiuta. Dal PCI con la Bolognina, più di dieci anni fa, nacquero due partiti con una scissione vera e dolorosa, solo ora per Fini si pone lo stesso problema. Fatti i conti in casa, si vedrà se una destra moderna ed europea, fatti i conti con la storia e prescindendo dalla cappa opprimente di Berlusconi, potrà contribuire al pari di un rinnovato centro sinistra ad una stagione nuova per il nostro Paese superando la stagione dello scontro aprioristico. Bologna, 27 novembre 2003 Maurizio Cevenini La scorsa settimana in Piazza Verdi è avvenuto l’ennesimo episodio d’intolleranza politica. Un gruppo di ragazzi che fanno riferimento alla nuova sigla degli invisibili-disobbedienti, in qualche modo legati al movimento antiglobalizzazione e all’esperienza del TPO hanno attaccato con lanci di uova e qualche spintone un banchetto, regolarmente autorizzato, di militanti di azione giovani. Non sono al corrente se la scaramuccia sia stata frutto di qualche provocazione, ma resta netta e chiara la mia condanna nei confronti di qualsiasi forma di violenza e la solidarietà verso chi è stato colpito durante l’episodio in questione. Le idee, anche le più aberranti, vanno contrastate con le armi della politica e con gli strumenti democratici, quindi non vanno sottovalutati neppure gli episodi all’apparenza modesti. Dopo la condanna, però, deve prevalere la riflessione pacata e ad azioni condannabili non possono seguire iniziative di rappresaglia politica spropositate. Come dicevo all’inizio una parte dei ragazzi coinvolti fa riferimento al TPO ed è in animo di molti esponenti della destra, in particolare di An, la revisione degli attuali accordi, fino alla negazione degli spazi fisici a questa realtà ormai radicata in città. So che in parti consistenti del mondo politico di centro destra, in modo esplicito questo giornale, si ritiene che le esperienze dei centri sociali rappresentino un veicolo per la crescita di un movimento antagonista vicino ai movimenti eversivi, fino ad ipotizzare vere e proprie collusioni con l’area dei brigatisti. Personalmente, pur non avendo gli strumenti per un’analisi sociologica e politica del fenomeno, sono convinto dell’esatto contrario; esperienze culturali, contestabili e a volte eccessive, come quelle che si sviluppano nelle aree alternative dei centri autogestiti che catalizzano di volta in volta migliaia di giovani, rappresentano una risposta ad un disagio al quale le tradizionali forme di socializzazione e di aggregazione non riescono a dare risposta. Paradossalmente rappresentano un ammortizzatore sociale. Qui non ci troviamo davanti a fenomeni inquadrabili nelle normali categorie politiche della destra-sinistra, parliamo di singole realtà o gruppi che non si riconoscono, se non in minima parte, negli attuali partiti e raramente dialogano direttamente con le Istituzioni, ma proprio per questo motivo deve prevalere il buon senso dando risposte alle esigenze di spazio autogestito. Bologna, 6 novembre 2003 Maurizio Cevenini
Virtus: non c’è spazio per due squadre Quando ho invitato in commissione Francia e Sabatini, che voglio ringraziare per il tempo che ci hanno messo a disposizione, non pensavo che sarebbe avvenuta in quella sede una rottura che evidentemente covava sotto la cenere. Proprio perché sono stato tirato in ballo personalmente da questo giornale e dal suo astuto direttore, confermo che la mia speranza era che Francia, non certo si ritirasse come mi fa dire il giornale, ma dichiarasse la disponibilità a condividere il progetto Sabatini. Da questa brutta, e per certi versi ancora oscura, vicenda l’unica certezza è il salvataggio dal fallimento della storica Virtus da parte di Sabatini con il contributo determinante delle banche. In tanti avevano creduto che fosse ormai inevitabile perdere la storia delle V nere, io stesso non ci avrei scommesso, ma le cose sono andate diversamente. E’ partendo da questo presupposto che ritengo inutile la presenza di due società ed indispensabile che tutti remino dalla stessa parte. Confido ancora nel buon senso di Francia, intenditore sopraffino e uomo di sport, perché mediti serenamente sugli ultimi tempi. C’è stato un primo piccolissimo passo adesso viene il difficile, convincere migliaia di tifosi ad un atto di fede, d’amore verso una squadra lontanissima dai fasti di un tempo che dovrà sudarsi la conquista di un posto nei play off. Dare colorazioni politiche al progetto di Sabatini è squallido, sbagliato e profondamente offensivo nei confronti di quattromila e più virtussini che, come avviene per la Fortitudo e il Bologna calcio, lasciano la politica fuori dai palazzi e dallo stadio. Sono il primo a volere che la politica resti fuori dalle vicende sportive ma le istituzioni hanno sbagliato disinteressandosi completamente delle sorti di una prestigiosa società di basket, quando da più di un anno arrivavano segnali preoccupanti sulla solidità societaria. Questo è un fatto e sarebbe stato utile che il sindaco, l’assessore allo sport si fossero esposti di più attraverso presenze simboliche richieste e certamente gradite. La mia presenza al palazzo dello sport, da virtussino non praticante come ho detto in ogni sede, ha solamente questo significato, dimostrare piena solidarietà a un difficile tentativo di rilancio. Ma questo è un giornale politico e una piccola polemica mi sarà concessa. Riguarda Sergio Cofferati, cari amici del centro destra: abituatevi a vederlo in giro negli avvenimenti di carattere sociale e nello sport; anche se può dare fastidio a qualcuno è il candidato sindaco del centro sinistra, ha deciso di vivere a Bologna e seguire le alterne vicende delle compagini bolognesi a tutti i livelli fa parte dei suoi impegni. Bologna, 10 ottobre 2003 Maurizio Cevenini
Il lungo cammino Mi piace ricordare, ogni tanto lo farò, quando questo giornale molti mesi prima dell’annuncio ufficiale lanciò la notizia della candidatura di Cofferati a Bologna. Nessuno dei pricipali organi d’informazione la prese in considerazione e, come ho avuto occasione di dire, io stesso parlai di bufala. Forse un giorno il direttore mi spiegherà se è stata la zingara, una boutade o un vero colpo giornalistico. Sta di fatto che dal mese di agosto Sergio Cofferati è un bolognese a tutti gli effetti e dopo aver trascorso quasi un mese all’interno della cittadella della Festa dell’Unità da una settimana ha iniziato a battere palmo a palmo la città. Con lo stile e la discrezione che si era ripromesso, quartiere per quartiere, incontra centinaia di persone ogni giorno durante la quotidianità delle loro attività. Nessun comizio, nessuna promessa semplicemente usando l’arte più difficile per chi fa politica: l’ascolto. Non vorrei essere nei suoi panni (non è vero ma si dice) per la mole di messaggi, d’informazioni che sta acquisendo e dovranno portarlo a definire le tracce di un programma per il rilancio di Bologna. Certamente molti addetti ai lavori, primi tra tutti noi che abbiamo vissuto le vicende e le scelte del Palazzo, gli hanno consegnato elementi preziosi ma insufficienti rispetto a coloro che da singoli o in gruppi, associazioni rendono particolare e unica la nostra città. Il tema della bolognesità, della scarsa conoscenza si fanno pallidi argomenti nella propaganda del centro destra e il tempo gioca a favore del candidato del centro sinistra. In molti hanno sostenuto che il distacco che ci separa dalle elezioni di primavera, personalmente non credo allo slittamento ad ottobre ventilato per la voglia di Berlusconi di posticipare le amministrative rispetto alle europee, avrebbe logorato Cofferati. Non hanno tenuto in considerazione il fatto che Cofferati, oltre ai tanti impegni formali e qualche puntata sullo scenario nazionale che sarebbe assurdo abbandonasse, potrà fare il cittadino bolognese che vive e respira la sua città con l’ambizione di diventarne tra qualche mese il primo cittadino. Cari amici del centro destra, che tanto avete evocato la scarsa credibilità della classe politica uscita dalla sconfitta del ’99 rifiutando come deciso dal sindaco Guazzaloca qualsiasi confronto, vi troverete davanti a un osso duro che verificherà sul campo quanto avete fatto per il bene di Bologna. Verso fine anno verranno le proposte con la consapevolezza che sarà difficile portare a sintesi la ricchezza dei tanti contributi che si stanno accumulando; occorrerà dire dei no chiari e motivati, ma rendendo partecipi tutti. Questa è la sfida e la sostanziale differenza tra la delega in bianco che Guazzaloca chiederà di rinnovare ai bolognesi e una proposta che si sta costruendo con il contributo di tante voci. Bologna, 2 ottobre 2003 Maurizio Cevenini
Guly, saresti entrato nella storia Le immagini dello stadio di Avellino scorrono inesorabili su tutti gli schermi in modo obiettivo, drammaticamente chiaro. Questo è uno dei rarissimi casi in cui l’informazione, al centro di grandi polemiche nel nostro Paese, riesce ad essere puntuale, rigorosa, severa. Da sempre si discute se è giusto dare risalto a certi episodi se non sarebbe più utile, educativo non essere cassa di risonanza per certi delinquenti, ma io penso che il diritto d’informazione debba essere garantito anche in queste occasioni. Dopo la stagione dei veleni giudiziari, delle sceneggiate ridicole dei calendari e la partenza stentata è tornata inesorabile la violenza; per carità parliamo sempre di una minoranza dello stesso tifo ultra che non va demonizzato come movimento di curva, ma rappresenta comunque un duro colpo per lo sport più amato e soprattutto un disincentivo per le famiglie che, a giusta ragione, preferiscono sempre in numero maggiore il tranquillo divano di casa rispetto allo stadio. Non so più cosa possa servire ormai, certamente un rigore maggiore un coinvolgimento diretto delle società anche per ciò che riguarda il servizio d’ordine, ma ci vorrà tempo per far crescere nei giovani una cultura che rifugga la violenza. Evitiamo anche di banalizzare il tema puntando l’indice sui napoletani, sapendo tutti benissimo che Bergamo, Brescia, Verona e tante altre città hanno gruppi organizzati violenti. Una seconda considerazione post domenicale la voglio riservare ad un altro episodio sempre di carattere calcistico, certamente più leggero, e completamente scollegato. Dopo Maradona un altro argentino che risponde al nome di Guglielminpietro, militante nelle file del Bologna, è assurto agli onori della cronaca per un clamoroso gol di mano sfuggito all’occhio della terna arbitrale. Premesso che non so come mi sarei comportato trovandomi nelle stesse condizioni a pochi minuti dalla fine, sotto la curva amica e dovendo fare la scelta più giusta nel volgere di pochi secondi, ritengo che per il bene dello sport e del Bologna stesso il calciatore avrebbe dovuto denunciarsi e chiedere l’annullamento del gol. De Canio in Inghilterra è diventato un idolo perché ha fermato un’azione di gioco con un avversario a terra, Guly sarebbe entrato nella storia del calcio come esempio di comportamento nello sport e nella vita. Nessuna criminalizzazione per carità, ma è veramente giunto il momento che i valori prevalgano, almeno qualche volta, sull’astuzia, sulla convenienza, sulla consuetudine. Cari calciatori, oggi che tutto il vostro mondo è in discussione, avete una responsabilità enorme ed ogni vostro gesto ha un peso superiore perché siete visti come esempi da seguire. Una magia calcistica di Maradona è uno sfuocato ricordo se si raffronta con la triste immagine di un uomo ancora giovane distrutto dalla droga. Bologna, 21 settembre 2003 Maurizio Cevenini Per mantenere il contatto con i fatti di attualità, l’articolo della settimana dovrei dedicarlo per intero alla figuraccia della giunta che amministra la nostra città. Esalta, giustamente, il grande lavoro della cineteca comunale, mette al centro dell’estate bolognese i suoi film e i grandi personaggi invitati… poi cerca di mettere sotto tutela Nanni Moretti! Neppure Berlusconi è stato tanto ardito con chi lo importunava. Un vero e proprio fuoco di fila partito dal consigliere Mazzanti e supportato autorevolmente dai due assessori Deserti e Raisi. Poi, fatta la frittata, come succede da quattro anni, la ritirata attraverso le dichiarazioni del vice sindaco Salizzoni. Tra un anno i bolognesi potranno decidere se continuare a farsi governare da questo centro destra anomalo, rodato da uno stucchevole "tira-molla" o affidarsi a Cofferati e ai suoi alleati. Intanto desidero complimentarmi con Bertolucci e Farinelli che hanno, sul solco della strada avviata 30 anni fa da Vittorio Boarini, fatto della nostra cineteca un orgoglio a livello mondiale. Ci sarebbe da parlare di Berlusconi, del suo esordio in Europa, del governo, ma volevo dedicare uno spazio in questa caldissima estate ad un argomento che rischia, come sempre accade quanto si spengono i riflettori della cronaca quotidiana, di cadere nel dimenticatoio. Ricordate la guerra? Le bandiere della pace, l’Europa divisa sull’intervento, il conflitto, i morti… quanti morti? Non lo sapremo mai perché anche in questi giorni stanno morendo soldati americani, civili iracheni in un dopoguerra fatto d’odio e rancore. Ricordate il tema scatenante? Saddam Hussein, il dittatore tollerato per anni dagli occidentali, improvvisamente diventa pericoloso per la produzione segreta d’armi non convenzionali. La prova è nelle mani della Cia. Gli ispettori dell’Onu per mesi non trovano nulla ma quei servizi segreti che non si erano accorti della preparazione del mostruoso attacco al mondo dell’11 settembre avevano individuato uno strano movimento d’uranio arricchito tra Nigeria e Iraq. A quel punto una mano furtiva aggiungeva qualche riga al discorso alla nazione del presidente americano per confermare che era tempo di interrompere una dittatura. Il viaggio del Presidente Bush nel continente africano, a tre mesi dalla fine della guerra, è servita per dire che era tutto falso. La Cia ha chiesto scusa. Il Presidente stesso ha chiesto scusa. Si chiude un capitolo vergognoso della storia. Gli ombrelloni sono aperti, tutto esaurito sulla costa. A tutti buone vacanze!
Bologna, 13 luglio 2003 Maurizio Cevenini …Era prevedibile che la candidatura di Sergio Cofferati avrebbe alzato il livello della polemica politica nella nostra città e ogni dichiarazione, ogni atto, più o meno simbolico, fosse amplificato e utilizzato in quella che si preannuncia come una sfida lunga e senza esclusione di colpi. Di questo avremo ampiamente occasione di parlare, oggi desidero soffermarmi su una moda che ha preso piede nelle ultime settimane: il famoso striscione " anche questo l’ha fatto Walter…". Era da poco più di un anno insediata la giunta Guazzaloca, quando fu inaugurato il tanto contestato parcheggio sotterraneo di piazza otto agosto. La giunta Vitali si logorò in estenuanti trattative, ben sei anni di scontri, vertenze legali che allungarono i tempi, per avere ragione delle resistenze degli ambulanti della storica piazzola. Ebbi allora l’occasione di scrivere su questo giornale che è assolutamente normale, nella logica dell’alternanza, che gran parte delle opere progettate da un’amministrazione siano inaugurate da quella o quelle che la seguiranno. Alla base di tutto, ciò che conta, in particolare se le opere sono ben fatte ed utili, è l’istituzione comune di Bologna che le realizza, molto spesso con aiuti e finanziamenti da altri Enti e privati. Onestà intellettuale vorrebbe che chi segue nell’amministrazione ricordasse, invitandoli e citandoli, i predecessori fuori da logiche di parte. E’ semplicemente una lezione di stile, un modo per rendere chiaro e trasparente ai cittadini il proprio modo di operare, a volte in continuità, spesso in contrasto con le scelte precedenti. Porta Galliera, Manifattura e altro trovano il mio plauso, ma se l’informazione non è completa ben venga un innocuo lenzuolo che ricorda da dove partì l’idea, il progetto; quel lenzuolo rappresenta un contributo alla chiarezza, un pensiero per chi ha lavorato duro per la propria città e non ha visto compiuta la sua opera durante il mandato. Bastano poche parole, una lettera d’invito, per riconoscere l’impegno di chi ci ha preceduto; ecco " se io fossi il sindaco di Bologna" mi sentirei in dovere di fare questo gesto che non sposta nulla sul piano del consenso, perché i cittadini sanno capire e scegliere, fuori dal luccichio delle inaugurazioni, ciò che è buono e utile per la città. Faccia ripiegare quel lenzuolo signor sindaco, solo lei può farlo, riconoscendo quanto è scritto in atti ufficiali del comune. Allora sì le opere saranno esclusivamente del comune di Bologna. Bologna, 29 giugno 2003 Maurizio Cevenini
E’ iniziato il confronto a distanza tra Giorgio Guazzaloca e Sergio Cofferati. Dopo quindici giorni fatti di stupore, di verifiche, di analisi, più o meno interessate, tutte le caselle del centro sinistra si sono ricomposte e si apprestano a sostenere con lealtà il proprio candidato; esattamente come specularmene si accingono a fare sul centro destra. Entrambi gli schieramenti rassegnati ad essere comprimari dei due leader, che si giocheranno in perfetta solitudine lo scontro diretto. Certamente i partiti e i movimenti daranno il loro contributo importante, ma la differenza la faranno loro con l’esposizione delle proposte, con la capacità di entrare in sintonia con i bolognesi. Allora non resta che studiare il posizionamento migliore per raccogliere maggiori consensi all’ombra del candidato e in questo caso, proprio per la caratura dello sfidante, mi pare che le maggiori fibrillazioni le viva il centro destra schiacciato dalla ingombrante, ma indispensabile, figura del sindaco che con la sua lista rischia di fare il pieno dei voti della sua parte e, in caso di sconfitta, produrre il risultato più disastroso della loro storia per An e Forza Italia, i cui dirigenti sarebbero additati in tutta Italia come coloro che, pur di stare al governo della città, hanno abdicato al proprio ruolo. Da qui due atteggiamenti diametralmente opposti, An vuole il cosiddetto listone, dove mascherare il risultato effettivo del voto, mentre Forza Italia, puntando ad una forte politicizzazione del voto anti-comunista nel linguaggio berlusconiano vuole la caratterizzazione di partito. In mezzo proposte intermedie, come quella del direttore di questo giornale, del quale si può dire tutto tranne la sua chiara collocazione, che vorrebbe una lista fortemente caratterizzata dalla presenza di tutte le anime di destra da An a Forza Nuova anche per contrastare un’eventuale candidatura a sindaco di un esponente di quell’area. Sono di parte e ovviamente tendo a sottolineare più le difficoltà dell’avversario, ma in questo caso mi pare oggettivo che sul fronte dell’Ulivo, dando per scontato che non vi sarà una lista Cofferati risucchia voti, ogni componente farà la gara con il suo simbolo collegato al candidato. Ci accingiamo quindi ad una lunga attesa e gli atti amministrativi che saranno prodotti in questi mesi saranno esclusivamente di ordinaria amministrazione o funzionali alla valorizzazione del lavoro svolto dalla giunta; in questa direzione assisteremo a multiple inaugurazioni, prevalentemente di facciata, funzionali alla campagna elettorale. Dall’altra parte Sergio Cofferati che battendo palmo a palmo la città dovrà "semplicemente" riconquistare il cuore di chi normalmente vota a sinistra e, solo una volta nel ’99, ha deciso o di stare guardare o di vedere se era vera la storia dei 360 gradi. Bologna, 19 giugno 2003 Maurizio Cevenini
Il mondo intero si è diviso sull’opportunità o meno dell’attacco militare all’Iraq che ha fatto seguito a quello all’Afghanistan, che forse precederà quello all’Iran o alla Siria o a chissà altro. Le motivazioni sono state diverse: da quelle più nobili e al disopra d’ogni sospetto del Papa con il suo no alla guerra sempre e comunque per dirimere questioni internazionali, a quelle più articolate di movimenti e partiti per lo più vicini alla sinistra. La guerra c’è stata, certamente breve come previsto dagli americani, forse con un numero ridotto, dato certamente relativo, di vittime civili. L’obiettivo è stato raggiunto? Se era la caduta di Saddam Hussein la risposta sarebbe affermativa, ma gli atti internazionali restano e parlano chiaro. La missione anglo americana aveva come scopo quello di colpire una base del terrorismo, interdendo ad un paese nemico l’uso d’armi chimiche e l’avanzamento della costruzione di un arsenale nucleare. La missione ha miseramente fallito non solo perché, come ampiamente dichiarato dagli ispettori dell’Onu, gli arsenali fantasma non sono ancora stati trovati, ma soprattutto perché la rete terroristica, supportato da un crescente sentimento religioso-ideologico antiamericano, sta dispiegando in questi giorni tutta la sua potenza devastante. E’ una lotta difficilissima quella da condurre contro criminali senza scrupoli coperti da potentati economici e da cinici personaggi che si annidano in posti strategici collegati con governi e servizi segreti. Ma l’esperienza di questi mesi dimostra che la rappresaglia indiscriminata contro un intero popolo serve solo ad aumentare la schiera dei fanatici, convinti di conquistare un posto in una vita extra terrena uccidendo gli occidentali, buttati come bombe contro obiettivi indifesi. Occorre un cambio radicale di strategia basato su una forte azione diplomatica di Stati uniti, Europa possibilmente ad una sola voce, Russia verso i paesi del medio oriente e dell’Africa per superarne la diffidenza e consolidarne i governi; al contempo l’intelligence dei principali Paesi deve concordare un piano d’emergenza per fare terra bruciata attorno ai terroristi in ogni parte del mondo. Convertendo i miliardi di dollari impiegati nelle bombe intelligenti in strumenti sofisticati d’indagine forse i risultati non tarderebbero ad arrivare. Tutto ciò è possibile ed è già avvenuto nel periodo buio della divisione in blocchi, quando avvenivano incontri segreti tra le grandi potenze per tutelare da schegge impazzite, i rispettivi territori di competenza. L’attuale squilibrio mondiale, denso certamente di nuove tensioni democratiche e di prospettive di libertà, ha lasciato spazio alla multinazionale del terrore che si alimenta delle divisioni tra gli stati e dal mostro del fanatismo religioso. Bologna, 18 maggio 2003 Maurizio Cevenini
In modo un po’ contorto e complicato sta maturando il percorso che il centro sinistra si è dato per individuare il candidato che sfiderà, nella primavera del prossimo anno, Giorgio Guazzaloca nella corsa alla carica di sindaco della nostra città. Sarà una grande assemblea a novembre a fare la scelta, mandando in soffitta altre formule, tipo le primarie, che scontano difficoltà di gestione e un po’ di scaramanzia legata all’esito nefasto del ’99. Personalmente, e la cosa non è un mistero avendolo dichiarato più volte, avrei preferito una scelta più rapida per dare più tempo alla persona individuata di incontrare i bolognesi, farsi conoscere, fare soprattutto conoscere le proprie idee. Il fattore tempo, comunque, non sarà determinate in particolare se, come quattro anni fa, avverrà l’abbinamento con le elezioni europee nel mese di giugno. Saranno invece fondamentali altri due elementi: la coesione e le dimensioni dell’alleanza- con o senza rifondazione comunista e Italia dei valori- la chiarezza del programma al quale il candidato dovrà dare un contributo sostanziale. Sebbene l’elezione diretta avesse dato al sindaco un potere ed un’autonomia molto vasta, neppure Guazzaloca, che più d’ogni altro si è presentato in autonomia, ha potuto prescindere dall’accordo con gli alleati nella stesura di un programma che, seppur in gran parte disatteso, ha sentito e sentirà sempre più la presenza dei principali alleati della destra. Il nostro non sarà il programma del Principe ma il frutto del contributo di partiti e movimenti che il candidato dovrà sintetizzare e trasmettere ai cittadini. Dovrà fare molta strada, dal centro alle diverse periferie tanto trascurate dall’attuale amministrazione, che ha preferito occuparsi del salotto buono arricchendolo col museo dei sogni. Non sarà facile, perché il sindaco in carica legittimamente sfrutterà il proprio ruolo per fare delle iniziative in corso o, per lo più futuribili, elemento di campagna elettorale non concedendo all’avversario quei confronti, su stampa e televisione, tanto importanti per raggiungere il vasto pubblico. Da queste pagine mi preme ricordare che sarà veramente una sfida all’ultimo voto, difficile e appassionante, che avrà come nostro obiettivo la rinascita di Bologna senza l’arroganza di promettere la luna, come fu fatto sul tanto decantato assessorato alla sicurezza. Traffico, sicurezza ma soprattutto risveglio culturale dovranno essere i punti prioritari per i primi mesi di mandato, senza trascurare la storia e la tradizione democratica di questa città, moderata e civile, che vota in maggioranza a sinistra. Questo ha un perché; spetterà prioritariamente al nostro candidato ricordarlo riscaldando i cuori di chi nel ’99 votò dall’altra parte o voltò le spalle per non vedere. Bologna, 8 maggio 2003 Maurizio Cevenini
Un
solco profondo divide la città Purtroppo
anche nella nostra città, esponenti di rilievo del mondo politico hanno assunto
posizioni inaccettabili in occasione dell’anniversario della Liberazione
nazionale dal nazi-fascismo. Bologna, 25 aprile 2003 Maurizio Cevenini
La scorsa settimana si è svolto il congresso della Tua Bologna, movimento o partito nato nel ’99 attorno alla candidatura di Giorgio Guazzaloca. Dalla riunione è uscita la notizia più importante, seppur non nuova, della ricandidatura dell’attuale sindaco. Per il resto nessuna novità se non la definitiva dichiarazione, espressa anche attraverso il mancato invito di pura cortesia, di disprezzo per l’avversario politico definito nella più bonaria delle descrizioni come inaffidabile, privo di proposte capace solo di dire dei no. Personalmente mi sento particolarmente offeso da questa mancanza di rispetto, ma in politica, e la lista civica ha imparato in fretta le tecniche più sofisticate, il discredito dell’avversario è una delle armi più usate. Passando oltre, mi permetto di fare alcune considerazioni su una affermazione del riconfermato coordinatore Daniele Corticelli, al quale rivolgo un sincero augurio di buon lavoro. Sulla base di una dettagliata elencazione di opere realizzate dall’amministrazione, non solo ha affermato che la riconferma di Guazzaloca è scontata, ma forse trascinato dalla foga oratoria ha parlato di sorpasso nei confronti dei DS. Detto che nella stagione del bipolarismo compiuto, in particolare nel sistema di elezione per i comuni, i risultati dei singoli partiti è relativo rispetto all’esito finale (nomina del sindaco e premio alla coalizione che lo ha sostenuto), le considerazioni di Corticelli meritano una riflessione. Alle ultime elezioni politiche del 2001 presero a Bologna 90000 voti; quelle donne e quegli uomini non credo, visto le promesse elettorali e i fatti successivi, che abbiano cambiato parere in questi due anni rispetto al governo Berlusconi; se avesse la possibilità di replicare Corticelli mi direbbe, e ha ragioni da vendere, che il voto amministrativo può essere diverso da quello politico, il ’99 fu un esempio concreto. Se questo è vero, per permettere alla Tua Bologna di superare i Ds devono avvenire due fatti: la massiccia confluenza dei voti di An e Forza Italia sulla lista civica, riducendo la Casa delle Libertà a un piccolo monolocale, e, come nel ’99 convincere una parte del mondo della sinistra, per il lavoro fatto il candidato del centrodestra è il migliore. Io non ho le certezze di Corticelli, ma se la lista del sindaco potrà strappare molti voti ai partiti alleati, sarà un po’ più difficile ripetere la storia del giugno ’99 basata sulla straordinaria intuizione dei 360°… Bologna, 2 aprile 2003 Maurizio Cevenini
C’era una volta… la bomba intelligente Fu raccontata per la prima volta nella precedente guerra del Golfo nel ’91 la fiaba delle bombe intelligenti; è stata ripetuta alla vigilia dell’attuale conflitto con dovizia di particolari, qualcuno ne parla ancora rifiutando la dura realtà dei fatti. Una guerra senza morti, feriti, macerie non esiste in nessuna parte al mondo. Non ci si può stupire, quindi, se anche questo conflitto in Iraq abbia già provocato numerose vittime, anche tra i civili, come quelle del mercato di Baghdad. Facendo una simulazione, lontana per la nostra generazione, qualcuno potrebbe stupirsi se una bomba indirizzata sulla caserma di Porta San Mamolo, dopo un viaggio di un’ora cadesse nel quadrilatero? Già ma la guerra è lontana… Dinanzi a tutto ciò rimane solo una speranza: che si sospenda
il conflitto e si ridia la parola, troppo presto tolta, alla diplomazia e alla
politica, unici strumenti idonei per dare una soluzione alla crisi. E’ inoltre
urgente che le organizzazioni internazionali possano immediatamente agire per
rispondere alla grave emergenza umanitaria che si starebbe profilando nella
regione. Bologna, 27 marzo 2003 Maurizio Cevenini
Bologna è una città speciale, molto bella, ancora vivibile, ma soprattutto sensibile. Ogni volta che la mano degli assassini l’hanno ferita al cuore si è riversata in piazza, nella sua piazza. Questo è avvenuto anche in occasione di grandi eventi nazionali e internazionali; giovani, vecchi, donne uomini stretti sotto un palco, dando voce alla protesta, alla supplica, alla speranza a seconda delle esigenze del momento. E’ successo il 20 marzo dello scorso anno quando i barbari assassini di Marco Biagi hanno colpito un simbolo delle istituzioni, una persona onesta. Piazza Maggiore piena come un uovo ad ascoltare il suo sindaco che, in rappresentanza di tutti, diceva no al terrorismo interpretando gli umori dei bolognesi. Fu un bel intervento, condivisibile ed apprezzato. A un anno di distanza, esattamente lo stesso giorno, Bologna si è ritrovata sotto il solito palco, ad ascoltare un sindacalista, un prete, una giovane ragazza. Discorsi semplici a favore della pace, senza livore né contro gli americani né contro il governo italiano, poi un corteo composto, ordinato. Ad ascoltare erano presenti i rappresentanti di tutte le amministrazioni locali, con i loro gonfaloni, interpreti della voglia di pace dei cittadini amministrati. Il sindaco di Bologna non c’era. Scelta legittima, certamente valutata assieme a collaboratori ed alleati politici, ma a mio parere sbagliata. Il sindaco di una città deve saper interpretare, in particolare in momenti drammatici come questi, la volontà dei cittadini e sono certo, a costo di sentirmi accusare di arroganza, che i bolognesi avrebbero voluto il loro sindaco su quel palco. Le nostre popolazioni non comprendono le ragioni di questa guerra, per questo migliaia di lavoratori sono in piazza e tornano a manifestare i giovani, che ascoltano il messaggio del Papa, come i racconti di orrore dei vecchi partigiani. Per carità tra un anno, quando si deciderà chi dovrà amministrare il comune di Bologna, i bolognesi saranno chiamati a votare colui che riterranno possa governare meglio. Trarranno le conclusioni dal lavoro di Giorgio Guazzaloca e ascolteranno, confrontandolo, il programma del suo antagonista, ma le ragione per cui migliaia di persone hanno scelto in questo 20 marzo, ancora una volta, la piazza non saranno indifferenti. Per noi tutti un messaggio finale di speranza, che torni a prevalere il buon senso e questa assurda guerra termini rapidamente. Bologna, 20 marzo 2003 Maurizio Cevenini
La prossima settimana, il 19 marzo, festa del papà, ricorrerà il primo anniversario dalla morte del Professor Marco Biagi. Bologna, la nostra città, saprà ricordarlo nel modo dovuto, con moderazione e rispetto verso una famiglia che ha vissuto con grande dignità un dolore immenso, e quel giorno sarà l’occasione per ricordare ai terroristi che lo Stato, contro di loro, è unito e forte. Sono tornati a colpire, forse in modo occasionale, un servitore dello Stato, ma è certo che fossero in procinto di preparare un’altra azione a dimostrazione che la distanza tra un delitto e l’altro serve per organizzarsi, per studiare le vittime, per colpire quando sono indifese, come deve fare ogni vigliacco che rispetti. Guai a pensare che la quantità degli omicidi renda meno preoccupante il fenomeno, il terrorismo è ancora una realtà del nostro Paese e paradossalmente il numero di militanti, certamente minore rispetto agli anni ottanta, rende ancor più preoccupante il fenomeno. Sul terrorismo occorre essere chiari: nessuno può permettersi strumentalizzazioni a proprio uso politico; questo significa non confondere il conflitto sociale con il terrorismo. Le manifestazioni di massa pacifiche, lo scontro sociale condotto con le regole della democrazia, dando vita alla partecipazione, rendono i cittadini più vicini alla cosa pubblica. La teoria della violenza si fa strada quando c’è il silenzio, la chiusura nelle case, la riduzione dei diritti. Il nostro paese, le nostre istituzioni vanno migliorate, riformate, in questa logica il sistema bipolare, purtroppo ancora imperfetto, è utile per rendere più chiare le posizioni in campo. La violenza e il terrorismo, che possono aver attratto alcuni giovani in buona fede, sono un freno a qualsiasi forma di miglioramento delle condizioni sociali del Paese. La condanna è netta, senza ambiguità, e se ci fosse bisogno d’altre conferme basta ascoltare i comunicati della brigatista arrestata i richiami al terrorismo islamico, senza parole d’umanità verso una persona che aveva il compito di vigilare sull’incolumità dei passeggeri di un treno. L’Italia è in guerra solo contro di voi, assassini d’innocenti: vi condanna la storia, vi condannano i lavoratori di questo Paese che perdono soldi per manifestare contro la vostra ferocia. Il mondo politico deve dare un segno di grande fermezza, sostenendo, anche attraverso atti legislativi idonei, le forze dell’ordine che stanno pagando un prezzo enorme per difendere i nostri diritti democratici. Bologna, 7 marzo 2003 Maurizio Cevenini
Nei giorni scorsi l’ex sindaco Walter Vitali, in un’intervista a tutto campo, ha fatto un elenco crudo e severo degli errori della sua amministrazione che hanno portato alla sconfitta del ’99. Analisi a mio avviso fin troppo severa su un periodo che, in mezzo a indiscutibili ombre, ha creato le condizioni per realizzazioni importanti in città che sono state inaugurate dalla nuova amministrazione in pompa magna. Parlavo di un’autocritica sin troppo severa che ha portato l’ ex comunista Carlo Monaco, grande conoscitore delle dinamiche politiche interne ed esterne ai partiti, a segnalare le contraddizione di un centro sinistra sempre più schiacciato sulle posizioni di rifondazione comunista. Sfruttando alcune considerazioni di Vitali sulla privatizzazione delle farmacie municipali e sull’incapacità di confronto con quel 30% di cittadini che aveva votato al referendum, e soprattutto sulla pianificazione urbanistica degli ultimi anni, l’assessore all’urbanistica ha sviluppato il teorema su un partito, i Ds, che sconfessando le scelte strategiche degli ultimi anni si richiude in una posizione conservatrice. Non mi permetto d’interpretare Vitali, ma sono certo che nelle sue parole vi era una sentita riflessione sul rapporto con i cittadini, un rammarico per la sufficienza con cui si è affrontato il dialogo con rifondazione, ma nessuna sconfessione sulle scelte strategiche del passato. Le privatizzazioni non sono il demonio, rappresentano uno strumento indispensabile per le pubbliche amministrazioni; il problema serio, che l’attuale amministrazione non affronta, è che l’esternalizzazione di servizi non può avvenire senza un controllo efficace di qualità, senza sovrapposizione tra risorse di personale interno e consulenze, con un efficace verifica qualità-prezzo. Stesso discorso vale per l’urbanistica. L’integrazione tra concessione ai privati e qualificazione territoriale è alla base di un rapporto virtuoso tra risorse diverse che concorrono ad un’efficace ed equilibrato sviluppo del territorio. Tutto giusto, quindi? Assolutamente no e faremo tesoro degli errori per costruire il programma da sottoporre agli elettori, partendo dai grandi temi, cavalli di battaglia elettorale dell’attuale amministrazione, traffico, sicurezza, partecipazione senza la sufficienza che mi pare di leggere nelle parole di Monaco. Bologna, 20 febbraio 2003 Maurizio Cevenini
Il mondo intero è in trepidante attesa delle decisioni dell’Onu in seguito alla relazione degli ispettori, l’orgoglio americano pare non avere il minimo dubbio sull’ineluttabilità dell’attacco, l’Europa vive attraverso una spaccatura drammatica la crisi più profonda dal dopoguerra ad oggi, le diplomazie internazionali, a partire dal Vaticano, profondono gli ultimi sforzi per una mediazione, e intanto in Italia… E’ scoppiata la guerra delle bandiere che sta sfiorando la crisi istituzionale: se n’è occupato il governo, altri organi istituzionali nazionali e locali, non si esclude neppure un ricorso alla corte costituzionale. In centinaia di comuni d’Italia si studiano, forse anche con l’ausilio del pareri di esperti, leggi e regolamenti per capire se l’esposizione di uno stendardo colorato con la scritta "pace" violi il decoro, l’immagine delle nostre Istituzioni. Il governo è giunto ad ipotizzare il reato di vilipendio della bandiera nazionale; credo ci voglia coraggio quando a parlare è un esecutivo che al suo interno è composto da ministri che rappresentano un partito che ha abolito il tricolore dalle proprie manifestazioni e sarebbe utile ricordare, ogni tanto, la coraggiosa signora di Venezia che al passaggio dei leghisti osò esporre la bandiera italiana… Il buon senso, purtroppo, sta sempre più lontano dalla politica e ogni pretesto è buono per una battaglia di schieramento. Le bandiere esposte alle finestre delle case rappresentano iniziative di singole persone o famiglie che intendono esprimere un sentimento, una giusta rivendicazione di pace. Che ciò avvenga anche da parte di partiti o istituzioni è assolutamente naturale e nel contempo unico e difficilmente inquadrabile nei regolamenti. Occorre equilibrio e saggezza anche per impedire che un simbolo di tutti diventi oggetto di culto per una parte politica e ostile per l’altra. Probabilmente la bandiera della pace abbinata alle altre nelle facciate principali dei comuni potrebbe essere una forzatura, ma l’esposizione in alcuni punti dei palazzi, vedi il cortile interno di palazzo d’Accursio, può essere accettabile con buona pace della severa applicazione dei regolamenti. Abbiamo tempo per le divisioni su altri temi ben più delicati e drammatici come l’ adesione all’eventuale iniziativa unilaterale americana, lasciamo che chi vuole possa credere che attraverso una tela colorata si possa dare impulso, se non a un movimento per la pace, almeno alla speranza. Bologna, 14 febbraio 2003 Maurizio Cevenini
Il vento di una nuova guerra soffia sul medio oriente sempre più prepotente, mentre da più parti si alzano voci autorevoli che lavorano per evitare il conflitto in Iraq. Queste iniziative rappresentano la volontà della stragrande maggioranza dei popoli d’Europa e molto probabilmente del mondo di non vedere la morte di migliaia d ’innocenti e perché non ci può assuefare all’idea che la guerra torni ad essere lo strumento ordinario per dirimere problemi internazionali. La guerra contro l’Iraq rischia di aprire molti più problemi, primo tra tutti la spaccatura tra mondo occidentale ed orientale, di quanti voglia risolvere. Allontana, forse definitivamente, la soluzione del problema israelo-palestinese e radicalizzerà i governi dell’area allontanando gli spazi di democrazia conquistati faticosamente da quelle popolazioni. Il compattamento del mondo islamico, che dà già segnali di ripresa, si consoliderà e l’occidente, che dopo l’11 settembre aveva aperto spiragli di dialogo, tornerà ad essere il malvagio nemico da abbattere con ogni mezzo; tutti sanno che il principale e più incontrollabile di questi mezzi è il terrorismo. E’ inutile aggiungere che l’ Onu perderebbe molta credibilità. Questo grande movimento per la pace che coinvolge buona parte dei paesi europei, purtroppo l’Italia svolge un’azione di retroguardia e fa rimpiangere gli anni dell’autonomia andreottiana, non rappresenta un arretramento nella lotta al terrorismo che va combattuto in modo rigoroso con tutti i mezzi a disposizione, ma deve essere chiaro che il bombardamento a tappeto di una nazione è il mezzo più errato e incivile. Aggrappiamoci con forza all’Europa che, oggi più che mai nella fase del suo allargamento deve rivendicare la propria grande forza negoziale nei confronti degli Stati Uniti, ma anche del medio oriente. I regimi totalitari, quello di Saddam per primo, responsabili di violazioni dei diritti umani e possibili fiancheggiatori di terroristi vanno isolati e perseguiti con i tanti strumenti del diritto internazionale. Oggi in Iraq agisce un nutrito numero d’ispettori che può essere aumentato a discrezione delle nazioni unite. Tutti coloro che non perseguono altri fini, sanno perfettamente che in questa fase di monitoraggio accurato il regime iracheno non ha la minima possibilità di nuocere. Questa guerra non farebbe bene neppure alla credibilità degli Stati uniti d’America che devono, proprio perché unica grande potenza, mostrare la saggezza dei grandi utilizzando le armi della pressione e della saggezza. Nei giorni scorsi, in modo unitario, in ogni angolo del nostro paese sono stati ricordati gli anni bui dello sterminio nazista; ai giovani si è fatto appello perché studino ed approfondiscano quelle vicende, per non dimenticare. Le testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento si concludevano sempre con un forte appello per la pace. Bologna, 30 gennaio 2003 Maurizio Cevenini
Caro Enzo, risale al marzo 2000… L’assessore, onorevole Raisi ha voluto cortesemente replicare al mio articolo della scorsa settimana. Gliene sono grato, non tanto per aprire un botta e risposta tra lui e me che comunque ci sarebbe impedito dal direttore del giornale, ma per aggiungere qualche considerazione. Per curiosità sono andato a recuperare una serie d’articoli che risalgono al marzo del 2000 nei quali un certo Cevenini, vicepresidente del consiglio comunale, invitava maggioranza e opposizione e ovviamente la giunta a trovare punti di convergenza sui grandi temi dalle infrastrutture della nostra città. Parlai di aprire una nuova stagione, molto simile a quella degli anni sessanta, quando una maggioranza disponibile e una minoranza non arroccata posero le basi per la grande rivoluzione urbanistica della città. Eravamo lontani dalle scadenze elettorali e si poteva, in questo modo, evitare quattro anni di muro contro muro. Quegli articoli sono ancora rintracciabili e dimostrano che allora, come oggi, non intendevo gettare la croce su un’unica parte in competizione; e resta agli atti delle nostre discussioni, la sprezzante replica di giunta e maggioranza che in modo scolastico, un po’ come tende a fare Raisi, mi richiamavano al rispetto dei ruoli: chi vince le elezioni governa che perde controlla. Certo e così è avvenuto, giungendo alla totale incomunicabilità. Non nego rigidezze da parte della minoranza, ma tu Raisi, come Galletti e Foschini, avete dimenticato in fretta quando sedevate sui banchi del consiglio. Nel precedente mandato siamo riusciti a riordinare lo Statuto e il regolamento con il concorso di tutti e sai bene, caro Enzo, con quanta pazienza la giunta e noi della maggioranza dialogavamo con te, presidente della Prima commissione. Ora mi fai la morale? Non scherziamo, so anch’io che, a volte, nelle domande d’inizio seduta ci sono forzature, ma ti pare la motivazione per rispondere in modo sprezzante, come spesso fate? Sono più convito di prima di non aver forzato sul mio ruolo istituzionale, ma di aver toccato un problema che esiste realmente. Resterai della tua opinione lo so bene, ma almeno ti chiedo di evitare il sarcasmo. Non mi sono mai paragonato a Casini, ho semplicemente sostenuto e, tu lo puoi verificare direttamente, che il presidente della Camera, vostro alleato, ha un comportamento migliore. Ultimo punto sul candidato sindaco dell’Ulivo, a tuo dire "legittimo sogno di chi non vuole ancora una volta essere bruciato". Ti rispondo con una battuta: la mia voglia di fare il sindaco di Bologna è pari a quella che avevi tu nel ’99 e contro di me perderesti a Bologna o a San Lazzaro, come scrive qualcuno…Spero di averti dato qualche elemento in più per accusarmi di megalomania, visto che già lo fai nella risposta, con una leggera caduta di stile. Con immutata stima, il tuo capitano. Bologna, 23 gennaio 2003 Maurizio Cevenini
In queste ore si viene a sapere che fin dal ’99 l’amministrazione comunale era consapevole di dover attivare il sistema Sirio per limitare l’inquinamento prodotto un traffico in preoccupante crescita. Questo, assieme ad altre rassicurazioni serviva al comune per ottenere finanziamenti. Non desidero fare polemica su promesse non rispettate, preferisco rimanere ai fatti. I fatti sono rappresentati da un documento molto chiaro di Forza Italia che chiede l’abolizione di alcune corsie riservate al servizio pubblico, come primo passo di quella deregulation coerentemente sostenuta da Garagnani e colleghi fin dall’inizio del mandato. Paradossale la risposta dell’assessore Pellizzer che sostiene di voler cancellare le strisce gialle, ma per dipingerne molte altre più utili. Molto probabilmente la maggioranza troverà una soluzione di compromesso, ma la sostanza dei problemi resta inalterata. Bologna, come gli altri grandi centri urbani, è assediata dal traffico che sul piano ambientale si aggiunge all’inquinamento da riscaldamento creando una condizione di invivibilità. E’ molto chiaro che, nonostante l’ingresso dei nuovi vigili, il controllo degli accessi è praticamente inesistente, le corsie riservate sono già oggi invase da abusivi, le dichiarazioni di Forza Italia rappresentano un incentivo per peggiorare la situazione. In mezzo l’ATC che per sostenere il proprio bilancio ha l’esigenza di aumentare la velocità di percorrenza per rendersi appetibile nonostante il costo del biglietto tra i più alti. Credo che quello del traffico, assillo per tante amministrazioni di sinistra, possa rappresentare un banco di prova per la prossima sfida elettorale. Almeno dal centro sinistra deve arrivare una scelta chiara sulla mobilità in città, proprio perché l’attuale giunta è bloccata. Da qui al 2004, purtroppo e spero di sbagliare, non avverrà nulla. Non arriveranno le nuove strisce di Pellizzer, ne verranno cancellate alcune. Per questo, nel programma che l’Ulivo dovrà presentare, saranno chiari per gli elettori alcuni punti fermi: immediata attivazione di Sirio, percorsi riservati per i mezzi pubblici, completamento dei parcheggi scambiatori con incentivi. Sulle grandi infrastrutture vedremo a che punto sarà arrivata la progettazione di un metro’ che così come è stato presentato non convince. Saranno scelte dolorose per chi si è abituato a vivere la città in totale libertà, ma la chiarezza paga e potrebbe far vincere le elezioni. Bologna, 16 gennaio 2003 Maurizio Cevenini
Si riparte. Dalla prossima settimana il Consiglio Comunale si rimette in moto e il primo pensiero va a tutti i colleghi del Consiglio e della Giunta per augurare un buon lavoro nell’interesse di Bologna. L’anno si è concluso con una conferenza di consuntivo dell’attività dei nostri lavori svolta da me e dal Presidente Marchetti. E’ stata, come tutti gli anni, un’occasione per presentare i dati della corposa attività e per esprimere valutazioni. Per Marchetti tutto bene, personalmente ho segnalato alcuni problemi. In più occasioni ho sfruttato questo giornale per difendere il mio lavoro che ritengo, sul piano istituzionale, impeccabile e rispettoso di tutti. Ancora una volta mi trovo a farlo e mi scuso fin d’ora con i lettori. Pur riconoscendo al consiglio di aver ottemperato a tutti gli impegni presi, ho segnalato che questo mandato amministrativo si caratterizzerà per il punto più basso nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Per rafforzare il ragionamento ho aggiunto che il presidente della camera Casini, vicino politicamente al sindaco e alla sua giunta, ha un atteggiamento diverso in Parlamento. Ho aggiunto, e tutto questo è documentato, che i presidenti di commissione, ma anche consiglieri di maggioranza, lamentano le assenze e le mancate risposte degli assessori, in particolare sulle interpellanze; ho dichiarato che il mestiere di assessore è difficile in particolare se, come avviene per alcuni a Bologna, si sommano altri incarichi. Ho comunque separato le mie considerazioni politiche, per esempio sulle accuse di scarsa qualità degli esponenti dell’opposizione, dalle valutazioni di carattere istituzionale. Questo ha sollevato polemiche al punto di portare qualche collega ad accusarmi di abusare del ruolo a fini politici, addirittura incolpando Marchetti, il più presente in aula, di lasciarmi troppo spazio nella conduzione del consiglio, un falso clamoroso. Che fare ora? Aspettare che passi la nottata, che il nuovo consiglio dopo il 2004 parta con il piede giusto; presupposto per fare questo è che alla base di ogni rapporto politico vi sia il rispetto personale. Tornando a casa qualche giorno fa, ho avuto la sgradita sorpresa di sentirmi chiedere da mia figlia, e non solo da lei, che cosa ho fatto di tanto grave da meritare il disprezzo del sindaco della città, al punto di evitare di sedersi allo stesso tavolo. La mia risposta è semplice: essere un avversario politico che svolge il suo ruolo con i mezzi che ha a disposizione, rispettando le regole e soprattutto il sindaco legittimamente scelto dai bolognesi. Bologna, 9 gennaio 2003 Maurizio Cevenini
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