IL MIO CANTO LIBERO: spazio per interventi, dichiarazioni e valutazioni che per pertinenza, opportunità e tempi potrebbero non adeguarsi al mio ruolo politico istituzionale .  

 

Festa dell'Unità 2005: quartiere Santo Stefano alla pesca cercatevi nelle immagini

Fausto Sacchelli, Maurizio Cevenini, Marcella Marcelli, Francesco Pira e Mattia Miani 1 settembre 2005: dibattito sulla costituzione   

 

Cari compagni  quello che segue è un modo come un'altro per augurare buon anno. Dedicato a quelli che non ci sono più e a quelli che ci credono ancora.

Il mistero della macchina

Ne scriviamo, ne parliamo noi, ultimi in ordine di tempo, “gestori” del gioco più antico ed ingenuo della Festa de l’Unità: la pesca gigante.

Dalla Montagnola ai giardini Margherita al parco Nord, sostanzialmente inalterato nella formula, il gioco ha seguito questi sessant’anni di evoluzione politica dal Partito comunista italiano ai Ds. Giochi soprattutto, ma anche oggetti per la casa, per lo studio e poi via via a salire elettrodomestici, moto e la macchina. Molti oggetti inutili ma il bancone è sempre pieno perché la fortuna va sfidata togliendo l’anella di pasta e srotolando il minuscolo biglietto. Di speaker che bombardano di messaggi impensabili ma attraggono alle urne, ne sono passati mille. Uno per tutti il solfanaio, mestiere estinto (anche il computer rifiuta la parola) che alla sera si trasformava come Travolta in un completo bianco e incitava la folla mescolando la Russia, la patria, Andreotti, Togliatti e via… E le urne che ricordo sempre rosse si aprivano a tante mani di bambine, di nonni, di esperti: Erano prevalentemente i dipendenti comunali a gestire i turni di quegli anni. E arrivava il sindaco Dozza a cui piaceva giocare; i compagni erano contenti ma la preoccupazione era che potesse vincere qualcosa d’importante e come si diceva allora, non stava bene.

Negli anni la pesca divenne più ricca e comparve la prima macchina, la Skoda o qualcosa di simile comunque proveniente dall’est perché la macchina dei padroni la si comprava con tanti sacrifici, ma esporla alla festa era troppo. Da lì iniziò la leggenda che resterà nel ricordo dei responsabili che si sono succeduti e che hanno conservato quello strano segreto. Si narra che dopo un paio d’anni, la macchina uscisse l’ultima o al massimo la penultima sera. Anche i compagni che si sono succeduti nel servizio non hanno mai compreso il meccanismo che si trascinava questo dubbio. Le urne venivano riempiti ad inizio festa e pian piano tutti i regali uscivano, ma la macchina tardava e l’ultima sera era la ressa.

Quindici anni fa ci venne chiesto, compagni del Santo Stefano, di gestire quella strana creatura piena di segreti e di sogni per grandi e bambini. Non ci piaceva perché, seppur scarsi lettori, contribuivano alla gestione della libreria. Ci pensammo su un po’, qualche riunione e via in modo sperimentale.

L’impatto con la storia fu duro. Abbiamo deciso di non fare cognomi, ma nomi sì: Peppino, Giorgio, Giorgio, Dino e pochi altri. Per chi conosce e ama questo strano partito l’identificazione è immediata, personaggi duri bruschi, ma di straordinaria generosità, umanità, onestà. Ci integrammo pian piano e il passaggio di consegne che prevedeva riti strani ci introdusse a un mondo particolare dal quale non ci stacchiamo più. Gli incarichi sono cambiati non abitiamo neppure più nel quartiere, ma ad agosto siamo lì e per un mese diventa castello incantato che attrae migliaia di persone.

Ci fecero capire che tutto poteva cambiare ma la formula di quel gioco no, neppure il nome che per qualche tempo fu cambiato in sottoscrizione a premi. Era vero, infatti neppure il tanto decantato casinò rubò la piazza alla regina dei giochi.

Oggi la festa ha assunto i colori rossoblu della squadra del cuore della città, passano calciatori, veline, tifosi e il solito appassionato pubblico dei bambini, dei camerieri per caso, dei dirigenti di partito che pescano… “sai per la bambina”.

Ma in tutti, espressa o no, c’è la domanda “quando esce la macchina?”. Mescola, mescola, prima o poi uscirà.

Vincenzo e la sua mamma, tra pochi giorni, inizieranno ad arrotolare i biglietti, rigorosamente uno alla volta nelle sere d’inverno: serie, serie, premio bianco, giallo… e la macchina da due anni la estraiamo con un premio Jolly; lo scorso anno ne abbiamo estratte addirittura due. Ci rimbomba nelle orecchie la voce tremante della ragazza che ha vinto lo scorso anno: “non ho la macchina ne avevo bisogno”.

Il segreto dell’urna lo conserva questa sessantenne che resiste alla piazza globale, ad internet, all’isolamento dagli altri stand perché fa troppo casino.

Pescate, pescate… tra poco torna il nazionale. Anna Rosa, Maurizio, Vittorio

Bologna, 2 gennaio 2005

Morandi, quello che dipingeva…

In questi giorni, per sollecitazione del Presidente Montanelli e del Direttore Weiermair della Galleria d’Arte Moderna è tornato di prepotente attualità il tema del trasferimento del Museo Morandi all’ex Forno del pane assieme al resto della Galleria. Non è una novità che dall’insediamento della giunta Guazzaloca questa volontà sia stata più volte manifestata, ma ora è giunta concretamente l’ora della scelta. Intanto il dibattito e il conflitto di posizioni ha portato, in questi ultimi anni, dei danni difficilmente riparabili primo tra tutti un impressionante calo di visitatori strettamente collegato alla polemica uscita della responsabile Marilena Pasquali, principale animatrice sin dalla nascita del Museo. In campo ci sono due temi di grande rilievo: uno tecnico-culturale, l’opportunità di diluire un museo, unico e apprezzato nel mondo, in mezzo ad altre opere ed iniziative; il secondo di natura giuridica e, aggiungo morale, se sia opportuno forzare e disattendere le volontà di chi ha voluto donare ad una città un patrimonio straordinario. Per entrambi i motivi sono profondamente contrario allo spostamento, come mi pare di aver interpretato i massimi esperti dell’opera di Morandi e l’apprezzato gruppo dell’Associazione che si è costituita per la valorizzazione del Museo. L’attuale spazio destinato alle opere di Morandi è prestigioso, gradevole, funzionale e valorizza il percorso culturale che si presenta al visitatore; certamente, e in questo si nota l’assenza della Pasquali e l’abbandono da parte del direttore della Gam, occorre creare eventi, scambi, mostre senza i quali si fa morire qualsiasi museo. Il secondo punto, però, mi appare ancor più importante. Quando Maria Teresa Morandi decise di donare al comune di Bologna e non a un qualsiasi mercante d’arte, le opere, fu chiara nella richiesta di destinazione; l'amministrazione fu altrettanto chiara nella formulazione dell’apposita convezione con precisi vincoli. Certo dopo cinquant’anni è crollato il muro di Bologna, ora governa il centro destra, ma questo non può voler dire disattendere impegni solenni presi. C’è un ultimo punto che vorrei segnalare. Weiermair motivando con calore le ragioni della scelta del trasferimento ha sostenuto che i bolognesi devono abbandonare le ragioni sentimentali che li legano al Morandi nell’attuale collocazione; ecco, il terzo motivo è proprio questo, i bolognesi amano Morandi a Palazzo d’Accursio anche per ragioni di sentimento e di cuore, forse non da tutti sufficientemente apprezzati.

 

Bologna, 27 marzo 2003

Maurizio Cevenini

 

Il Sindaco tace, noi no...

Venerdì 28 i Gruppi Consiliari dell’Opposizione nel Comune di Bologna promuovono, nella Sala del Consiglio Comunale, alle 15.00 un confronto pubblico su un tema molto vasto ed importante: "Cosa può, cosa deve fare una città per la pace e la solidarietà internazionale".

Se certamente non manca, a motivo di questa iniziativa, una ragione politica più che legittima: Guazzaloca è scomparso totalmente in questi lunghi giorni hanno visto straordinarie manifestazioni dei cittadini di Bologna.

L’Opposizione comprende di avere sulle proprie spalle la responsabilità di rappresentare il Comune come una Istituzione democratica, sensibile, presente.

Ma, proprio per questo, avvertiamo l’esigenza di andare oltre la polemica.

Bologna ha una grande tradizione come città di pace.

Insieme alla Firenze di Giorgio La Pira e alla Venezia di Massimo Cacciari, Bologna democratica, nelle diverse stagioni da Dozza a Vitali ha saputo essere una attiva promotrice di rapporti internazionali più avanzati, fra est ed ovest, da prima, poi fra il nord ed il sud del mondo.

Non si tratta solo di un bel tempo andato.

Bologna è una parola che apre ancora molte porte, fuori d’Italia e il Comune possiede un’invidiabile know-how nei rapporti con l’estero.

E’ un patrimonio molto sotto utilizzato ma che può essere riattivato da un Governo della città all’altezza dei propri compiti.

E’ urgente la promozione di una conferenza cittadina per un programma di iniziative che affermando Bologna come Città di Pace, riproponga il ruolo delle Ambasciate della città, degli uffici per i rapporti internazionali, della collaborazione a tali scopi con l’Università, la cui attività internazionale è particolarmente ampia e qualificata, il CNR e l’ENEA, le scuole.

Proviamo a dettagliare alcune proposte.

Con l’obiettivo della centralità dell’ONU è senz’altro necessario mettere in campo una serie di progetti con le principali organizzazioni settoriali delle Nazioni Unite su sviluppo sostenibile, agenda 21, sanità, cultura.

Con l’obiettivo di un rilancio politico e culturale dell’Unione Europea, bisogna promuovere progetti, a partire soprattutto dai numerosi e significativi gemellaggi con altre città sorelle del continente, sui diritti umani, l’integrazione culturale, l’accoglienza, con particolare attenzione all’interscambio di esperienze nei campi fondamentali dell’acquisizione di competenze di vario livello nei linguaggi informatici e nel multilinguismo.

Eurocities può essere l’ambito migliore per un forte sviluppo di tali progetti oltre alla prosecuzione di quelli, già in essere tesi in particolare al miglioramento delle reti dei servizi con il confronto fra i punti di qualità delle diverse città europee.

Con l’obiettivo di promuovere una nuova cittadinanza consapevole dei lavoratori, delle famiglie e dei giovani migranti bisogna utilizzare al meglio le reti di comunità e di solidarietà di coloro che vivono a Bologna provenendo ormai da tutto il mondo.

Con l’obiettivo della solidarietà internazionale occorre riprendere e qualificare i progetti attuati con la collaborazione delle Associazioni ed Organizzazioni non governative di cooperazione dove stanno emergendo realtà più agili ed innovative.

Priorità delle priorità deve essere oggi l’attiva promozione di patti fra le città delle Nazioni mediterranee e fra l’Europa Comunitaria ed i Balcani.

Passano da qui le due faglie delle questioni generatrici di conflitti fra est ed ovest nord e sud fra confronto e viceversa guerra fra le civiltà.

Le chiusure dell’Ambasciata di pace a Tuzla e dell’ISI (Istituzione per l’Immigrazione) sono state le Colonne d’Ercole attraversate all’incontrario dall’Amministrazione Guazzaloca: dall’apertura al mondo si è passati ad una chiusura municipalistica che ha danneggiato gli stessi interessi di Bologna.

In questi giorni di guerra a Baghdad e di rottura fra "vecchia" e nuova Europa i punti che abbiamo indicato potrebbero contribuire a riprendere il cammino nella direzione giusta.

Occorreranno però idee chiare e risorse certe, così come le Opposizioni hanno chiesto nella mozione unitaria: "Per Bologna città di pace".

Serve un investimento adeguato, una scelta chiara nel bilancio del Comune che può essere volano per il ritorno di risorse significative per la città.

La pace costa , ma la pace rende, costruisce buon governo.

Caro Napoleone ti chiedo scusa...

Caro Napoleone, se avessi pensato che la mia presenza ti avrebbe creato tanti imbarazzi, non avrei accolto il tuo gentilissimo invito. Era la tua festa, era la festa di centoventi donne e uomini che tu hai voluto, anno dopo anno, accogliere nel tuo caldo e confortevole ristorante. Ho visto gioia, allegria, ricordi in quei volti. C'è la storia di Bologna,  fatta di generosità, gesti belli ma anche di abbandono e di emarginazione. Occorre fare di più, in particolare da parte di chi è impegnato nelle istituzioni; per questo è importante che ci sia sempre il sindaco di Bologna, perché rappresenta tutta la città, io tornerò a trovarti durante l'anno, fammi un piatto leggero... Non ti preoccupare è stata anche per me una bellissima Epifania, ho incontrato tantissimi amici, ho conosciuto la gentilissima Chiara, tuo medico e angelo custode, che mi ha fatto compagnia e ho capito perché è riuscita a metterti in piedi, più in forma che mai. Tutto bene, quindi, vecchio leone, le battaglie continuano.

Bologna, 7 gennaio 2003                                        Maurizio Cevenini

4 gennaio: dodici anni dopo al Pilastro

pilastro2002 002.jpg (43697 byte)C'era nebbia questa notte su Bologna, esattamente come quella maledetta notte di dodici anni. Tre giovani carabinieri trucidati a freddo da colleghi delle "forze dell'ordine"; già, l'ordine del terrore che sconvolse la nostra città e non solo, e per il quale, forse, non si è ancora fatta completamente luce. Coperture, depistaggi inseriti nella rete dei misteri che da Piazza Fontana in ha sconvolto l'Italia. Questa mattina abbiamo reso omaggio a quei ragazzi, e lo faremo anche questa sera al Palazzetto dello sport del Pilastro, ascoltando storie di staffette partigiane, storie d'amore che si perdono nella nostra storia.

Bravi ragazzi, per l'intensità con cui avete letto le storie delle staffette partigiane, donne speciali che hanno fatto la storia. Mi dispiace per chi non ha potuto assistere al vostro spettacolo si sarebbe commosso come noi. Questa è e rimane la differenza tra noi e loro; tra noi che crediamo che l'Italia delle speranze sia nata da quei giorni e da quelle persone, e chi insiste a sostenere che "erano tutti uguali...".

 addio Giorgio, poeta di una generazione

Era il 1976 quando incontrai per la prima volta Giorgio Gaber. La fortuna è legata alla comune amicizia con Patrizia, attrice, poetessa sostanzialmente nulla facente, ma amabile conversatrice. Io giovane comunista di belle speranze, reduce dal militare sul fronte slavo (sarebbero entrati da lì i cosacchi per arrivare in San Pietro) amavo le sue canzoni non mi ero perso un concerto. In quell'anno presentò "Libertà obbligatoria"; in grande anticipo sulla nostra generazione aveva capito i mali della sinistra e li esasperava con il suo pessimismo estremo. Ci litigai quella sera, attorno alla frase "anche per oggi non si vola..." sintesi di tutto il suo scrivere. In fondo anche quella sedia vuota che voglio ricordare in una sua immagine, rappresentava il vuoto, la delusione, la mancanza di speranza. E' stato un grande, ci ha fatti neri, ma credo ci abbia amati. Mi arrabbiai quella sera contro l'ennesimo "compagno che sbaglia"; per vent'anni, ironia della sorte, quella frase ha accompagnato i tanti fallimenti della mia vita. Ricorre spesso in scritti persi nel sito e mi è servita per dare spiegazioni che non avevo. Nell'ultimo spettacolo fino ad ora conosciuto, ha cantato la resa incondizionata, ma nel pezzo "qualcuno era comunista" c'è tutta la nostalgia di ciò che poteva esserci di buono da esplorare, da vivere. Leggete il testo integrale di quella ballata del rimpianto. Caro Giorgio da qualche mese sto provando a volare di nuovo e quella sedia non è vuota. Per questo credo fermamente che tu te ne sia semplicemente andato sulla torpedo blu...  mc

Inaspettatamente ho trovato 15 messaggi su questo testo, grazie.

Buon Anno

Chiude il suo cammino il 2002, un anno che, come gli altri, lascerà in tutti ricordi belli e tristi. Riserverò ad altri spazi di questo strano contenitore le considerazioni sui fatti politici, sulla nostra Bologna. Qui voglio semplicemente augurare a chi legge, tutto il bene possibile. Invitare tutti a fare la cosa più bella  e difficile del mondo, vivere intensamente le rare e preziose occasioni di serenità. E' stato l'anno più importante della mia vita, perché ho provato nello spazio di pochi mesi il dolore e la disperazione più intense, e la gioia e la voglia di vivere. In modo occasionale, più semplice e disarmante, puoi trovare la persona che riesce a farti credere che tutto è possibile. Non parlo di squallide e banali storie di cui si parla nei bar, parlo di sentimenti. Incomprensibili con i parametri classici, i luoghi comuni, credibili se colleghi cuore e cervello. A te che hai saputo darmi una forza immensa auguro di esaudire ogni  sogno...La vecchia quercia ora riposa, avvicinati senza timore ti ascolterà anche nel resto dell’anno, dispensando saggezza, con discrezione.  tratta da "un poeta occasionale". Un ultimo pensiero a chi mi sta aiutando a far vivere questo sito, innanzitutto Cristina WM indiscussa, poi Alfredo, Gino, Maria,  Norma (rigorosamente in ordine alfabetico) e tutti voi...  MC

27 gennaio 2002 - La giornata della memoria

Per il secondo anno, merito di una legge giusta, il nostro Paese ha ricordato le vittime della Shoah.schoah2002 006.jpg (125837 byte)

La nostra città ha celebrato il giorno della memoria con la deposizione di corone in Piazza Nettuno e alla Certosa.

Personalmente per la prima volta ho assistito alla commemorazione, da parte della comunità ebraica, dentro una Sinagoga e confesso di aver provato emozione.

La riunione dei Consigli Comunale e Provinciale hanno completato la giornata. Molti gli interventi istituzionali, a partire dal Sindaco e dal Presidente della Provincia, ma sicuramente i due momenti più significativi sono stati gli interventi dei ragazzi delle scuole e la testimonianza dura e asciutta di Nedo Fiano, sopravvissuto al campo di Auschwitz. Fu proprio il 27 gennaio di cinquantasette anni fa, che unschoah2002 017.jpg (133112 byte) soldato dell'Armata rossa entrò, più spaventato degli stessi prigionieri, nel campo di schoah2002 013.jpg (157732 byte)Auschwitz...Queste sono le prime parole di un racconto indimenticabile.

Nelle stesse ore a Gerusalemme e nel mondo ancora morti. L'umanità continua a non capire.

Maurizio Cevenini
 

 

Alla Redazione dell’Unitàunita25 025.jpg (142089 byte)

Bentornati

Il 1999 è stato un anno particolare e significativo. Per me, e credo per molti altri bolognesi, ha rappresentato un momento peculiare, non solo per il cambio nell’amministrazione della città, ma anche per aver perso, dopo i noti travagli del giornale, le pagine locali dell’Unità.

Il ritorno quindi dell’inserto Emilia Romagna rappresenta, anche simbolicamente, un fatto importante e significativo per l’intero panorama dell’informazione cittadina.

Il mio vuole essere un saluto affettuoso, ma anche formale per il ruolo che rivesto, e nell’augurarvi buon lavoro auspico che il giornale torni ad essere uno strumento utile per i lettori e un pungolo per gli addetti ai lavori, con un’attenzione particolare e rinnovata ai problemi della città, senza sconti né a destra né a sinistra.

C’è grande bisogno di un'informazione attenta e seria su Bologna e la voce di un quotidiano storico, che torna ad occuparsi della città, è quanto mai necessaria.

Posso dirvi che in tanti, non solo nel mondo della sinistra, aspettavano questo momento, sta a voi dimostrare di essere in grado di rispondere alle attese.

In bocca al lupo di cuore da affezionato lettore.

Bologna, 24 gennaio 2002

Maurizio Cevenini

la festa

 

 

E’ morto Horst Fantazzini
Una vita trascorsa dietro le sbarre. Horst Fantazzini ha 61 anni e sta in carcere da quando ne aveva 29. Anarchico figlio di anarchici, era finito dentro per rapina, ma la sua situazione si e' aggravata per cattiva condotta: negli anni caldi ha preso parte a tutte le rivolte carcerarie. Non ha mai compiuto reati di sangue. Del carcere dice: "E' un grande contenitore di disagi che la società non è in grado di risolvere".
di Antonio Roccuzzo

Questa è una brevissima sintesi della vita sprecata di Horst Fantazzini, ricordato come il ladro gentiluomo. Avrebbe dovuto restare in carcere fino al 2022 ma poche settimane fa è uscito dal carcere. Dopo pochi giorni è stato nuovamente arrestato per una rapina delle sue, impossibile e stupida. La vigilia di Natale, il primo Natale di libertà, è morto in carcere alla Dozza. Il Ciccio ed io lo ricordiamo come un amico che in troppi non hanno saputo aiutare.

 

Buon anno

Se qualcuno aveva qualche incertezza sull’anno uno del terzo millennio, dopo l’11 settembre sa perfettamente che l’anno che finisce è il primo di una nuova era. Se il secolo scorso ha visto due guerre mondiali e tanti altri massacri, le torri di New York assumono una dimensione più cupa perché piombano sul mondo industrializzato in modo imprevisto, innaturale. Ogni guerra ha visto nemici contrapporsi sotto proprie bandiere e simboli, l’internazionale del terrore si muove nell’ombra. Purtroppo la guerra, che continuo a giudicare inevitabile, non ha risolto il problema del terrorismo né tanto meno le grandi sperequazioni del mondo. Ai governanti spetta lavorare per un nuovo equilibrio mondiale e l’Europa, la nostra Europa, deve assumere un ruolo strategico fondamentale accelerando quel processo d’unificazione che non può essere solo monetaria.

Questo è stato l’anno dell’interruzione della straordinaria esperienza di governo dell’Ulivo; con le nostre mani abbiamo dilapidato un grande patrimonio ma sappiamo, senza alcuna supponenza, che il governo Berlusconi è dannoso per l’Italia. Non solo per le grandi differenze che esistono tra i due schieramenti in tema di diritti per i più deboli, per le riforme, per la giustizia ma soprattutto sui temi forti della politica internazionale e dell’economia. Dal ’90 ad oggi gli italiani hanno fatto grandi sacrifici per sedere al tavolo d’Europa con pari diritti e sono stati rappresentati da uomini come Ciampi, Prodi, Dini, Amato, D’Alema. Berlusconi, abile e ricco finché si vuole, è altra cosa. Gli italiani, nella loro maggioranza, lo avevano capito ma la divisione nel centro sinistra combinato con l’alleanza ibrida polo-lega ha portato al governo il cavaliere. Nel rispetto delle regole democratiche occorrerà ritessere la tela per ritrovare le ragioni di un’unità perduta e contrastare questo governo.

Ma noi siamo un piccolo granello, un gruppo di iscritti ad un Partito alla affannosa ricerca di se stesso. In un quartiere che a grande maggioranza vota il centro destra, abbiamo un obiettivo prioritario: Bologna. Non è il progetto di rivalsa e di riconquista dopo lo smacco del 99 ma anche qui riteniamo che l’incredibile vittoria di Guazzaloca abbia dimostrato che, per uomini e idee, questo centro destra è un danno per la città.

Nel scorse settimane, dopo il congresso di Pesaro, abbiamo eletto i segretari delle nostre due sezioni, Nicodemo Spatari alla Murri, Vittorio Franchi alla Colli-Galvani. A loro va tutto l’appoggio del Partito nel quartiere perché ritengo che la fase delle mozioni vada superata rapidamente. I DS nel quartiere S. Stefano sono considerati i più ulivisti della città e nelle proprie sezioni è vivace e attiva, contemporaneamente, una forte componente di sinistra; questa non è una contraddizione è una ricchezza.

A Stefano Neri e Eros Parmeggiani, segretari uscenti con diverse motivazioni, un grazie sincero. Per loro auspico un impegno nei prossimi mesi ai massimi livelli dirigenti del nostro quartiere. Scrissi nelle mie motivazioni di voto al congresso che chi fosse stato chiamato a guidare il Partito in questo quartiere avrebbe dovuto conservare gelosamente il patrimonio unitario ben più importante degli interessi di piccola fazione.

Dovevano essere solo auguri per tutti noi e ho fatto una premessa da comizio, ma in fondo questa è la nostra malattia.

Buon anno a tutti.

Bologna, dicembre 2001 Maurizio Cevenini

Gli errori del passato non giustificano gli attuali

 

Rispondo alle cortesi osservazioni di Alessandra Servidori che critica il mio intervento sulla mancanza di umiltà e di ascolto da parte della Giunta. Alessandra sa bene che personalmente non ho mai giustificato gli errori da noi commessi nel passato e colpiti duramente dal voto del ’99.

Da due anni a questa parte nelle mie dichiarazioni ho sempre cercato di evitare di assumere posizioni preconcette e ciò è dimostrato dai ripetuti tentativi fatti, anche in veste istituzionale, per la ricerca di punti di convergenze sulle grandi questioni che interessano la nostra città. Purtroppo siamo giunti a una fase di muro contro muro che impedisce anche gli accordi più modesti su scelte di buon senso.

Una per tutte è certamente Sirio.

La giunta Vitali ha lavorato un’intera legislatura per ottenerne l’omologazione e il destino ha voluto che questa arrivasse con il cambio dell’amministrazione. Negli stessi mesi sono usciti provvedimenti governativi che impongono accorgimenti più efficaci per contenere l’inquinamento nelle città, non solo nei centri storici.

La giunta ha presentato un piano del traffico che, di fatto, riconferma l’accesso al centro storico solo per coloro che hanno regolare autorizzazione. Per fare rispettare questo banale provvedimento o usi i vigili, che sono pochi, o usi lo strumento tecnico che hai a disposizione come ha fatto, copiandoci, il Comune di Mantova da ieri.

O liberalizzi la circolazione, a scapito della salute, o fai il possibile per far rispettare ciò che vuoi vietare.

E’ banale ma sono convintissimo che la volontà di non utilizzare Sirio sia ciò, più degli altri provvedimenti che giudico marginali, che ha creato il pertugio giuridico per una sentenza discutibile ma utile per riflettere.

Riconoscere un errore non sminuisce nessuno come accettare un consiglio da chi di errore ne ha fatti tanti.

Bologna, 17 luglio 2001 Maurizio Cevenini

I resistenti

 

Nei giorni scorsi, come avveniva per radio Londra in anni ormai lontani, in occasione del lancio, ingenuo e ardito del bar dell’ Ulivo- Ciccio, mi è giunto un segnale di vita da Gargonza.

In quella bella località, nota nella recente storia politica per il famoso discorso di D’Alema sulla morte dell’Ulivo, un gruppo di ulivisti della prima ora ha segnalato la proprio presenza ricordando che nel 95-96 si avvicinarono alla politica molti giovani che senza sedi si riunivano appunto nei bar.

In quanti saremo in Italia, iscritti e non ai partiti, che credono alla forza della coalizione? Certamente la stragrande maggioranza di coloro che hanno votato per una parte contro l’altra ma all’interno dei singoli partiti non esistiamo, non contiamo. Io credo ancora ai partiti, ma in modo strumentale. Devono essere i motori per traghettare il sistema politico in modo deciso verso il sistema bipolare compiuto. Ci attende un lungo periodo, spero di sbagliare, di opposizione durante il quale Berlusconi e i suoi, facendo tesoro dell’esperienza precedente, eviteranno quegli scossoni sociali che portarono tanti italiani nelle piazze. Il primo segnale è l’approccio dolce al G8 di Genova e le dichiarazioni rassicuranti su concertazione, pensioni, ecc. Anche questo è un atteggiamento strumentale che, scomparse le ideologie e non tutti i nostri se ne sono resi conto, nel medio periodo appaga l’elettore distratto.

Ecco allora l’esigenza che tutti i resistenti dell’Ulivo, in ogni parte d’Italia, lavorino per il primo vero obiettivo: contrapporre a Berlusconi un’alternativa unica, solida ed omogenea.

E se vale come un tempo, si ricomincia dai Bar.

 

Bologna, 2 luglio 2001

Maurizio Cevenini

 

DS: l’Emilia Romagna alzi la testa

La Direzione dei DS ha iniziato a discutere dell’esito elettorale e soprattutto del futuro del Partito e la relazione di Salvatore Caronna, pur nella doverosa prudenza, è stata ricca di spunti e condivisibile sull’esigenza di correggere un’immagine troppo legata alle dispute interne.

Io credo che il principale obiettivo di tutto il dibattito che ci avvolgerà per mesi dovrà guardare alla grande scadenza che attende tra tre anni Bologna. Sarà prevedibilmente il prossimo appuntamento politico ed avrà lo stesso valore simbolico del ’99. Non dobbiamo sbagliare nulla a partire dalla continuità del lavoro nell’Ulivo, mantenendo viva quell’unità di intenti che ci ha fatto recuperare consensi.

Sul piano nazionale tutti vogliono, a parole un dibattito sereno ma schietto, superando i riti del passato.

Proprio per la schiettezza che richiede il momento e pur lasciando al dibattito congressuale l’analisi puntuale sulla prospettiva che comunque, a mio avviso, deve vedere la coalizione davanti ai Partiti, ritengo che la principale lezione del 13 maggio, che avremmo dovuto capire meglio quando ci fu un impegno tiepido in gran parte del Partito nel referendum elettorale, è che gli elettori ci stanno trascinando inesorabilmente verso una rivoluzione bipolare. Guai a dare l’idea della chiusura nei propri steccati con l’illusione di ricreare i grossi partiti autosufficienti tipici di un sistema proporzionale sconfitto nei fatti.

Con il nostro 16% rappresentiamo una componente di questo schieramento e mi pare profondamente sbagliato frantumarlo in correnti interne non riconosciute dagli iscritti, figuriamoci dagli elettori.

Quando poi si vede che l’organismo "snello" che dovrebbe portarci al congresso è composto da 11 reggenti, pesati con il bilancino delle correnti, aumentano le preoccupazioni sulla percezione romana della delicatezza del momento.

Tra l’altro mi infastidisce in modo particolare che il Partito, che ha tanto enfatizzato il ruolo delle Regioni, non abbia inserito neppure un emiliano romagnolo in un organismo tanto pesante quanto, temo, inconcludente.

Non siamo una società per azioni e quindi non si può ragionare di soli numeri ma anche questi contano, eccome, in termini di eletti e di finanziamenti e mi pare riduttivo che da Piacenza a Rimini, con particolare attenzione per il triangolo Bologna Modena Reggio Emilia, siano solo campi giochi per le feste dell’Unità.

Credo sia venuto il tempo che anche dalla nostra regione, dai suoi leader, dai suoi eletti, venga un segnale forte e significativo sulla volontà di guidare un processo di cambiamento indispensabile per non morire.

 

Bologna, 5 giugno 2001

Maurizio Cevenini

Un fiore per non dimenticare

Oggi è stato il 56° anniversario della liberazione di Bologna.

Un appuntamento particolare dopo l’attacco, ancora in corso, alla resistenza da parte della maggioranza di Palazzo D’Accursio. I giovani in Santo Stefano, la grande partecipazione in sala Farnese per la cerimonia ufficiale hanno testimoniato la volontà di difendere i valori alti della nostra democrazia nata dalla Resistenza.

I compagni della sezione Colli Galvani di Santo Stefano hanno voluto ricordare in modo diverso questa giornata. Un piccolo corteo ha raggiunto tre punti particolari del quartiere, tre lapidi per deporre un mazzo di fiori in ricordo di uomini diversi uniti nella lotta per la libertà.

In calce ne troverete le brevi biografie, semplici nelle parole dell’epoca.

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Servano da monito e volontà di non dimenticare.

Bologna, 21 aprile 2001

Maurizio Cevenini

 

Sala Farnese, sabato 21 aprile 2001

Il Sindaco di Bologna ha ricordato oggi l’anniversario della liberazione.

Come i suoi predecessori ha fatto un bel discorso. Ogni frase pronunciata da Giorgio Guazzaloca è in sé condivisibile. Ma oggi non era un anniversario qualunque perché nella commissione Statuto pende la minaccia della cancellazione della frase "nata dalla Resistenza". Il Sindaco ha già detto che per lui può rimanere ma questo non è bastato alla maggioranza che lo sostiene per chiudere la questione.

Anzi è bene ricordare che ieri, nel corso della commissione, i rappresentanti della maggioranza hanno colto l’occasione per censurare il comportamento mio e del Presidente Benecchi per aver osato scrivere al Sindaco cercando di blindare quella parte di Statuto.

Per questo, forse banale, motivo è mancato qualcosa nel suo intervento.

Io, al suo posto, avrei aggiunto questa breve frase: "fino a quando sarò il Sindaco di Bologna nessuno toglierà quella frase dalla Statuto".

Bologna, 21 aprile 2001

Maurizio Cevenini

 

Una Montagnola elettorale

Berselli vola tra le nuvole con la sua mongolfiera mentre Raisi rimane saldamente con i piedi per terra; entrambi sono lanciati nella campagna elettorale per sé stessi e per il proprio partito. Berselli è tranquillamente primo nella quota proporzionale di AN, Raisi da secondo è legato ad una combinazione di risultati per ottenere l’agognata elezione al Parlamento. Raisi sfodera tutte le sue armi da un lato sostenuto dal Partito che guida a Bologna, dall'altro mettendo a frutto il ruolo importante di esponente della Giunta Guazzaloca. Il Sindaco anti-partito paradossalmente è il traino per le avventure elettorali dei suoi assessori di Partito. Raisi lo sa bene e accelera. Vedrete quante belle iniziative annuncerà il nostro assessore da oggi alle elezioni; sulla prima, però, gli è andata male per un banale incidente di percorso. Da pochi mesi il Comune ha un nuovo segretario generale che, chiamato ad esprimere un parere tecnico sulle iniziative della giunta, ha rotto il primo giochino di Raisi: il lancio in grande stile del progetto di riqualificazione della Montagnola. Era tutto pronto, certamente anche la mega conferenza stampa di lancio ma l’ingenuo segretario si è permesso di dire che quel progetto aveva l’esigenza del vaglio di quell’Ente inutile chiamato Consiglio comunale. In tempi normali lo slittamento di circa un mese sarebbe prassi ordinaria, vedi il piano del traffico che non scandalizza nessuno se è in ritardo di quasi un anno; ma le elezioni non aspetto e la riqualificazione se viene annunciata il 14 maggio non ha lo stesso valore…

Forza Enzo, pensane un’altra.

Bologna, 13 aprile 2001

 

Maurizio Cevenini

Agenzia di stampa, fresca di giornata:

(ER) COMUNE BOLOGNA. MONTAGNOLA, LA PASQUA PORTA CONSIGLIO=

CEVENINI: "COMUNQUE SI VA IN AULA. SU PARCO NORD RAISI SBAGLIA" --------------------------------------------------------------- (DIRE)- BOLOGNA- OGNI DECISIONE SULLA DELIBERA DEL PARCO DELLA MONTAGNOLA E' RINVIATA A DOPO PASQUA. ENZO RAISI, ASSESSORE ALLE ATTIVITA' PRODUTTIVE DEL COMUNE DI BOLOGNA, AVEVA PARLATO DI UNA SOLUZIONE RAPIDA ("ENTRO DUE GIORNI"), SPIEGANDO ANCHE CHE IN DISCUSSIONE NON ERA IL PROGETTO MA SOLO IL BANDO PUBBLICO PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO. OGGI, PERO', L'INCONTRO TRA IL SEGRETARIO GENERALE, MARCELLO NAPOLI, E IL DIRETTORE GENERALE DEL COMUNE, FULVIO ALBERTO MEDINI, NON C'E' STATO E OGNI DECISIONE E' STATA RINVIATA: "NON CI SIAMO INCONTRATI- DICE MEDINI- LA DECISIONE E' STATA RINVIATA A DOPO PASQUA".

SULLA QUESTIONE TORNA ANCHE MAURIZIO CEVENINI, VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, SECONDO IL QUALE ADESSO LA DECISIONE DEVE PASSARE DAI TAVOLI TECNICI A QUELLI DELLA POLITICA: "A QUESTO PUNTO CREDO CHE SI DEBBA TORNARE COMUNQUE IN AULA. IL PASSAGGIO IN COMMISSIONE E IN CONSIGLIO COMUNALE E' RISPETTOSO NEI CONFRONTI DI TUTTI, NON SOLO DELLE MINORANZE. TRA L'ALTRO MI SEMBRA CHE MOLTI ESPONENTI DELLA MAGGIORANZA, SUL FATTO DI DOVER TORNARE IN CONSIGLIO, NON NE FACCIANO AFFATTO UNA TRAGEDIA". NEI GIORNI SCORSI RAISI, PUNTO SUL VIVO DALLE POLEMICHE SEGUITE AL "BLOCCO" DELLA SUA DELIBERA, AVEVA DETTO CHE SE QUESTA DELIBERA NON ERA DI COMPETENZA DELLA GIUNTA ALLORA BISOGNAVA RIVEDERE MOLTE COSE E TRA QUESTE ANCHE LA DELIBERA SUL PARCO NORD, APPROVATA DALL'AMMINISTRAZIONE VITALI. ANCHE SU QUESTO PUNTO ARRIVA LA RISPOSTA DI CEVENINI: "VOGLIO RICORDARE CHE LA DELIBERA SUL PARCO NORD NON ANDO' IN CONSIGLIO, MA ANDO' IN COMMISSIONE E LA' CI FU UNA DISCUSSIONE APPROFONDITA. TRA L'ALTRO LA COMMISSIONE ERA PRESIEDUTA PROPRIO DA ENZO RAISI".

(ORO/ DIRE)

16:45 13-04-01

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Bologna 27 marzo 2001

A Indro Montanelli, cittadino bolognese

Carissimo Montanelli,

sono contento di far parte di coloro che lo scorso anno accolsero, con grande piacere, la scelta del Sindaco Guazzaloca di volerLa come cittadino onorario.

In questi giorni Lei ha dimostrato, come se ce ne fosse ancora bisogno alla Sua non verdissima età, di essere un combattente, strenuo difensore delle proprie idee.

Si sente, palpabile nell’aria, in questi giorni di brutta e confusa campagna elettorale, la corsa smodata verso il carro di colui che si è definito da subito "il vincitore".

Lei ha avuto il coraggio di dire, ancora una volta, quello che pensava in modo duro, mettendo certamente in conto i fiumi di fango che le sarebbero arrivati.

Non so se si pentirà pensando a quanti, e sono convinto siano molti, ha dato spinta e motivazione per fare una battaglia che si considerava persa.

Ricordo che quando la salutai incontrandola a Bologna per sintetizzare il mio ruolo, Le dissi "sono uno di quelli che ha perso" e Lei mi rispose "io nella vita ho perso sempre".

Fu per me un incoraggiamento perché chi sceglie in libertà vince sempre. Nel mio piccolo cerco di farlo anche se questo mi è costato e mi costerà, in un panorama politico che privilegia sempre più le scelte di potere.

Ho deciso di scrivere al concittadino quando dal fango, si è giunti alle minacce.

Continui la lotta per la libertà, caro Montanelli e ogni volta che avrà tempo venga a parlare con i "ragazzi" di Piazza Maggiore che tanto la contrastarono in passato ma col rispetto dovuto ad un grande italiano.

 

La carta d’identità di Bologna

Questa settimana molti impegni di lavoro e di politica mi hanno impedito di mantenere il contatto con "il nucleo duro" degli affezionati lettori del sito.

Mi scuso e mi riprometto, seppur in forma sintetica, di essere più assiduo.

E’ stata, quella trascorsa, una settimana particolare e intensa sul piano politico.

Quando sabato scorso, assieme a Benecchi, decidemmo di scrivere una lettera aperta al Sindaco della città, valutammo che qualcuno, in particolare per le cariche istituzionali che ricopriamo, avrebbe potuto sollevare eccezioni. Oggi abbiamo avuto la certezza di aver colto nel segno: la maggioranza che governa Bologna, in particolare AN e Forza Italia, aveva l’intenzione di cambiare il volto della carta d’identità di Bologna. E’ vero che fu Rocco di Torrepadula nel novembre scorso a chiedere per primo la cancellazione della frase "nata dalla Resistenza" ma quindici giorni fa, AN Forza Italia e la lista del Sindaco dettero il loro appoggio. Se noi avessimo tenuto celato nei cassetti della commissione la proposta fino al termine dell’istruttoria sullo Statuto, questa sarebbe arrivata in Consiglio Comunale e votata. Questa è la verità. Da qui la reazione al "coperchio sollevato" sulla vicenda; sarebbe stato comodo, casomai dopo la vittoria di Berlusconi (che non è ancora scontata!), davanti ad un’opposizione frastornata dall’esito del voto, imporre il cambiamento. Bologna ha reagito immediatamente, giovani e anziani, molti elettori della lista del Sindaco, si sono ribellati imponendo agli oltranzisti una ritirata strategica. Anche il Sindaco, al quale abbiamo scritto perché riconosciamo il suo attaccamento ai valori della Resistenza, ha dovuto dire la sua in modo chiaro; stiamo alla sostanza e non importa nulla se afferma che nessuno gli ha chiesto un pronunciamento. Ma non è finita. Lunedì in Consiglio Comunale chiederemo ai 47 eletti dal popolo di esprimersi su un documento inequivocabile che troverete in altra parte del sito.

Bologna, 17 marzo 2001 Maurizio Cevenini

Il combinato disposto

In giurisprudenza capita spesso che l’associazione di due o più leggi, normative o regolamenti, che prese singolarmente non hanno alcun legame, se lette ed incrociate in un determinato contesto, portano a conclusioni impensate. Capita spesso che nei tribunali, su queste basi, si giunga a sentenze clamorose; questa procedura nel linguaggio giurisprudenziale parte da un assunto: il combinato disposto delle leggi… ecc.ecc.

Succede che ieri sullo stesso giornale vi sia una lunga e articolata intervista a Mauro Zani, segretario regionale dei DS sulla situazione politica nazionale e bolognese. Come tutti sanno il titolo dei pezzi ha una straordinaria importanza sul lettore sia perché nel corso della lettura concentra l’attenzione nella ricerca di quel passaggio, ma soprattutto perché solo un terzo dei lettori di titoli legge tutto l’articolo. Quel pezzo era titolato: "Guazzaloca, ha bisogno di noi"; nell’articolo il concetto era sviluppato in modo sostanzialmente corretto ma questo è irrilevante per le conclusioni a cui voglio arrivare. Sullo stesso giornale ma anche in altri si dava ampio risalto, in questo caso fotografico, al gruppo di amici di Guazzaloca in posa assieme al quadro consegnato in occasione del compleanno del Sindaco. Quasi tutti gli amici in posa sono stati o sono tutt’ora esponenti di primo piano del PCI prima, dei DS poi. C’è qualcosa di male? Assolutamente no, anzi se qualcuno mi avesse chiesto se volevo partecipare al gruppo per il regalo lo avrei fatto volentieri. Non è qui il problema.

I due fatti (intervista e foto di gruppo) non hanno relazione diretta tra loro, ma il combinato disposto dei due fatti ha fatto giungere molti militanti della sinistra a questa conclusione: siete ambigui, non fate opposizione.

Non è vero e lo stretto ceto politico lo sa bene. Ma a volte la contemporaneità di certi messaggi provoca effetti indesiderati.

Il combinato disposto colpisce ancora.

 

Bologna, 9 febbraio 2001

Maurizio Cevenini


Premessa: un editoriale del giornale della lista di Salizzoni attacca duramente la Regione responsabile di aver affossato il progetto di tunnel collinare (ammettono il definitivo abbandono del progetto) venendo in soccorso dei deboli diessini bolognesi……

Tunnel collinare: fosse solo questo il problema

Voglio seguire il ragionamento dell’editorialista del giornale della Lista Salizzoni "Governare Bologna" e accettare che il fallimento definitivo del progetto tunnel sia frutto della concertazione tra Ds deboli in comune che si alleano con i forti in Regione. Intanto in questo modo liberiamo la fantasia degli estensori del progetto per dedicarsi a qualche altra, altrettanto irrealizzabile, idea. Ma mi sento di porre alla lista civica, che tanto ha contribuito al rinnovamento della politica, una domanda di più ampio respiro: galoppiamo veloci verso i due anni di mandato amministrativo, avete chiaro che cosa potete o volete fare per Bologna? E’ certa e univoca la proposta della Giunta per la grande viabilità? Tra i progetti di utilizzo che si accavallano per S. Cristina, Staveco, nodo ferroviario qual è quello della Giunta? Cari amici qualcosa ve lo bloccheranno pure i PCI-PDS-DS e compagnia ma non vi pare di metterci molto del vostro nella paralisi imminente?

Bologna, 30 gennaio 2001

Maurizio Cevenini

Un sabato tra compagni

Dimmi cos'è che ci fa sentire uniti...

Inizia così una bella canzone di Antonello Venditti e poco importa se è l'inno della Roma.

Sabato scorso su richiesta del compagno Sebastiano Rizzo, grandissimo cuoco, sono stato invitato alla cena del tesseramento della storica sezione Cesari-Fantoni, nel quartiere Navile.

Mi capita di rado di essere invitato fuori dal mio quartiere di riferimento e quando avviene rappresenta per me qualcosa di particolare.

Una bella sala pulita, una cucina attrezzata, i soliti preziosi volontari, cuoche e cuochi di prim'ordine. Più di cento persone. Ai muri, senza vergogna, pezzi della nostra storia: Togliatti, Berlinguer, in un angolo nascosto anche Lenin.

Una sezione, insomma, come tante nella nostra regione ma con un calore particolare che solo chi ha creduto per anni in ciò che di pulito ha rappresentato il PCI e il suo seguito, può capire.

Il cortese segretario di sezione, forse un po' intimorito da esperienze precedenti, mi ha chiesto se parlavo per molto. L'ho rassicurato anche perchè i compagni erano già appesantiti da primi, secondi, dolci abbondanti; sono stati pochi minuti su Guazza, Bologna, le elezioni e i collegi le cui sorti, ancora una volta sono in mano a loro, a quelli che ci credono veramente. Che differenza rispetto ai freddi discorsi del Consiglio Comunale, tanto spesso autoreferenziale, e alla fine le chiacchiere con tanti che chiedevano spiegazioni e dicevano la loro, ben più informati di quanto si possa pensare. Poi tra un caffè e un amaro, l'estrazione dei premi: ho anche vinto una primula che ho regalato alla "reginetta" della serata. Una sera senza televisioni, spettacoli, computer, una sera qualunque molto simile ad altre dal dopo guerra ad oggi, purtroppo con pochi giovani.

Un altro mondo rispetto alle feste di Arcore e dintorni, ma per me una sensazione piacevole di casa . Ecco perchè sto ancora in questo partito.

29 gennaio 2001 

Maurizio Cevenini


Collegi elettorali: correranno i più forti?

Mauro Zani, segretario regionale dei DS, nel presentare le nostre iniziative per la campagna elettorale ha fatto un’affermazione importante: i più forti nei collegi difficili.

Considero rilevante questa dichiarazione ed esprimo il mio parere.

Tutti i sondaggi, in modo sfacciato e poco credibile quelli commissionati da Berlusconi, con più equilibrio altri, danno in vantaggio il Polo (non riesco a chiamarla Casa delle libertà) sull'Ulivo. Molti fattori obiettivi avvalorano questa tesi: senso di maggiore coesione attorno al capo-padrone-finanziatore, campagna promozionale più efficace, posizione di rifondazione comunista, Di Pietro ed altro ancora. Tutto questo non deve indurre l’Ulivo (mi piace meno centro-sinistra) alla rassegnazione in particolare perché sono certo che all’interno del nostro schieramento vi sono uomini ed idee più valide per una salda azione di governo. Questi cinque anni lo stanno a dimostrare anche se quattro governi diversi hanno dato il senso della frantumazione del nostro schieramento. Gara durissima quindi che si giocherà collegio per collegio; se è vero infatti che un conteggio matematico dei voti ottenuti alle regionali ci darebbe spacciati, la variabile dei collegi apre uno spiraglio che potrebbe produrre una sconfitta più ampia ma anche una vittoria. Spiego, ricollegandomi alle affermazioni di Zani.

Ogni collegio elettorale ha le dimensioni di una media città italiana, sotto i centomila abitanti; nelle forme consentite dalla legge il candidato con tutti i mezzi a disposizione può battere, palmo a palmo, il collegio sfidando l’avversario principale sui temi che gli sono più congegnali. Credo, e sotto questo profilo ritengo di non essere presuntuoso, che il nostro schieramento abbia un numero di possibili competitori più preparati di quelli messi in campo dal Partito-azienda e dai suoi alleati. Bisogna vedere se saremo in grado, nei singoli corpo a corpo di contrapporre la donna o l’uomo giusto per le caratteristiche di ogni collegio.

Perché ogni zona del paese ha caratteristiche diverse e a volte il farmacista o il leader di un comitato può essere straordinariamente più idoneo o efficace di un politico di lungo corso.

Ovviamente il ragionamento vale in particolar modo dove, sulla carta siamo spacciati, ma anche dove, seppur vincenti, la conquista di un numero maggiore di voti svolge un effetto di traino per il voto proporzionale.

Non vivo nel paese delle meraviglie e quindi capisco benissimo che il disegno generale dei candidati deve tenere conto di tutti i partiti delle coalizione che al loro interno hanno problemi di genere, di aree, di sensibilità…..ecc. ecc.

Però, essendoci complicati la vita con gli errori di questi ultimi anni, dobbiamo avere tutti la consapevolezza che solo con un impegno straordinario si può correre per vincere. Se ogni partito o gruppo si limita a garantire i collegi sicuri ai propri generali la sconfitta è certa.

 

Bologna, 25 gennaio 2001

Maurizio Cevenini


Ancora sull’Election Day

Il tema dell’Election Day- in italiano giorno elettorale - tiene banco nel dibattito politico. In questa pagina vorrei sottolineare l’aspetto che a mio avviso è determinante per sostenere la necessità dell’accorpamento elettorale. Le due posizioni che si confrontano hanno due principali motivazioni: l’Ulivo sostiene la motivazione del risparmio economico (circa 500 miliardi) ed del risparmio di ore perse per la didattica nelle scuole, il Polo ipotizza la possibilità di confusione (Berlusconi si è lanciato parlando persino di brogli) degli elettori davanti a troppe schede. In ognuna di queste posizioni ci sono elementi di verità che il governo, unico deputato a decidere deve considerare. Ma io mi sento di aggiungere l’elemento più importante: premesso e dato per scontato che non si può votare a distanza di poche settimane; prescindendo da chi vincerà le politiche; nei sei mesi di distacco tra elezioni politiche e amministrative, chi governerà le città, in particolare le grandi città? I Sindaci uscenti, se candidati, si occuperanno solo di salvaguardare la propria immagine e saranno impegnati a pensare al proprio futuro. In mezzo i partiti, che svolgeranno quell’azione di posizionamento elettorale, che significa totale paralisi. Possiamo permettercelo a Roma, Milano, Napoli, Torino? Assolutamente no.

Bologna, 29 gennaio 2001

 

Maurizio Cevenini


Un Paese civile vota una volta all’anno

Sono in corso trattative tra gli schieramenti per decidere se elezioni politiche e amministrative devono essere svolte nello stesso giorno.

Sono profondamente convinto che uno degli elementi, certamente non il principale, che hanno allontanato dalla politica molti italiani sia stata la chiamata frenetica al voto.

Il voto è la massima espressione della democrazia abusarne è grave in particolare quando avviene che: un referendum venga furbescamente modificato con una legge successiva; si vota per una coalizione e dopo un anno questa crolla e via di casi italiani.

Il governo dell’Ulivo ha voluto una legge che accorpa, in un solo giorno, le scadenze elettorali cerchiamo di essere coerenti.

Bologna, 25 gennaio 2001

Maurizio Cevenini


 

LOCAT E "FIORENTINA"

E' di ieri la notizia che il Procuratore di Bologna Luigi Persico ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta avviata sul ruolo di vice Presidente della società finanziaria Locat ricoperto dal Sindaco di Bologna.

Ho appreso con soddisfazione che il Procuratore ha tratto spunto per queste conclusioni, anche dal testo del mio intervento in consiglio comunale nel quale parlavo di inopportunità politica di tale incarico, senza che ciò avesse alcuna rilevanza giuridica.

Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che l'avversario poltico lo si contrasta con le idee e le proposte ed il giudizio finale è in mano agli elettori.

Giudico meschino, quindi, trovare scorciatoie legate a cavilli formali o giuridici.

Per me il "caso Locat" non è stato nè l'uno nè l'altro: Guazzaloca, per ciò che mi riguarda, è uomo onesto e capace; ho ritenuto, e ritengo tutt'ora, che il Sindaco di una grande città non dovrebbe avere, sul piano dell'opportunità politica, incarichi in società di rilievo. Non tanto per non cadere in favoritismi e azioni illegittime, ma per non essere costretto, troppo spesso, ad agire valutando ogni volta la compatibilità dell'iniziativa.

E sono certo che Giorgio Guazzaloca, Presidente dell'Associazione macellai, ne avrebbe molte da dire, in questi giorni, sull'abolizione dell'amata fiorentina, facendo lezione a qualche incompetente in materia, ma deve muoversi con equilibrio, a volte trattenersi, quando deve decidere le sorti delle mense comunali.

Ne parlo volentieri perchè troppo spesso mi trovo io stesso, non per aspetti formali ma appunto per opportunità politica, a tacere sul tema della sanità, che più conosco essendo legato alla mia professione, anche quando ne parlano incompetenti-compatibili.

Rispondo quindi, in questo mio spazio libero, a coloro che non avevano capito nulla della mia azione sulla vicenda Locat.

Le parole di Persico, senza presunzione, sono il riconoscimento alla trasparenza dell'azione politica e la sconfitta di chi la vuole ridurre a scontro di tribunale.

Ribadisco che spetta al Sindaco la valutazione di opportunità.

Bologna, 21 gennaio 2001

Maurizio Cevenini

NESSUNA VERGOGNA

Ottant'anni fa, a Livorno, nasceva il Partito Comunista Italiano.

Io mi iscrissi a quel Partito nel 1974; non ero a conoscenza dei danni devastanti che il comunismo stava praticando nel mondo. Davanti a me, in Italia, vedevo tanti militanti che strappando al riposo, alle famiglie tempo prezioso lavoravano per diffondere un giornale, fare feste dell'Unità, contribuire alla difesa della tanto amata libertà. Nessuno di coloro che frequentavo in quegli anni credeva alla dittatura del proletariato ma allo sviluppo del proprio Paese.

A tutti i comunisti italiani che in questi anni, con il proprio lavoro onesto, hanno radicato la democrazia in Italia va il mio ringraziamento, senza vergogna.

Bologna, 21 gennaio 2001

Maurizio Cevenini


1 gennaio 2001

 

Non sono Umberto Veronesi, non sono Walter Veltroni, non sono Beppe Signori. Sono Maurizio Cevenini, sostanzialmente uno sconosciuto che, con sfrontatezza, mette in circolazione un sito con il proprio nome.

Non a caso ho indicato in apertura tre personaggi noti, tre amici, che frequentano il mondo dei miei interessi professionali e di svago.

La storia completa si può leggere qui a fianco ma la sostanza è che, per la prima volta, ho provato una limitazione alla libertà, alla circolazione delle idee. Forse sono stato abituato troppo bene o troppo male ma in questi anni ho fatto e detto solo ciò che sentivo e, pur perdendo treni importanti, ho respirato aria pulita. Quel giorno per pochi minuti mi sono sentito solo, mi è mancata l'aria.

Tra i tanti, non tantissimi, che mi hanno espresso solidarietà mi è giunto un regalo bellissimo, questo sito; l'idea è di una cara amica che firma, come autrice, queste pagine senza la consulenza di Bill Gates.

Ho pensato alle ripercussioni di questa iniziativa, soprattutto se lo leggerà accidentalmente qualcuno oltre me e l'autrice, ma ha prevalso l'idea che su questo contenitore nessuno potrà sollevare eccezioni di incompatibilità. Uno spazio libero, un diario dove scrivere di politica, di sanità, di calcio, di Bologna, di ciò che voglio.

A quarantasei anni ho deciso di non cambiare; io, come dovrebbero fare tutti, utilizzerò tutti gli spazi liberi a disposizione per comunicare.

Il mio editore (quella di cui sopra) mi ha consigliato di mettere un numeratore, così sapremo se qualcuno, come succede per strada quando si imbocca un vicolo sbagliato, inavvertitamente ci ha letto.

A questi viandanti spaesati chiedo umilmente scusa invitandoli a leggere, con un sorriso, lo sfogo di un solitario che ama la compagnia.

Maurizio Cevenini

 

Congresso DS prima tappa di avvicinamento al partito dell’Ulivo

In Comune subito il gruppo unico dell’Ulivo

Per prima cosa occorre dire che questo Congresso non ha raggiunto con i suoi messaggi la gente.

Mozioni e progetto 2000, lunghi e poco accattivanti, sono stati oggetto di discussione solo tra i politici. Gli stessi delegati non hanno letto tutti i testi.

La mozione Veltroni contiene l’unico progetto credibile per la presenza di una sinistra di governo nel nostro Paese, dall’altra parte si propone una sinistra orgogliosa che ha scritto un testo pieno di affermazioni che toccano i cuori ma che conducono all’isolamento. La sinistra in Italia non supera mai il 35%.

Da qui voglio partire per indicare alcuni punti fermi della nostra strategia politica futura.

La scelta bipolare è irreversibile, da qui è la nata la vera novità del panorama politico italiano: l’Ulivo.

Basta scorrere la storia degli ultimi anni.

1996 – vinciamo le elezioni con una schiacciante minoranza, è giusto ricordare che la somma dei voti, in senso stretto, aveva assegnato la maggioranza al centro destra. Evidentemente, ha vinto l’idea di coalizione nei singoli Collegi, anche se fu determinante l’isolamento della "Lega".

1997 – primo attacco demagogico di Bertinotti con le 35 ore, scende in piazza il popolo dell’Ulivo; per la prima volta le piazze si riempiono non solo di militanti dei partiti.

1998 – in maggio entriamo nell’Euro e per la prima volta tutti i sondaggi danno all’Ulivo il 51% con il Pds in grande ripresa; scatta l’agguato di Bertinotti che non dovremo mai dimenticare. D’Alema diventa Presidente per necessità.

E qui subiamo una profonda crisi, anche se il Governo ha lavorato bene. Le speranza legate all’Ulivo si affievoliscono anche sotto le mazzate di alleati strumentali come Cossiga.

1999 – abbiamo perso, anche per scarso impegno di parte del nostro partito, l’appuntamento referendario che avrebbe portato un colpo decisivo a Berlusconi.

Io credo che la sconfitta di Bologna sia legata strettamente all’interruzione del cammino dell’Ulivo.

Le altre motivazioni locali restano tutte ma non sarebbero state sufficienti con Romano Prodi al Governo. La nascita dell’Asinello è stata determinante nel dare il segno della disgregazione.

Naturalmente i compagni di Rifondazione che sbagliano sempre hanno dato un bel colpo alla situazione politica. Piccolo esempio: essendo stati gli unici a votare contro il voto agli italiani all’estero, i "Rifondatori" hanno dato il messaggio che a sinistra si rifiuta questo diritto e sai quanti voti ci daranno……

E arriviamo al collegio 12. Concordo con Zani: nessun trionfalismo ma il dato oggettivo è che nella prima elezione, dopo quella del giugno scorso, la maggioranza dei bolognesi premia il centro sinistra.

E qui sta il punto: vince l’Ulivo, la coalizione.

Non sono sicuro che un voto proporzionale ci avrebbe premiato allo stesso modo e per questo, anche se so che sarà un percorso lungo e difficile il nostro impegno si dovrà sviluppare per il superamento degli attuali partiti e per la costituzione di una grande coalizione strutturata.

Le differenze e le sensibilità avranno spazio all’interno, ma giudico riduttivo avere l’obiettivo modesto di far parte di una componente di un partito al 17-20%; per questo non sarò mai organico a nessuna nostra corrente.

Su Bologna. Anche qui concordo con Zani, siamo ancora lontani dal recupero di credibilità. Non dobbiamo farci prendere dalla bramosia di un'opposizione ottusa e irresponsabile. In 5 mesi stanno già manifestandosi ampiamente le contraddizioni nella maggioranza. Salizzoni, Forza Italia, AN, strattonano il Sindaco e chiedono a gran voce discontinuità.

Su questo li attenderemo, ma con l’orecchio rivolto ai bolognesi che devono ricominciare a guardarci con simpatia. In particolare, i giovani che stanno con "Guazza" devono individuarci come interlocutori, anche perché usciti dal nostro castello di chiacchiere vuoto facciamo vedere che la politica può essere patrimonio delle persone normali.

Concludo con un appello anche da questa autorevole sede: è maturo il tempo a Roma e in particolare a Bologna per la costituzione del gruppo unico dell’Ulivo in Parlamento e a Palazzo d’Accursio; anche gli atti simbolici hanno un significato politico e la politica diventa più chiara se rappresenta le reali tendenze aggregative in atto nel Paese, soprattutto quando vengono palesemente proposte dagli stessi elettori. In una parola: con L’Ulivo si vince, da soli no.

 

Bologna, 3 dicembre 1999 Maurizio Cevenini

 

IL PALAZZO DI VETRO

Il tema è particolarmente ostico. Non tanto per l’argomento e l'esposizione. Ciò che a mio parere appare chiaro è come il legislatore, in un decennio, abbia voluto completare il lungo cammino, avviato con la 142/90, di distacco tra la gestione politico-amministrativa diretta (di fatto, i gestori erano assessori, direttore generale dell'assessorato, presidente di commissioni d'appalto, mediatore sociale) e apparato amministrativo che rivendica sempre più autonomia, spesso a ragione, sullo strumento giuridico, che maneggia meglio; con ciò distogliendo il politico da una scelta di governo che a volte vuole forzare le regole.

Parliamo di Comuni e quindi appare di straordinaria importanza il fatto che l'assessore, non più consigliere, quindi spogliato del consenso popolare si presenti ancora più debole nei confronti del dirigente-funzionario-apparato, nucleo omogeneo di settore.

Seguendo la traccia di questo ragionamento, e senza illusioni sul difficile momento della politica, giungerò alla conclusione che il Palazzo di vetro, che come obiettivo dovrebbe essere un auspicio, che con il concorso degli attori primari si deve rendere concreto, a mio parere segnala la gran fragilità del vetro della nostra istituzione Comune.

Spero di potermi spiegare.

Con le mie osservazioni voglio lasciare un interrogativo che può ribaltare il comune pensare su questi dieci anni di grandi innovazioni.

Erano più bravi gli amministratori degli anni 60, 70, 80? E' una china irreversibile? M’interessa parlare di Bologna anche se, valutando di qualche fondamento il mio ragionamento, può valere per altre amministrazioni del nostro Paese.

Spingo fino in fondo la provocazione: era meglio il Cenerini (pseudonimo o nome di battaglia, politica naturalmente, che ho assunto da quando il Sindaco ha voluto storpiare il mio nome) di Dozza o il Vandelli di molti anni dopo? Non cito assessori di Guazzaloca perché sarei spinto ad essere fazioso.

Quegli uomini e quelle giunte avevano maggiore autorevolezza: non ho la minima incertezza su questo; ma il motivo è legato al sistema che, partendo da presupposti sacrosanti, sta segnando fortemente i suoi limiti.

In questi anni parallelamente è cresciuto fortemente il potere del Sindaco (primo degli eletti) e della sua Giunta nessun eletto o se eletto dimissionario, e sono calati i poteri del Consiglio, tutto composto da eletti e quindi teoricamente rappresentati riconosciuti da cittadini o da gruppi di essi.

Nel massimo splendore della stabilità di governo, ricordo giustamente il fatto che per la seconda volta a Bologna si elegge direttamente il Sindaco e la sua maggioranza ha la saldezza del 60% dei consiglieri che lo sostiene. Quindi in pratica è impossibile una crisi, sempre in agguato negli anni della mediazione proporzionale e politica.

Proprio in questo momento di fulgore, dicevo, la politica come rappresentanza e mediazione d’interessi legittimi dei cittadini tocca il livello più basso.

I cittadini, chiusa la fase di campagna elettorale (due mesi d’attivismo di 500-600 candidati più i partiti in affanno), cercano altre forme di rappresentanza più efficaci: i comitati e le associazioni.

Il consigliere, raramente quello di riferimento, viene utilizzato come strumento episodico di agitazione politica; tristemente poco importa se di maggioranza o di opposizione, importante è che sia efficace nel particolare. E allora assistiamo al triste scambio di ruoli: significativa e di straordinaria attualità la vicenda della cabina Enel dei Giardini Margherita.

Paradossalmente, questo avviene fuori dagli strumenti classici della partecipazione a partire dai quartieri; i comitati nascono sì nei quartieri ma sono completamente estranei ai quartieri-istituzione ed ai suoi 180 eletti a suffragio diretto.

I cittadini insomma non si riconoscono nella rappresentanza ed in parte ciò è legato alla guida di pochi (sindaco) lontani dal rapporto diretto.

E allora prevalgono altre forme di dialogo sempre più specialistiche e particolari. Divengono leader avvocati che guidano microbattaglie giuridiche. Emblematico il movimento nato dal comitato antistazione (referendum), che, se non fosse avvenuta la discesa in campo di Guazzaloca, credibile se per un voto fosse rimasto alla Camera di Commercio con qualche vantaggio anche per noi, sarebbe divenuto prima forza di opposizione in consiglio comunale.

Esempio nella sanità dove lavoro: fino a dieci anni fa il medico è supremo protagonista nel campo della salute; l'evoluzione tecnologica in questi ultimi anni è superiore ai ritmi dei cento anni precedenti, si lavora in totale sicurezza ma aumentano spaventosamente i contenziosi. Nella patria dell'evoluzione tecnologica, gli Stati Uniti, ogni medico ha mediamente 10 contenziosi annui.

Il paragone è ardito ma non troppo; anche la pubblica amministrazione ha sviluppato e snellito le sue procedure, pensiamo ad un esempio per tutti, archiviazione e protocollazione.

Eppure la macchina s’inceppa e soprattutto la volontà politica, espressa nei programmi elettorali, non si concretizza;

Perché il politico e il burocrate, non più legati da fede ideologica (che non neghiamolo ha fatto da collante straordinario nello sviluppo a rete della città negli anni dei grandi amministratori) si sfidano quotidianamente, in modo sottile e subdolo a scapito delle realizzazioni. Il cittadino, non in quanto partecipante, ma normalmente in veste di parte lesa e contraddittore, si lega all'uno o all'altro, rallentando o mediando sul piano delle soluzioni.

In questo contesto l’articolo 3 della legge 265/99 riscrive integralmente l’articolo 6 della legge 142/90 apportando notevoli differenze sul tema della partecipazione e dei referendum.

Viene data grande spinta alle libere forme associative che non sono più viste come aggregazione di cittadini di quella città ma come organizzazioni popolari che possono anche raccogliere istanze più vaste di cittadini non residenti (esempio studenti fuori sede).

Le modifiche di statuto imposte devono garantire inoltre il tempestivo esame delle istanze, petizioni, proposte.

Per arrivare al tema del referendum abrogativo sul quale, da convinto assertore del sistema maggioritario, scottato dall’ultimo esito referendario che costerà caro alla sinistra (ma questo è un altro film), esprimo tutto il mio scetticismo.

Da un lato il referendum da obbligatorio diventa facoltativo, in precedenza la norma prevedeva referendum consultivi, ora scrive che possono essere previsti referendum, dietro presentazione di congruo numero di firme.

Eliminando l’obbligatorietà, la 265 apre la possibilità di introdurre il referendum abrogativo, che certamente, in linea teorica, apre molto sul piano della partecipazione, soprattutto se può toccare temi decisivi nelle scelte amministrative: penso i piani regolatori o del commercio e regolamenti.

Ma sono dubbioso sul fatto che le amministrazioni non porranno vincoli severi, limitando fortemente i campi di intervento.

Per la riuscita di un referendum occorrono temi di grande richiamo, pubblicizzati dai media e non pare ci siano i presupposti.

Comunque vedremo.

Riprendendo le considerazioni d'avvio, il Sindaco eletto direttamente assume un potere enorme, che esercita attraverso la giunta che sceglie e può revocare; al consiglio e alle sue derivazioni rimane il ruolo importante, ma difficile da tradurre, di indirizzo e controllo.

In questo contesto si inserisce il rapporto maggioranza-minoranza nell’assemblea degli eletti e il collegamento con la città: petizioni e udienze conoscitive, istruttoria pubblica.

La prima vittoria delle minoranze nel Comune di Bologna, il Consiglio che si emancipa dal Sindaco-padrone è proprio l'istruttoria pubblica sul multimediale, forse episodio unico, vista la prevista bocciatura sugli immigrati.

L’istruttoria è il rapporto senza rete con aree vaste di attività nella città, che vengono in consiglio comunale a portare idee e contributi.

Colgo l’occasione anche qui per sollecitare un’ampia partecipazione con progetti e idee che rompano il muro di isolamento che pare voler caratterizzare la Giunta Guazzaloca.

Altro interrogativo: la concertazione sulla grande pianificazione territoriale, sulle grandi opere può svilupparsi tra maggioranza e opposizione. La mediazione con la società dove si svolge?

C'è consapevolezza che a Bologna senza un rapporto con le altre istituzioni, provincia e regione, ma anche tra maggioranza e opposizione non si accelera il processo di crescita della città?

Prevale la lentezza avvolgente del Sindaco Guazzaloca che può avere buona tenuta nel rapporto quotidiano, ma rallenta Bologna.

E qui ricordo al Sindaco che il costante discredito delle altre istanze elette (50% di Bologna) è negativo per l'intero Palazzo, opacizza il vetro; "lasciatemi lavorare voi fate chiacchiere..."

Quale conclusione: ripongo qualche speranza nelle associazioni, Nuovamente tra queste, per costruire, con il contributo di competenze, una reale alternativa di governo alla guida avvolgente e soporifera di Guazzaloca.

Per condizioni oggettive non è sufficiente l’azione interna dei gruppi consiliari di opposizione e anche i partiti, che rispetto pienamente facendone parte, non hanno al momento la spinta giusta per scuotere il cittadino elettore.

Purtroppo è illusorio pensare che il movimentismo su episodi sia percepito come alternativa credibile di governo; il rito assolutamente ineludibile degli interventi di inizio seduta e delle domande di attualità se non mordono realmente sulle scelte decisive portano acqua al Sindaco temporeggiatore e abile.

 

Bologna, 21 novembre 2000 

 

MAURIZIO CEVENINI